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L’AGGIORNAMENTO

Decò Italia: confronto con l’ad. Confermata la sede legale a Milano

Imprese | 23 Luglio 2020

Vicenda Decò Italia; aggiornamento conclusivo.

Alla notizia che due grandi società del Sud (le quali insieme gestiscono oltre 700 supermercati tutti al meridione) si sono unite dando vita a una terza società con sede a Milano, con lo scopo dichiarato di “gestire, realizzare e sviluppare” il settore delle “marche private” per i punti vendita delle stesse, ho dedicato questo post
https://www.facebook.com/863853350428372/posts/1759502930863405/?d=n

nel quale spiegavo come spesso la ricchezza “contabilizzata” in certe regioni del nord, motivo principale di una retorica che ci vuole “trainati” dalle stesse, sia da osservare meglio nel mercato di riferimento di queste aziende, che sono sì collocate per la stragrande maggioranza al Nord, ma hanno spesso il loro mercato di riferimento anche o principalmente (dipende dai casi) al Sud.

Ed era implicita, pur se non espressa palesemente, la mia stigmatizzazione nell’individuare Milano come sede legale di una società che nasce per servire meglio e far crescere una realtà del Sud, che dà lavoro e prospera (fortunatamente) nel mercato meridionale.

E non perché Milano o il Nord sia il “nemico” da combattere. Non perché sia “vietato”, in senso assoluto, per un’azienda del Sud espandersi. Per niente. Non casco dal pero e lo so che spesso eccellenze meridionali aprono punti vendita al nord e all’estero e creano nuove sedi legali (anche se in quei casi auspico sempre un legame con le terre di provenienza fatto di forza lavoro, aziende fornitrici e quant’altro).

Lo faccio perché la questione meridionale non l’ho inventata io. Le differenze abissali in termini di lavoro, servizi, industrie, benessere, finanziamenti agli enti locali tra regioni del nord e del sud non sono una storiella nata per chiacchierare. Sono una dura realtà con la quale da tempo immemore facciamo i conti. E solo valorizzando i nostri territori, le nostre eccellenze, le nostre capacità, possiamo sperare di ridurre il gap.

Lo sanno bene le migliaia di consumatori (tanti per certi versi ma forse ancora troppo pochi) che quando entrano in un supermercato controllano l’etichetta dei prodotti. Cercano di acquistare beni prodotti al sud, per dare una mano alle aziende del territorio.
E’ un sentimento che cresce, nobile e intriso di consapevolezza. Non è un dualismo o una rivalità sterile.

Quel post di cui parlavo ha generato una reazione forte da parte di molti di voi che hanno scritto a Decò stigmatizzando l’idea di creare una sede a Milano.
L’azienda, va detto, ha risposto un po’ a tutti, me compreso; e l’Amministratore Delegato di Decò Italia, il Dr Mario Gasbarrino, mi ha contattato personalmente offrendo fin da subito una piena disponibilità a fornire ogni tipo di chiarimento, ribadendo le sue origini meridionali e l’amore per la sua terra.
E nella conferenza video di presentazione (prima del nostro colloquio telefonico) ha già dedicato ampio spazio alle polemiche sollevatesi;
https://www.youtube.com/watch?v=k3cACL07ToY
questo è, a par mio, già un segnale importante, difficile in genere da registrare.
Segno sia della disponibilità e sensibilità dell’azienda e del Dr Gasbarrino, sia della forza dei consumatori, che uniti riescono a portare le proprie istanze sui tavoli dovuti.

Spostiamoci ora su cosa è successo, e mi scuso se mi dilungo, ma certe cose o le spieghi bene o non ti ci avventuri proprio.
Multicedi e Gruppo Arena sono 2 aziende che, come detto, gestiscono insieme 710 supermercati al Sud, prevalentemente in Sicilia e Campania. Insieme comunicano di aver aperto una NUOVA società, di tipo “consortile”, con sede a Milano, con lo scopo dichiarato di “realizzare, sviluppare e gestire tutto il Mondo delle Marche Private per gli oltre 700 punti vendita dei 2 gruppi”.

Le marche private, lo ripeto, sono quei prodotti a marchio della catena di supermercati stessa, commissionati ad aziende terze; un settore importante perché bypassa il costo della distribuzione e del marketing.

