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L’ADDIO

Suicida Oksana Shachko: fondò le Femen per “sconfiggere il patriarcato”

Diritti e sociale, Mondo | 24 Luglio 2018

Oksana Shachko, una delle fondatrici delle Femen, è stata ritrovata morta a Parigi, in un apparente caso di suicidio. A darne notizia è stata una delle altre attiviste del movimento femminista di protesta, Inna Shevchenko, che ha confermato che la 31enne si è tolta la vita. La donna avrebbe lasciato un biglietto accanto a sé nel suo appartamento della capitale francese con su scritto «You are all fake» («Siete tutti falsi»). Sembra che la vittima avesse già tentato il suicidio altre due volte negli scorsi due anni.

Oksana Shachko aveva fondato insieme a Oleksandra Shevchenko e Anna Hutsol il movimento Femen nell’aprile 2008 con l’obiettivo di raggiungere una «completa vittoria sul patriarcato». Celebri le azioni del gruppo, formato in prevalenza da studentesse ucraine ma espansosi negli anni in Europa, di «sextremism»: iniziative di protesta mettendo al centro il proprio corpo contro leader e raduni internazionali per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui diritti delle donne e la cultura maschilista, ma anche per altre battaglie politiche in diversi Paesi.

Il movimento femminista di protesta ucraino fu fondato a Kiev nel 2008 ed è divenuto famoso, su scala internazionale, per la pratica di manifestare mostrando i seni contro il turismo sessuale, il sessismo e altre discriminazioni sociali. Alcuni degli obiettivi del movimento sono “incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina”, “ricostruire l’immagine dell’Ucraina, un paese dalle ricche opportunità per le donne”e modificare l’immagine dell’Ucraina all’estero da meta di turismo sessuale a paese democratico.

Già dall’aprile del 2010 il movimento stava considerando l’idea di diventare un partito politico per partecipare attivamente alle elezioni parlamentari.

Femen ha giustificato i suoi metodi provocatori affermando “che è l’unico modo per essere ascoltati in questo paese. Se avessimo manifestato con il solo ausilio di cartelloni le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate”. Riguardo all’utilizzo del corpo femminile come mezzo per attirare l’attenzione mediatica, una delle fondatrici  dell’organizzazione, Anna Hutsol, ha affermato: “Mi sono resa conto che il femminismo tradizionale qui in Ucraina non avrebbe attecchito, né con le donne né con la stampa, né tanto meno con la società. E allora perché non adattare il femminismo al modello ucraino?”. L’organizzazione pianifica di diventare il più grande ed il più influente movimento femminista in Europa. Femen riceve piccoli aiuti finanziari completamente volontari da persone comuni. Su richiesta delle autorità ucraine, Facebook ha cancellato nel maggio 2011 la pagina delle attiviste di FEMEN. In risposta, alcuni sostenitori belgi del movimento hanno creato il gruppo “FIST: Femen International Support Team”.

Nell’aprile del 2011 l’organizzazione ha annunciato la realizzazione di punti di riferimento oltre confine a Varsavia, Zurigo, Roma, Tel Aviv, Rio de Janeiro, L’annuncio denunciava inoltre che FEMEN era stata soggetta ad intimidazioni da parte dei Servizi segreti dell’Ucraina dopo l’elezione del presidente Viktor Janukovyč nel 2010.

Contro l’organizzazione sono stati avviati in Ucraina numerosi procedimenti penali, con accuse quali vilipendio dei simboli dello Stato e vandalismo.

La fondatrice del movimento FEMEN è Anna Hutsol. Nata il 16 ottobre 1984 a Murmansk, in Russia, da una famiglia ucraina, è un’economista con un background nell’ambito del teatro e usa questa esperienza per far guadagnare attenzione mediatica alla sua causa.

Durante un’intervista del quotidiano britannico The Guardian, Inna Shevchenko ha affermato che il togliersi gli indumenti durante le proteste serve affinché “le persone possano vedere che non abbiamo armi, eccetto i nostri corpi” e che questo comportamento, “in un mondo che appartiene agli uomini”, è l’unico per “provocarli e catturare l’attenzione di tutti”. Inoltre ha sottolineato l’importanza dei centri FEMEN come quello aperto a Parigi dove le FEMEN possono formarsi con un allenamento “morale, ma anche fisico: devi essere in buona forma perché magari alle proteste potresti avere necessità di scappare via, o di attaccare la polizia, o di arrampicarsi su un edificio”;infine ha aggiunto: “non nascondiamo i nostri corpi, né i nostri volti, ci confrontiamo con i nemici faccia a faccia. Li guardiamo negli occhi e dobbiamo essere ben preparate fisicamente per farlo”.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Luglio 2018 e modificato l'ultima volta il 24 Luglio 2018

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