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L’ANALISI

Conte: “Alle banche chiedo un atto d’amore”. Ma occorrono regole chiare non chiacchiere

Economia | 29 Aprile 2020

di Leonardo Lasala

Il dibattito pubblico sulla situazione economica e finanzaria del Paese dopo la fase più critica della prima ondata di COVID19 appare assolutamente lontano da ogni concretezza. Le incertezze del Governo, una comunicazione assolutamente errata, figlia di un braccio di ferro politico all’interno della maggioranza e di una serie di compromessi oltre che della necessità di anticipare le decisioni di alcune Regioni che potrebbero mettere in discussione la leadership di Conte , hanno come contraltare una situazione che configura una potenziale bancarotta di tutto il sistema imprenditoriale.
Il segnale più importante arriva proprio dal sistema bancario che chiede lo scudo penale per i finanziamenti non garantiti interamente dallo Stato, ben conscio della concreta possibilità di bancarotta per tante imprese. II rischio per le banche e gli Amministratori sarebbe il concorso in bancarotta, in virtù dell’invito governativo al finanziamento e non di un’analisi reale del rischio e del merito creditizio. Cosa significa tutto ciò ? Che è ben chiaro al sistema che la soluzione dei finanziamenti bancari è la più rischiosa e che potrebbe non portare ad alcuna ripresa di settore.

Così mentre il dibattito pubblico, veicolato dai media in TV e sui social, verte su garanzie costituzionali presunte e reali, su aperture differenziate e su un Sud lontano da ogni pericolo di pandemia e dunque pronto alla ripartenza, le microimprese ed i professionisti sono sul baratro. Ai più infatti sfugge che la riapertura deve seguire criteri di redditività. Redditività non è speculazione ma rispetto delle scadenze fiscali e di fornitura e remunerazione del capitale investito da parte dell’imprenditore. Quando dunque si chiede una apertura differenziata si sottovaluta che affinchè ciò sia realmente produttivo occorre necessariamente immaginare accanto a condizioni di sicurezza oggettive per impresa, lavorati e consumatori, anche condizioni di reddito concrete. Oggi non esistono condizioni reali per ripartire: assoluta mancanza di liquidità, milioni di persone che non sono in grado di spendere oltre l’essenziale (e dunque in beni alimentari) e pressione di banche e agenti della riscossione che non hanno mai arrestato la propria offensiva. Cosa significa riaprire? Richiamare i dipendenti dalla CIG esponendo l’impresa ad ulteriori costi? Quale è l’intervento che il sistema Stato propone affinché il mercato non sia falsato da decisioni assolutamente contrarie ad ogni logica imprenditoriale ? Quale fiducia ha oggi la domanda (consumatori) rispetto al futuro e come e quando potrà riprendere a vivere senza timori ed incertezze?

«E’ un atto d’amore che chiedo alle banche» ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Lodi facendo appello al sistema bancario affinchè «faccia un grande sforzo per erogare liquidità alle imprese che hanno bisogno. Venite incontro a queste richieste».

Come chiedere a un vampiro di donare il sangue. Gli atti d’amore, insomma, lasciamoli ai congiunti…… Le imprese hanno bisogno di regole chiare, comunicazione impeccabile, interventi concreti in assenza del quale ad oggi non esiste sicurezza alcuna di riapertura. Il rischio d’impresa è un concetto oggi falsato dalla comunicazione del Governo, delle Regioni e dei Comuni: quando si dichiara che in 24 ore saranno disponibili i soldi da parte del sistema bancario, questo tipo di affermazione se effettuata da un soggetto autorevole come il Presidente del Consiglio sulla tv pubblica, non può e non deve essere disatteso.

Quando si assicura a tutti gli italiani che si ripartirà in piena sicurezza ma nel contempo si moltiplicano le notizie di incertezza rispetto al futuro….il concetto di rischio di impresa è completamente falsato. Richiamare i dipendenti dalla cassa integrazione per un futuro che non si comprende ancora bene quale può essere rappresenta un atto che un giorno un Tribunale può ritenere colpevole. Manca la famosa diligenza del buon padre di famiglia. Le banche lo hanno compreso e chiedono lo scudo penale. In realtà dovrebbero essere gli imprenditori a chiedere lo scudo penale contro il fallimento da pandemia che oggi rappresenta ben più di una ipotesi.
Le imprese ed il sistema tutto richiedono regole chiare, necessarie per ripartire. Operazioni di facciata come una riapertura senza sicurezza alcuna di ripristino delle regole di mercato è un suicidio annunciato. L’economia è al tappeto, le imprese e le famiglie anche. Ai cittadini ed alla politica comprendere che nulla sarà più come prima.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Aprile 2020

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