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L’ADDIO

I pizzaioli di Napoli in lutto: se ne va Don Vincenzo Capasso, il decano della pizza

Identità | 8 Novembre 2019

E’ un giorno di lutto profondo per i pizzaioli di Napoli. Ci ha lasciati Don Vincenzo Capasso, il decano dei pizzaioli. Oggi la Pizzeria Capasso a Porta San Gennaro 1847 che animava da sempre è chiusa per lutto.

Per i suoi 90 anni,  pochi mesi fa, era stata grande festa intorno a lui: Don Vincenzo si era messo al banco e aveva deciso di fare lui un regalo ai suoi clienti: pizze a portafoglio per tutti, come segno di gratitudine verso la vita, che gli ha permesso di svolgere il lavoro più bello del mondo.

Generazioni intere sono cresciute sotto la sua egida: Vincenzo è il papa di Gianni e il nonno di Vincenzo Paolo e di Enrico Lombardi, altro storico pizzaiolo partenopeo che ha con il cugino Carlo Alberto una pizzeria centenaria anche lui, a pochi passi, a via Foria. Ma i legami sono tanti perché a Napoli tutti i pizzaioli storici sono in qualche modo collegati…

Aveva iniziato a sette anni a lavorare la pizza, nella pizzeria fondata dalla famiglia della mamma nel 1847, insieme ai due suoi fratelli Antonio e Peppino. Don Vincenzo era il più piccolo. Perché parliamo di famiglie che lavorano gli impasti da sette generazioni, famiglie che vendevano le pizze in giro per la città con “o turtaniello” in testa a un soldo o due soldi. Quando la pizza si pagava dopo 8 giorni e per questo era chiamata la pizza “oggi a 8”.

Un uomo che ha portato avanti la pizzeria anche negli anni dell’occupazione tedesca. Mancava la farina, mancava il pane, mancava la voglia di farcela. Non mancava l’intraprendenza degli scugnizzi, che prendevano d’assalto i camion dei Nazisti che partivano dal museo diretti alla fine di Via Foria. E qui, scalzi, senza farsi scoprire, rubavano i sacchi di farina e li distribuivano alle Pizzerie della zona, tra cui quella di Porta San Gennaro.

Nei mesi scorsi la nostra Valentina Castellano aveva raccontato invece la storia di questa pizzeria Centenaria, luogo storico per qualsiasi napoletano (qui c’è una targa dell’800 “Pizze Fritte”, tutelata dalla soprintendenza), intervistando suo figlio Gianni che oggi ne raccoglie il testimone. 

“Ogni pizzaiolo è come un sarto – raccontò nel giugno scorso, per i suoi 90 anni, Don Vincenzo – Ogni volta che si prepara l’impasto è come se fosse una camicia: è su misura. La pasta viene fatta a seconda del tempo: se fa freddo, se fa caldo, se la giornata è umida. Quando entrava un cliente affezionato mi chiedeva: “Don Vincè com’è ‘a pasta oggi, “calò” o “scacà”? Che voleva dire se era cresciuta bene o no…”.

Ai giornalisti aveva confessato candidamente: “Ma io ce l’ho nel sangue e nelle mani fare la pizza”. A 90 anni di cui 83 passati a impastare, non c’era dubbio che lui, Don Vincenzo, fosse il decano in ogni senso, il capostipite del bancone, dell’impasto: il testimone di questa nostra storia bellissima fatta di farina acqua e passione.

I funerali di Don Vincenzo Capasso si svolgeranno domani, sabato 9 novembre, nella Chiesa di Porta San Gennaro alle ore 10.

Alle famiglie Capasso e Lombardi giungano le condoglianze più sentite della redazione di Identità Insorgenti.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 8 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Novembre 2019

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