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L’addio definitivo di Tirrenia a Napoli. Palazzo Sirignano sarà un hotel a 5 stelle

Economia | 8 Febbraio 2021

Tirrenia Napoli chiude. La Compagnia Italiana di Navigazione (CIN) ha comunicato nei giorni ai sindacati, nel corso di un incontro, la definitva chiusura della sede amministrativa partenopea domenica 28 febbraio, giorno della scadenza della Convenzione di Stato sulla continuità territoriale, che non verrà prorogata ma, probabilmente, scorporata in una serie di gare.

I dipendenti coinvolti sono circa 40, di cui una quindicina over 60 che probabilmente – decisioni da prendere nelle prossime settimane – andranno verso il pensionamento anticipato. «È un grosso rammarico la chiusura della sede di Napoli, che ha fatto la storia di questa azienda», è stato il commento di Raffaele Formisano, segretario regionale Fit-Cisl.

A Livorno la sede amministrativa dell’Ex Tirrenia

Dalla lettura del verbale di incontro, CIN spiega di aver ottenuto il 25 novembre  il decreto di autorizzazione del Tribunale di Milano che gli permette di procedere alla dismissione della storica sede di Rione Sirignano e al trasferimento delle risorse a Livorno, prossima sede amministrativa della ex Tirrenia.

In questa fase di transizione, tra la chiusura della sede e la delocalizzazione del personale, i sindacati chiedono il ricorso allo smart working, da rafforzare tramite l’utilizzo del fondo Solimare, e in generale l’utilizzo di ammortizzatori sociali per la risoluzione dei contratti di lavoro. Formisano riferisce che l’azienda è disponibile ad incentivare forme di assistenza sociale come il pensionamento anticipato o l’indennità NASPI, previo confronto con i commissari (CIN-Tirrenia è in amministrazione straordinaria).

I rappresentanti sindacali hanno confermato la loro ferma contrarietà alla chiusura della sede amministrativa di Napoli, chiedendo alla società di valutare il ricorso nella misura più ampia possibile: allo smart working, come già consentito dalla Società negli ultimi mesì nel rispetto delle disposizioni governative per il contenimento della diffusione del Covid-19; Inoltre gli incentivi alla risoluzione del rapporto di lavoro (comma 3 dell’art. 14 del D.L. n. 104/2020) che consente di definire con accordo collettivo aziendale) limitatamente ai lavoratori che aderiscono, su base volontaria, a tale accordo

Palazzo Sirignano primo palazzo lungo la Riviera

Palazzo Sirignano u il primo edificio ad essere eretto lungo la Riviera: fu edificato nel XVI secolo, per desiderio del marchese della Valle Siciliana Ferdinando Alarcon, un generale spagnolo al servizio di Carlo V, assurto a grandi ricchezze e grandi onori nonché presunto amante della regina Giovanna d’Aragona; a quel periodo risale la sua parte più antica, la torre di vedetta all’angolo orientale. Venne completato nel corso del Seicento con l’abbellimento delle stanze.

Il passaggio alla famiglia dei Caracciolo di Torella

In seguito al matrimonio di Beatrice Alarcón y Mendoza, marchesa della Valle Siciliana, con Giuseppe Caracciolo, VI principe di Torella il palazzo passò alla famiglia dei Caracciolo di Torella. Nel 1815 fu completamente rinnovato da Antonio Annito; mentre nel 1838 fu acquistato dal Principe Leopoldo delle Due Sicilie, Conte di Siracusa (noto per le sue idee liberali). Questi commissionò all’architetto Fausto Niccolini (figlio di Antonio Niccolini) il riammodernamento del palazzo, destinato a diventare il luogo di ritrovo degli aristocratici napoletani di tendenze progressiste. Annessi alla proprietà vi erano allora circa quattordicimila metri quadrati di parco, all’interno del quale era stato costruito un piccolo teatro ove il conte di Siracusa organizzava recite e rappresentazioni.

Nel 1860 fu acquistato dal barone Compagna: poi la vendita ai Caravita di Sirignano

Dopo il 1860, l’edificio fu acquistato dal barone Luigi Compagna, che lo destinò a residenza di famiglia fino alla fine del XIX secolo, quando il figlio del barone Luigi, il senatore Francesco Compagna, lo alienò al principe Giuseppe Caravita di Sirignano, il quale lo trasformò su progetto dell’ingegnere Ettore Vitale, dotandolo di una seconda torre a scarpata, simmetrica a quella antica; lottizzò poi il grande parco per costruirvi degli enormi edifici.

