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L’ANALISI

Il Manifesto delle sardine: “Come fosse Antani…”

Politica | 21 Novembre 2019

Per cercare di capire chi sono le Sardine va letto il loro manifesto. Fermo restando che ben venga chi scende in piazza per manifestare il dissenso anti-Salvini, sempre  e comunque, accogliamo la scomoda analisi di Alessandro Cantelmo sul “Manifesto delle Sardine”.

 

“Benvenuti in mare aperto.
Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.”

Incipit che preannuncia la banalità dell’intero Manifesto. Si individua un nemico, come è nella logica politica piú elementare, nei populisti. Se è vero, come è vero, che non esiste un populismo archetipico, l’individuazione è quanto meno vaga.

I promotori avrebbero potuto e dovuto considerare che i populismi si caratterizzano per il tratto comune dell’esaltazione della capacitá delle classi popolari di farsi governo. Un movimento popolare, che pretende di farsi interlocutore politico, definendosi antipopulista nega se stesso.

“Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.”

La vaghezza la fa da padrona, la costruzione sintattica, la scelta terminologica, tendono a sollecitare una reazione emotiva, non un ragionamento. Si denuncia una comunicazione vuota opponendosi all’altrettanto pneumatico vuoto. “Noi ed i nostri concittadini”, poi, denuncia una frattura tra soggetti che non ha senso nel contesto della rivendicazione. Chi sono i Noi? Ed i concittadini?

“Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.
Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.
Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.”

A metá del Manifesto, ancora non c’è traccia di un’idea politica. Ancora un’accusa generica verso altrettanto generici soggetti questi ultimi sostenuti da fantomatici fedeli-seguaci. Il sapore è quasi quello dei sermoni degli ecclesiastici medioevali contro le eresie.

“Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.”

Continua il delirante afflato messianico. Non per altro è usato il concetto di risveglio, che è tipico delle sette parareligiose, non ultimo abusato nel grillismo.

“Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto”

Passo fondamentale nella comunicazione politica manipolatoria è il gioco dell’immedisemazione del destinatario. Chi non si sente “normale”. Chi non ama la propria famiglia o si sente impegnato nel proprio lavoro? Tecnica da cartomante da fiera di paese quando afferma “le carte lo dicono… tu sei buono, é la gente attorno a te che è cattiva”.

“Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.”

Il teorema del vago che puó star bene a tutti continua. In chi si creda ed a chi si fará coraggio non è dato sapersi, né deve, per evitare una presa di posizione che alieni alcun consenso.

“Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.”

Anche in questo caso il nulla politico é evidente quanto la retorica che lo sorregge.

“Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.”

Conclusione degna dell’intero manifesto. Una chiamata alle armi finto ribellista che, mai individuato il nemico, mai individuato il contenuto della lotta, mai poste in essere rivendicazioni, si traduce, come nel marketing piramidale, nel convincere gente a vendere un prodotto.

Conclusione? Come fosse Antani…

Alessandro Cantelmo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 21 Novembre 2019

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