“Realizzare, sviluppare e gestire” da Milano per i 700 supermercati del sud. Non mi è sembrato espansione del mercato perché non si parla di creazione di nuovi punti vendita o vendita di prodotti ad altre catene in altri territori.
Si parla di fare quel che si faceva prima, in maniera migliore perché con la forza d’acquisto di 2 gruppi unitisi e con eccellenze dirigenziali a capo del progetto, ma sempre per lo stesso mercato, quello dei propri supermercati.
La scelta di Milano non mi scandalizzava in sé, per niente. Ciò che mi preoccupava era il fatto che una società che “realizza, gestisce e sviluppa”, di conseguenza “vende” anche agli stessi clienti.
Questo avrebbe generato una “contabilizzazione” di ricchezza in certe regioni in qualche modo viziata, che poi, come tutti sappiamo, viene spesso esibita come pretesto principale per l’attuazione di piani di federalismo fiscale, autonomia differenziata ecc.

Nei messaggi che Decò ha mandato in privato agli utenti, sottolinea prima che non c’è spostamento di sede legale: ma questo, almeno per me, era già chiaro.
È la terza società, nata dalla partnership tra le 2, che ha sede a Milano.
Poi pone un distinguo tra sede “operativa” e “legale”, sottolineando che quella di Milano è una sede operativa.
Questa non è stata un’informazione corretta.
Perché la neonata società avrà sede legale a Milano, e non è una sede operativa delle due preesistenti. Avrà dei suoi dipendenti e, se svolgerà attività soggetta a imposizione fiscale, sarà soggetta alla normale tassazione prevista.

Ma il punto più importante ce lo chiarisce l’AD Mario Gasbarrino: in primis questa società consortile sarà “senza scopo di lucro” (non era stato detto nel comunicato) e avrà semplicemente 7/8 dipendenti in giro per l’Italia alla ricerca, principalmente, di fornitori per le proprie aziende.
Ma, soprattutto, una volta individuati gli stessi, fungerà da raccordo tra produttore e acquirente senza interferenza “fiscale”. Non venderà.
La mia deduzione non era corretta.
Il produttore (azienda del nord come del sud) fatturerà direttamente alle aziende locali.
Questo non creerà spostamenti di IVA e tasse dai territori di appartenenza in merito a queste transazioni. Su questo punto, perciò, c’è da stare tranquilli. E potremmo anche fermarci qui, ma ho voluto approfittarne per saperne di più.

Perché Milano, ho chiesto? Per il Dr Gasbarrino una scelta obbligata da diversi motivi: “perché è più collegata, perché è al centro dell’innovazione e perché è più semplice attrarre professionalità”.

Ho chiesto chiarimenti maggiori in merito all’ultimo punto; perché sia difficile “attrarre professionalità” a Napoli come in Sicilia rispetto a Milano. Mi è stato risposto che le “professionalità” in questione sono principalmente i compratori, le aziende che potrebbero federarsi ed anche gli “specialisti marketing” che per tutta una serie di motivi li trovi più al nord che al sud.
E che portarli al sud, in taluni casi, costa anche di più.

Su questo la si può pensare come si vuole, ma è giusto tener conto del fatto che aziende così grandi guidate da manager di alto livello hanno elementi di valutazione scevri da qualsiasi concetto di territorialità. Badano ai numeri, ai servizi, alla qualità, al rapporto con il cliente e alla soddisfazione dello stesso e non costituisce elemento di differenza (per loro) se un pacco di pasta lo produce un’azienda del nord piuttosto che del sud; deve rispondere a determinati requisiti richiesti, economici e qualitativi.
Questa è una scelta che spetta a noi nel carrello; se scegliamo prodotti di aziende del sud inevitabilmente finiremo per premiarle, favorirle.

Attualmente già sappiamo che gli scaffali di tutti i supermercati sono zeppi di prodotti di aziende del nord, come esistono anche marche del sud. La scelta premiante spetta a noi.

Su questo punto ho voluto chiedere una considerazione precisa al Dr Gasbarrino, che, mi preme ancora una volta sottolineare, è stato di una disponibilità personale estrema.

