venerdì 23 agosto 2019
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L’ADDIO

Napoli, orfana, dà l’ultimo saluto al professor Bellavista

NapoliCapitale | 20 Luglio 2019

Una Napoli variegata e commossa ha salutato questa mattina a Santa Chiara il suo professor Bellavista.

La scomparsa di Luciano De Crescenzo è un colpo alla cultura meridionale, napoletana in particolare. Nato a Napoli nel quartiere San Ferdinando, a Santa Lucia, il 20 agosto del 1928 e storico compagno di scuola di Carlo Pedersoli (Bud Spencer), dopo mille lavori (tra cui quello nella ditta di guanti gestita dal padre) diventò l’ingegnere filosofo più conosciuto d’Italia. Scrittore e interprete di pellicole cult come “Così parlò Bellavista” e “32 dicembre” avrebbe compiuto novantuno anni tra un mese. Una tra le personalità più influenti del Novecento italiano, De Crescenzo è stato un pensatore dall’ironia sagace e un fine umanista, se per umanista si intende il mettere l’uomo al centro del pensiero.

Dall’IBM al successo editoriale

Laureatosi in ingegneria, De Crescenzo lavorò per vent’anni all’IBM. La sua passione per i libri e la filosofia si concretizzò nel ’77 con la pubblicazione del best seller “Così parlò Bellavista”. Nonostante il buon successo editoriale, scelse però di non abbandonare il lavoro. Fu solo dopo una partecipazione a “Bontà loro”, un talk show di Maurizio Costanzo, che decise di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. De Crescenzo aveva una bella ironia e un umorismo gustoso e colto che diventava però anche popolare e leggero, seppur sempre intriso di quel pensiero filosofico greco che tanto lo appassionava. Nel 1984 adattò per lo schermo “Così parlò Bellavista” seguito nell’85 da “Il mistero di Bellavista”. Commedie di successo, oggi pietre preziose nel firmamento cult, e nel 1988 continuò scrivendo il surreale “32 dicembre” ispirato a un altro suo successo letterario, “I dialoghi di Bellavista”.

Il ricordo di Renzo Arbore

“Purtroppo Luciano ci ha lasciati. Ho tanti, tantissimi ricordi con lui. Abbiamo avuto un’amicizia che non si è mai incrinata nemmeno per un attimo» ha dichiarato Renzo Arbore, notevolmente scosso. Già, Arbore, come Benigni, la Rossellini, Marisa Laurito, Andy Luotto. Tutti quelli che hanno condiviso con lui momenti importanti della vita e del lavoro oltre alla forte passione per la napoletanità più bella.  “Abbiamo fatto film, trasmissioni televisive e passato tanto tempo insieme. Quando lui scriveva i suoi libri, spesso io li presentavo. E in tanti anni non abbiamo mai avuto nemmeno una discussione, come due persone che si vogliono molto bene. Luciano era persona buonissima” – dice Arbore -, “non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno, nemmeno quando un critico bocciava una sua opera”.

Luciano De Crescenzo ha scritto decine di libri senza mai stancarci. Ha portato nelle nostre case e nelle nostre letture la folle meraviglia di quella letteratura frutto un’analisi entusiasta ma disincantata di una Napoli romantica e contradditoria. E a differenza di altri scrittori, resterà con noi perché anche se così grande in fondo ci assomiglia, è uno come noi, l’ingegnere dell’IBM – che sua madre confondeva con l’UPIM – capace come pochi di riflettere sul mondo osservando la vita delle persone. Un vero saggio, dotato di quella sapienza, profonda ma semplice, capace di valutare le cose in modo prudente ed equilibrato, optando di volta in volta, innanzi alle varie perplessità, per quella più proficua secondo la conoscenza, alla luce della ragione e dell’esperienza. I suoi libri sono stati tradotti in moltissime lingue, interessante la versione inglese, intitolata “Thus Spake Bellavista”. La cosa più bella, più tenera, più forte è che ha aiutato i non napoletani a capire meglio una città difficile e piena di emozioni e sentimenti particolari, quelli della napoletanità, e ha preso noi napoletani per mano spiegandoci meglio molte cose della nostra cultura, trasformando tradizioni e luoghi comuni in proverbi e modi di dire. L’idea generale di saggezza che emerge dai filosofi greci è quella di un sapere pratico e di una capacità nel determinare ciò che è bene e ciò che è male ed è proprio quello che Luciano voleva passare, in forma scherzosa, al suo pubblico. E adesso è già un classico, ma forse lo era anche prima. A Napoli piace trasformare in classico quello che concepisce. Totò è il classico per definizione, ma anche Troisi, Mario Merola, Nino D’Angelo, Pino Daniele, i De Filippo. 