Nel 1889 ospitava la Società Napoletana degli Artisti

Il palazzo Caravita di Sirignano ospitò nel 1889 la Società Napoletana degli Artisti (Museo Giuseppe Caravita Principe di Sirignano) e fu anche abitazione del conte de Marzi, Placido de Sangro, che donò al Museo della Floridiana la preziosa raccolta di porcellane e di uno dei nipoti del cardinale Sisto Riario Sforza, il duca Nicola, nei cui saloni si ammiravano gli splendidi arazzi di Casa Doria con la raffigurazione delle Quattro Stagioni.

Dal 1937 il palazzo è sede della compagnia di navigazione Tirrenia

E’ dal 1937 che il palazzo è diventato sede della compagnia di navigazione Tirrenia. Il 21 dicembre del 1936, in seguito alla fondazione di Finmare e del relativo progetto di razionalizzazione dei servizi marittimi da parte dello Stato Italiano, nasce a Napoli Tirrenia Società Anonima di Navigazione. Il compito iniziale è quello di offrire servizi di trasporto merci e passeggeri nelle aree del Tirreno, del Nord Africa e del Mediterraneo occidentale, utilizzando una flotta composta da 55 unità, provenienti dalle flotte di preesistenti società di navigazione. E’ stata dunque una società pubblica fino al 1992, quando iniziò il processo di privatizzazione imposto dall’Europa delle “Flotte di Stato”. Dopo la privatizzazione delle società di trasporto di massa Almare e Sidermar e dopo la privatizzazione delle società di Linea Italia e Lloyd Triestino, dal novembre 2008 il Governo Berlusconi IV diede inizio alle procedure per la privatizzazione della Tirrenia, nel corso delle quali, la gara per l’acquisto, veniva vinta nel maggio 2011 dalla Compagnia Italiana di Navigazione, composta da Gruppo Grimaldi, Moby Lines e Marinvest. La gara in un primo momento veniva bocciata dall’Antitrust europea. Nell’aprile 2012 la nuova CIN, facente capo all’armatore Vincenzo Onorato assieme ad altri investitori privati, si aggiudicò definitivamente l’azienda di Stato. Il nome della società cambiò in Tirrenia – Compagnia Italiana di Navigazione ed il nuovo azionista avviò una ristrutturazione aziendale ed un lieve rinnovamento della flotta. Delocalizzando la sede da Napoli. Una delocalizzazione grave, per i sindacati. “Significa privare la città di Napoli di un importante attore economico per le attività del porto con riflessi sull’indotto (riparatori e forniture navali, servizi portuali, etc.), dismettere parte della flotta e contrarre i servizi marittimi espletati da oltre ottanta anni, che si tradurrà nella messa a terra oltre 1000 marittimi, oltre i gravi riflessi economici che si avranno sui porti sin qui serviti da Tirrenia, sull’economia delle isole maggiori e il diritto alla mobilità delle popolazioni isolane” ha spiegato ad esempio in merito Usb.

La vendita di palazzo Sirignano

Nel 2017 Palazzo Sirignano, invece, è stato acquistato dall’imprenditore napoletano Nunzio Colella amministratore delegato del Gruppo Capri, proprietario dei marchi Alcott e Gutteridge, con l’intenzione di trasformarlo in hotel di lusso a 5 stelle, con circa 100 camere.

Attualmente infatti la storica dimora è interessata dai lavori esterni che dovrebbero essere conclusi entro l’estate, mentre per la realizzazione dell’intero progetto ci vorranno circa 2 anni.

L’Hotel di lusso si estenderà su una superficie di circa 17 mila metri quadrati e sarà costituito da cento camere e 2 suite extralusso, una da 50 e una da 200 metri quadrati.

Il palazzo esponeva nelle sue sale un’originale collezione d’arte dedicata al tema del mare, di cui però non sappiamo quale sarà il destino. Le opere, tra cui figurano dipinti, sculture, e arazzi per lo più del tardo ‘800 e ‘900, erano un tempo esposte nei saloni dei grandi transatlantici. Tra i capolavori dell’arte contemporanea, una Composizione di Mario Sironi del 1948 con figurazioni allusive alla vita sul mare, un gruppo di opere di Savinio, e la scultura del Ritorno di Ulisse di Emilio Greco, le cui linee pure ed essenziali rendono omaggio all’arte greca.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 8 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 8 Febbraio 2021

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