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L’ADDIO

Ode a Joe Amoruso

Musica | 25 Marzo 2020

JOE AMORUSO (1960-2020)

“Ma tu pure stavi arrampicato sopra al lampione? Mannaggia ‘a capa toja,
a rischio ‘e te fa’ male…”


L’unico ricordo fisico che ho di quest’uomo è quella pacca sulla spalla al Plebiscito il 19 Settembre 1981 quando, alla fine di quel leggendario concerto gratuito per duecentomila scalmanati uno ‘ncuoll’ a ‘n’ato in una piazza oggi deserta, noi ragazzetti moccosielli facemmo bolgia intorno a quelli che erano i nostri eroi, nella selva di tubi e assi di legno e il labirinto di cavi elettrici del retropalco.


“Mò vattenne ‘a casa, che papà e mammà stanno cu’ ‘o pensiero”.

La Napoli di quegli anni, fra terremoto, delinquenza, droga e corruzione, era un fermento di artisti, idee, cinema e musica. Una musica nuova che non si era mai sentita prima: sopra i fondamenti della tradizione, nacque un miscuglio di stili che fondeva il jazz elettrico dei Weather Report con la bossanova, il blues con echi di un flamenco mediterraneo su cui la lingua napoletana rinnovava sè stessa in nuove forme.

I dischi di Jimi Hendrix, dei Jefferson Airplane e dei Fleetwood Mac di Peter Green erano arrivati anche qui e li consumammo. E Sergio Bruni e Roberto Murolo all’improvviso sembrarono vecchie cariatidi superate.

In mezzo a quel ribollire, Joe Amoruso arrivò a sparpagliare note di piano elettrico Yamaha sopra il golfo, dando al Vesuvio e alla tradizione più antica della musica europea nuances e sapori inediti.

Nessuno di noi aveva mai sentito roba del genere.

Napoli Centrale, Pino Daniele, Tony Esposito e i suoi esperimenti med-progressive, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Tony Cicco, Enzo Avitabile, James Senese, Rino zurzolo, Paolo Raffo, Tullio De Piscopo, Rosario Jermano….

Era un gruppo di fuoco che prese in mano la città e la fece ballare e  commuoversi come raramente aveva fatto prima. In mezzo alle macerie.

Lasciate perdere le storiografie ufficiali: il “rinascimento napoletano” parte da qui. Prima di Bassolino. Prima di Maradona. E Joe Amoruso ne fu uno degli attori. E siccome i musicisti sono viandanti inquieti, ognuno se ne andò per la sua strada, com’è giusto che sia, fra collaborazioni, colonne sonore e nuovi esperimenti.

 

Ma quegli anni rimangono indelebili, a ricordarci che dietro Pino Daniele c’erano questi campioni. A dimostrarci che dietro ogni grande musicista ci sono grandi musicisti. Li chiamiamo “gregari”.

Ma sono loro la spina dorsale delle grandi canzoni della nostra vita.

Grazie, uaglio’. Soprattutto per quella sera a cui ci aggrappiamo ancora oggi.

https://youtu.be/AGKoJkQWtKI

Maurizio Amodio

Un articolo di Maurizio Amodio pubblicato il 25 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Marzo 2020

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