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L’ADDIO

Napoli è più triste: se ne va Alfredo Cerruti, l’ultimo degli Squallor

Musica | 18 Ottobre 2020

E’ morto Alfredo Cerruti, produttore discografico, attore, autore tv, ma soprattutto è stato il fondatore e la voce degli Squallor, il gruppo fondato insieme a Bigazzi, Pace e Savio. A lui si associano le risate di diverse generazioni non solo di Napoletani: era lui la voce querula di Pierpaolo di tanti album demenziali che hanno accompagnato tante serate giovanili.

Cerruti era nato a Napoli il 28 giugno 1942 ed era molto noto negli ambienti dello spettacolo specie degli anni ’70 e ’80, aveva avuto anche una relazione con Mina a metà degli anni ’70, era stato, specie con Renzo Arbore, anche un apprezzato, ironico autore televisivo. Con Arbore aveva collaborato tra l’altro ai testi di Indietro Tutta! ed era stato voce del professor Pisapia e una delle due voci dello sketch Volante 1 a Volante 2 (l’altro Arnaldo Santoro).  Aveva poi firmato insieme ad altri le edizioni 1998-1999 e 1999-2000 di Domenica in.

A dare la notizia questa mattina su Facebook l’amico Natalino Candido sulla pagina fan club dedicata all’artista.

Sono Alfredo Cerruti, ex discografico di successo, voce narrante degli Squallor e uomo fondamentalmente assai felice. Non covo invidie, non ho rancori, non ho neanche un cazzo di minuscolo rimpianto e non concedo interviste dal ’79“. aveva detto in una rarissima intervista al quotidiano “Il Fatto”.

Cerruti ha attraversato la musica italiana alla testa della Cbs, della Cgd e della Ricordi. Direttore artistico, mentore, talent scout, autore in memorabili programmi radiotelevisivi e coscienza ironica di un microcosmo abituato a prendersi troppo sul serio, per tutta la vita ha regalato allegria.

Dal 1969 con i colleghi come Daniele Pace, Totò Savio e Giancarlo Bigazzi, Cerruti inventò gli Squallor: un  gruppo anomalo che pur non essendo mai apparso in pubblico e avendo subito la ciclica censura delle radio, pubblicò trentacinque album, ispirò due film e, fondendo satira allo stato puro e turpiloquio senza freni, segnò il costume dell’epoca dipingendo indelebili quadri di assoluto non-sense.

“Si creò una comunità di insospettabili che superava il conformismo – racconta ancora Cerruti al fatto – e sembrava capire il senso del nostro esperimento di non prenderci sul serio, di ribaltare le consuetudini, di esagerare consapevolmente, di usare una volgarità apparente per dire qualcos’altro.. Quando con il secondo disco vendemmo settantamila copie intuimmo che il nostro passatempo non era più soltanto un hobby a cui dedicarsi nei ritagli di tempo. Nell’Italia bigotta dell’epoca la libertà di espressione mancava come l’aria: in ambito musicale si temevano persino arie ingenue come “Far l’amore con te” di Gianni Nazzaro e in politica andava anche peggio”.

Nell’Italia degli anni 80 accadde poi che – mentre negli Usa  si registrava il brano We are the World, scritto da Michael Jackson e Lionel Richie, prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo l’esempio della Band Aid di Do They Know It’s Christmas? che raccolse 50 milioni di dollari  per l’Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia, gli Squallor – incidessero Usa for Italy, che divenne un successo nazionale (così come l’album che lo includeva, Tocca l’Albicocca). Fu questo il maggior successo commerciale degli Squallor. E anche il pezzo più “meridionale” del gruppo che ha accompagnato molte nostre vite

Caro Michael Jackson, tu che mandi i soldi in Africa,
Perché la speranza torni a vivere,
Ricordati di noi che stiamo a Napoli
E un disco faccelo anche per noi

E poi, mandaci i danari
Tanti danari e siamo pari
E se tu vuoi mandali anche a Bari
E a tutti i meridionali for Italy

Ciao Pierpaolo.

Lucilla Parlato

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 18 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Ottobre 2020

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