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L’ANALISI

Quanto costano le notti bianche e perché secondo noi sono troppe (e inutili)

Attualità, Turismo | 3 Gennaio 2020

Siamo stati da 9, ha detto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, per lo spettacolo – con Bollani, Silvestri e altri – in piazza Plebiscito il 31 dicembre notte… Ed effettivamente, a parte qualche episodio di cronaca che ha visto protagonista qualche barbaro – che non c’entra ovviamente con l’organizzazione dell’evento, va detto che quest’anno il Capodanno a Napoli è filato liscio e possiamo esserne tutti felici.

Tuttavia per quei turisti che hanno deciso di intrattenersi in città fino alla befana le notti di festa di Napoli non si fermeranno qui.

Stasera 3 gennaio si farà la notte d’arte al centro storico (quella saltata per mancate autorizzazioni ma anche per l’incapacità dell’assessore De Maio di assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto). Doveva essere ripetuta, certo, anche per chi ha accettato di parteciparvi (a titolo gratuito). Dunque stasera sarà festa tra piazza del Gesù e a Forcella (la direzione artistica è di Gianfranco Gallo, a titolo gratuito anche lui).

Le ulteriori due notti bianche in programma a Napoli il 4 e 5, come quella già svoltasi l’8 dicembre, sono invece finanziate con i fondi della tassa di soggiorno.

Il 4 gennaio, domani, infatti ci sarà la notte bianca nella terza municipalità, quella guidata da Ivo Poggiani, ai Colli Aminei, che era stata rinviata per maltempo. Giustificazione per la quale si fa la notte bianca nella zona alta della città: così “si decongestiona il turismo”. Testuale, basta leggere il documento.  Ed è lecito dubitarne…

Il 5 gennaio, invece, ennesima notte bianca sempre al Rione Sanità, stessa municipalità, la terza, stesso soggetto “organizzatore” a cui sono stati affidati palchi e montaggi, la Full Heads di Luciano Chirico.

Ma a che servono tutte queste notti bianche? A chi servono? Quanto costano? Chi favoriscono? Che legame reale c’è col territorio in cui si svolgono? Sono domande a cui dovrebbe rispondere l’assessorato guidato dalla De Maio, che già da prima di acchiappare la delega alla cultura aveva la delega al turismo e grandi eventi: che magari visto che è una nostra assidua lettrice ci spiegherà nei prossimi giorni quanti soldi entrano nelle casse comunali e come vengono spesi.

40mila euro per tre notti bianche in terza Municipalità

Possiamo dirvi con certezza che le tre notti bianche alla 3 Municipalità, guidata da Ivo Poggiani, sono costate alla collettività 40mila euro, come si evince dalla determinazione dirigenziale che è da giorni sull’albo pretorio.

Le tre notti bianche, affidate con delibera alla società FullHeads con assegnazione diretta e senza gara d’appalto (fino a 40mila euro è possibile) costano, appunto, poco meno di 40mila euro alla collettività: soldi a nostro avviso che potrebbero essere spesi diversamente perché ormai le notti bianche fanno bene solo a chi le fa (qui la delibera).

A Napoli cultura e turismo richiederebbero altre attenzioni e un impiego migliore dei soldi che chi visita la città lascia sul nostro territorio? Secondo noi si.

Daniele: solo un terzo di quei fondi va alla cultura

Il problema della tassa di soggiorno è che allo stato attuale, come se non bastasse, solo un terzo va alla cultura. Come ci racconta l’ex assessore Nino Daniele: “Si tratta di 4 milioni sui circa 12 che i turisti lasciano al nostro territorio. Gli altri otto vanno alla Napoli servizi e ai parchi ed ai trasporti. Dei 4 alla cultura ed al turismo 2 vanno al San Carlo ed al Mercadante. Circa 500 mila alle altre istituzioni culturali”.

Resta dunque un milione e mezzo con cui fare tutto il resto delle cose che occorrono alla città “turistica”. Ma che vengono impiegati per tutt’altro.

Per fare qualche esempio in molte città d’arte quei fondi, che hanno destinazioni vincolate, sono stati utilizzati per servizi migliorativi per il turismo e per la stessa città.

Invece qui facendo un rapido conto, spendiamo 40mila euro per tre notti bianche, ovvero circa il 3 per cento di quel milione e mezzo a disposizione dell’assessorato. E parliamo di 3 notti sempre nella stessa  municipalità…

Qualche mese fa Paolo Barbuto sul Mattino già sottolineava l’anomalia. “La maggior parte del denaro incassato con l’imposta di soggiorno viene destinato alla cura del verde pubblico. Poco più di due milioni su ordine della Direzione Centrale Patrimonio, più un milione e mezzo versato alla Napoli Servizi incaricata dalla Direzione Ambiente e tutela del mare” scriveva, citando quale fonte il documento con il quale si decise di sostenere con i soldi dei turisti l’ingaggio della Napoli Servizi.

Nel documento di affido alla Napoli Servizi alcune cifre

Se cercate sul sito del comune però non trovate nulla di queste cifre.

“La tassa di soggiorno viene utilizzata per tenere puliti i giardini di 117 asili nido e scuole, per mettere a posto 38 aiuole nei pressi di edifici di proprietà del Comune, per badare a una porzione del verde di sei cimiteri cittadini e anche per prendersi cura del prato del Casale di Padeira, una struttura sotto sequestro” scriveva Barbuto. Tutte operazioni importanti, solo che non c’entrano nulla col turismo e che non andrebbero effettuate con questi fondi.

“Il denaro versato dai turisti viene utilizzato anche per sostenere il teatro San Carlo con 600mila euro e, soprattutto, per il teatro Stabile di Napoli che ottiene due differenti versamenti, uno per il teatro, l’altro per la scuola di formazione dello stesso teatro, per un totale da 960mila euro, pescati dai soldi destinati alla crescita turistica della città.  A dire la verità gli stanziamenti in favore di fondazioni, istituti e associazioni, sono tantissimi. Ribadiamo che si tratta di iniziative giuste e condivisibili, così come il denaro per il sostentamento dei teatri, ma probabilmente da portare avanti con altri fondi, per evitare di sottrarre al turismo la linfa economica necessaria a un corretto sviluppo” spiegava ancora il Mattino, aggiungendo che la tassa di soggiorno serve anche per destinare fondi alla Fondazione Premio Napoli e all’Istituto di Storia Patria ai quali vanno centomila euro a testa; alla fondazione Eduardo De Filippo (70mila euro) all’orchestra Scarlatti che deve accontentarsi di 20mila euro e via via con finanziamenti sempre più bassi.

Quel che è certo è che da parte del Comune – e di coloro che vaneggiavano di assemblee zapatiste e partecipate – manca la trasparenza che sarebbe necessaria per un’analisi più approfondita.

Ci auguriamo di poter avere presto cifre ufficiali per analizzare la situazione e suggerire interventi migliorativi, che non favoriscano sempre le stesse municipalità e i soliti noti.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 3 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 3 Gennaio 2020

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