Un filosofo greco

De Crescenzo aveva davvero questa capacità da filosofo greco, con lo spirito epicureo e quella risatella sotto i baffi, socratico prima ancora di spiegare Socrate. Con una grande sincerità intellettuale, ha saputo tenuto assieme le sue grandi passioni. Dopo aver cantato Napoli, si è dedicato alla filosofia e ai miti greci, ha venduto milioni di copie di libri, è diventato addirittura cittadino onorario di Atene. “Sono stato fortunato” ha scritto recentemente in un’autobiografia, uscita in occasione dei suoi novant’anni. Si riteneva fortunato per essere nato a Napoli e lo diceva spesso (sempre) anche nei suoi incontri. Il cantore di quella Napoli antica e odorosa, dei vicoli e delle passioni ormai quasi scomparse non c’è più però adesso. Come faremo senza quella severità buona che senza paura mette in discussione la malavita facendosi beffa di un camorrista nella famosa sequenza di “Così parlò Bellavista” con una sagacia rara e lucidissima? Come faremo senza quello spirito napoletano che affonda le radici nella saggezza di una realtà da sempre multiculturale, dove le dominazioni hanno inciso più che altrove? Luciano De Crescenzo appartiene alla stessa Napoli di Troisi e dei De Filippo, quella che sceglie di ampliare lo sguardo e guardare verso altri orizzonti, che viaggia nella filosofia greca e nella storia, che canzona Garibaldi come comunista e definisce Ulisse un fico e ripropone, pagina dopo pagina, un’analisi irriverente del passato e del presente. Ha fatto così tanto dal punto di vista culturale: i suoi libri e i suoi film hanno aggiunto all’immaginario collettivo e agli archetipi napoletani nuovo vigore. Un filosofo è qualcuno che prova ad argomentare, a individuare obiezioni e contro-obiezioni è il tentativo di avere uno sguardo critico nei confronti delle questioni, distinguendone i molteplici aspetti e le numerose implicazioni.

E con filosofia Bellavista parlava al camorrista che si sente forte, ma che in realtà fa una vita triste e squallida: “Voi ammazzate Napoli. E poi, tutto sommato, non è che fate una vita di merda? Vi siete fatto bene i conti? Vi conviene?”.

Il tributo del mondo intellettuale

Il mondo intellettuale lo piange sentitamente. La Capria dice: “Napoli perde una parte della sua anima gioiosa”. Maurizio de Giovanni: “Su di lui il pregiudizio che essere popolari significa perdere qualità”. Marone: “Arguto, leggero e saggio come Troisi”.De Crescenzo ha compiuto quella che è da definire la rivoluzione copernicana degli stereotipi su Napoli. Li ha reinterpretati e capovolti, li ha alleggeriti, portati nella modernità”, racconta proprio Maurizio de Giovanni.  Incarnava una napoletanità raffinata, molto dolce, davvero elegante, secondo Diego De Silva. “Indovinate chi abbiamo l’onore e il piacere di avere con noi in studio? Il Fratello di Parascandolo!”, “Gli uomini si dividono in uomini d’amore e uomini di libertà”, “Si è sempre meridionali di qualcuno”, “Professò, permette un pensiero poetico?”, “Un muratore del Tremila cosa crederà di aver trovato? Un’opera d’arte o nu cesso  scassato?”. Sono tutte citazioni divenute storiche riuscite a portare avanti la tradizione senza osannarla o svilirla. Napoli è l’ultima speranza di salvezza per il genere umano, siate orgogliosi di essere nati a Napoli: lo ricorderemo così, Luciano De Crescenzo, con grande dolcezza e ammirazione per quello che ci ha regalato.

Per questo, stamattina, Napoli lo ha salutato con tanto affetto. Non sappiamo dove sia adesso, né a cosa stia pensando, ma siamo certi non si rassegnerà mai a una società imbarbarita e incapace di sorridere. Ciao grande Luciano, continueremo a portare avanti la tua napoletanità più bella e appassionata. 

Claudia Verardi 

Ph Aniello Napolano

Un articolo di Claudia Verardi pubblicato il 20 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 20 Luglio 2019

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