Gli ho chiesto, in virtù anche di una sua riflessione in conferenza video di lunedì sulle strategie promozionali dei supermercati (la concorrenza con i discount ed Amazon ecc.), e della sua lunga esperienza professionale alla guida di catene nazionali, se, considerando un sentimento diffuso “comprasud” che personalmente registro al meridione, se questo può essere annoverato tra le strategie marketing e promozionali delle aziende che rappresenta.

Se, in sostanza, può essere conveniente per loro (oltre il principio “etico”) favorire nella scelta dei prodotti tutti quelli che vogliono premiare aziende del meridione nel proprio carrello, evidenziando la provenienza degli stessi.
Un po’ come fatto nel progetto “Scegli Napoli” con Carrefour Italia che evidenziava con appositi segnalatori visivi (stopper) i prodotti realizzati da aziende con sede legale a Napoli e nella sua area metropolitana (questo progetto però partiva dal Comune di Napoli, non dall’azienda).
https://grandenapoli.it/scegli-napoli-da-oggi-al-supermerc…/

Pur senza alcuna preclusione verso questo tipo di iniziativa ho inteso che non avevano dati precisi su quanto questo sentimento sia diffuso, su quanto davvero ci sia la volontà dell’acquirente di essere orientato verso un acquisto di questo tipo.
Ecco questo per me è il punto cruciale: quanti siamo davvero a guardare l’etichetta di quel che compriamo? Quanti di noi si preoccupano di favorire l’economia del proprio territorio quando fa la spesa?
In un libero mercato non possiamo pretendere che le aziende presenti nei supermercati siano del sud per “regola”. La loro scelta si basa su altri elementi e mi ha chiarito precisamente il Dr Gasbarrino che nemmeno avallerebbe l’idea che un’azienda si senta favorita rispetto ad altre per la sua sede legale. Posso solo rispettare e comprendere il suo pensiero.
Per quanto resti convinto che ci sono 1000 motivi che rendono difficoltosa la vita ad un’azienda del sud; che ci sono eccellenze trascurate e inglobate dai colossi o tagliate fuori dai grandi mercati per scelte più politiche che altro, e che sono in tanti i consumatori a desiderare di acquistare un prodotto di realtà locali.
Ma resta il fatto che questa scelta spetta sempre a noi.
Il potere che abbiamo nel carrello della spesa è superiore a quanto pensiamo.
Se questa volontà esiste e viene esercitata influirà inevitabilmente su tutta la catena di produzione e distribuzione.
E forse aiuterà a far comprendere ai grossi gruppi di vendita che al sud è forte e sentito il desiderio di valorizzare la propria economia; e che puntare su questo elemento potrebbe essere conveniente anche per loro.
Se arriva l’idea che è questo il desiderio del consumatore, assecondarlo sarà una scelta inevitabile e consequenziale, perché dettata da un principio economico.

In conclusione Decò Italia apre una sede “strategica”, rappresentativa, al nord.
Lo fa per crescere e per servire meglio i 700 supermercati del sud.
Lo fa alla ricerca di nuovi fornitori, nuovi collaboratori, nuovi partner, ovunque geograficamente collocati, senza preclusione. Ovviamente, da Milano, ci si avvicina a realtà produttive (e non solo) prima più lontane, ma non si esclude nessun’altra realtà a priori; comprese le preesistenti del Sud.
Non “sposta” fatturati automaticamente. Perché i fornitori continueranno a fatturare alle due società direttamente, con un’intermediazione “milanese” non fiscale.
Questo spostamento avverrà solo se verranno individuate nuove aziende produttrici al nord a discapito di quelle del sud, ma questo è un processo né scontato, né automatico.
A chi sta bene, tutto bene. A chi invece preferisce che nei supermercati del sud venga data forza, respiro e sostegno a realtà produttive locali, occhio all’etichetta.

Ai grandi gruppi imprenditoriali, infine, un umile consiglio; non sottovalutate il forte sentimento identitario dei vostri consumatori. Il desiderio di favorire con la propria spesa l’economia della propria terra.
Non escludete di poter favorire la semplice “individuazione” di prodotti a Km0 tra gli scaffali.
Potreste scoprire un “desiderio” che vi era sfuggito. E, per chi ha nella soddisfazione dei propri clienti l’obiettivo principale, non sarebbe roba da poco.

Maurizio Zaccone

Un articolo di Maurizio Zaccone pubblicato il 23 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Luglio 2020

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