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L’ALLARME

La mensa ponderaria, frammento della Napoli aragonese da salvare

Beni Culturali | 23 Marzo 2019

 

Nel dedalo inestricabile delle strade cittadine, tra case e palazzi, tra chiese e monasteri, nel chiuso dei claustri oppure tra giardini e ballatoi possiamo incontrare infinite sorprese. Magnifici palinsesti di storia viva si aprono improvvisamente al nostro sguardo. A volte però la nostra storia resta nascosta. Incredibilmente architetture e reperti antichi restano confinati in un limbo, sospesi tra l’abbandono e l’oblio.

Il caso di cui parliamo oggi riguarda un antico reperto di epoca aragonese, la mensa ponderaria, finito chissà come dalla sua originaria collocazione nel cortile del Castel Capuano su un ballatoio esterno dell’Istituto Paolo Colosimo per giovani ciechi e ipovedenti sito in via Santa Teresa al Museo, una benemerita istituzione nata nel 1916 con lo scopo di fornire ai giovani non vedenti un’adeguata formazione culturale e gli strumenti adatti al loro inserimento nel mondo del lavoro.

Stiamo parlando di un grande blocco di marmo, un parallelepipedo avente il lato lungo di circa due metri, largo ed alto poco più di un metro. Sul fronte un grande scudo con le insegne aragonesi, nella parte superiore l’iscrizione dedicatoria col nome dell’autorità dedicante scalpellato via. Una sorta di “damnatio memoriae” decretata alla fine della dinastia aragonese, con l’arrivo degli spagnoli che provvidero ad oscurare il nome del re, forse Ferdinando I o lo stesso Alfonso il Magnanimo.

Sulla parte piana superiore del blocco si notano varie formelle circolari di diversa dimensione con un foro di scolo interno. A margine di ognuna di esse vi è inciso qualcosa: olio, vino, mota ed altre iscrizioni non più leggibili. E’ la mensa ponderaria aragonese, un reperto di straordinaria importanza storica.

Questi oggetti o regoli, furono posti nelle principali chiese del Regno di Napoli, nelle sedi dei Tribunali e nelle Camere Baronali in osservanza dell’editto aragonese di perequazione di Alfonso il Magnanimo che, per evitare frodi e controversie, stabiliva le unità di misura canoniche per i pesi e per i liquidi, così come già praticato in antico. Un regolo analogo esisteva anche per le misure lineari canoniche e un esemplare è conservato nel Duomo di Napoli murato in un pilastro nella crociera sinistra, il cosiddetto passus ferreus.

La storia della nostra mensa ponderaria è alquanto singolare. Dopo essere rimasta per secoli nel cortile del Castel Capuano, sua originaria collocazione, improvvisamente alla fine del XIX secolo è decisa la sua rimozione e la sua nuova destinazione presso il Museo Archeologico. Invece di fermarsi all’Archeologico prosegue per qualche centinaio di metri e finisce nei locali attigui alla chiesa di Santa Teresa al Museo e poi su un ballatoio che diventerà di pertinenza dell’Istituto Colosimo. Ed oggi, a distanza di oltre cento anni sta ancora lì, esposto alle intemperie e alle ingiurie del tempo, completamente dimenticato.

Il reperto è ancora in discrete condizioni, anche se l’effetto della solfatazione del marmo comincia a farsi notare con delle visibili e larghe chiazze scure che potranno, in un prossimo futuro, pregiudicarne la leggibilità.

Noi non siamo in grado di dire se è previsto il restauro ed il recupero di una memoria storica così importante.

Speriamo solo che la Regione Campania, che ha la competenza sul patrimonio dell’Istituto, abbia almeno la consapevolezza di essere custodi di un oggetto unico, degno di essere preservato e recuperato e magari mostrato come degno ricordo di un grandioso passato, quando in Napoli capitale erano emanati editti e promulgate leggi valide in grande parte della penisola italiana.

Enzo Di Paoli

Gallery Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 23 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 24 Marzo 2019

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