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L’ANALISI

Occupazione dei neolaureati: Italia all’ultimo posto in Europa

Europa, Istruzione, scuola, università | 5 Settembre 2019

Le Regioni del Mezzogiorno – come ampiamente prevedibile – rappresentano il fanalino di coda del sondaggio presentato da Eurostat relativo alla percentuale dei giovani che trova un’occupazione entro i tre anni dal conseguimento della laurea. Il dato più basso a livello europeo lo fa registrare la Calabria, con appena il 29.1% degli occupati dopo i primi tre anni dalla conclusione del percorso di studio, a seguire la Sicilia e la Basilicata con rispettivamente il 30.1% e il 35.9%. Un dato drammatico se confrontato con le Regioni del nord Europa, dove, in media, l’83,3% dei laureati trova invece un lavoro nello stesso lasso di tempo. Una percentuale, quella Europea, neanche sfiorata da nessuna delle Regioni italiane, la prima delle quali – il Trentino-Alto Adige – raggiunge appena il 77%, una percentuale ben al di sotto della media tedesca che sfonda di slancio il muro del 90%.

Divario Nord-Sud

Mettendo a confronto i dati ricavati dall’indagine Eurostat saltano immediatamente all’occhio le sostanziali differenze in termini di percentuale tra le Regioni del Nord e quelle del Sud Italia. Sotto la stessa bandiera, infatti, uno studente iscritto in un’università del Nord ha più del doppio delle possibilità di trovare un’occupazione rispetto a un connazionale iscritto in un’università del Sud; una mannaia istituzionizzata per molti giovani del Mezzogiorno, che oggi scelgono di emigrare ancor prima dell’età da lavoro per tentare la scalata al mercato una volta sopraggiunta l’agognata laurea. Una abitudine sempre più diffusa e capace in un sol colpo sia di disgregare le comunità meridionali – privandole dei suoi giovani più promettenti – sia di drenare risorse destinate a gonfiare le economia virtuose delle Regione del Nord, attraverso le spese di mantenimento dei propri figli fuori Regione. Oltre il danno la beffa, per raccontarcela in parole povere.

La posione della Campania

Anche la Campania (che occupa la terza posizione tra le Regioni del Sud, dietro ad Abruzzo e Molise) fa registrare un risultato assai misero e ben al di sotto della media nazionale: soltanto 43 laureati campani su 100 riescono a trovare un lavoro nei tre anni successivi alla conclusione del percorso formativo. Trentacinque in meno dei lombardi, trentadue in meno dei veneti, cinquanta in meno della media dei tedeschi. Nulla di nuovo, naturalmente; eppure questi dati – di carattere continentale – servono ancora una volta a evidenziare le profonde disparità socio-economiche presenti all’interno degli stessi confini nazionali italiani. L’indagine dell’Eurostat ci restituisce uno scenario sul Sud emblematico, strettamente connesso all’emigrazione giovanile, e che inevitabilmente si riflette sul tessuto sociale del Mezzogiorno, dove questo fenomeno rapprenta uno dei suoi drammi più inquietanti, una emorragia sistemica e istuzionalizzata capace di annichilire ogni sforzo e ogni possibilità di riscatto del territorio.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 5 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 5 Settembre 2019
#Europa   #Mezzogiorno   #sud  

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