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L’ANALISI

Se la Lega al Sud piange (ma oltre 500mila meridionali la scelgono) la sinistra non ride…

Attualità, Politica | 5 Marzo 2018

Il dibattito sulle elezioni 2018 si concentra su un’Italia apparentemente spaccata in due: i 5 Stelle trionfanti al Sud ed il Centrodestra, con primo partito di coalizione la Lega  di Matteo Salvini, straripante al Nord.

Ma a parte l’affermazione del leader razzista nelle regioni dell’alta Italia, a nostro giudizio il dato agghiacciante sono i voti ottenuti da Matteo Salvini nelle regioni meridionali, che sono oltre 500mila – oltre mezzo milione,  avete letto bene – dal momento che il Carroccio ovunque  si afferma sopra il 3 per cento, con punte percentuali anche del 13 per cento in Abruzzo (Napoli è la città più resistente, al solito: l’unica dove Salvini non arriva al 3 per cento, grazie anche al lavoro permanente sulla memoria che qualche eroe ha compiuto in questi mesi ricordando come il buon Matteo ha costruito una carriera lavorando sugli stereotipi antimerdionali).

Analizziamoli questi voti, regione per regione.

CAMPANIA – Anche se in percentuale parliamo del numero più basso di votanti per la Lega in Italia al Senato in Campania (il 4,59) come votanti il numero è il più alto dopo la Puglia: 121.627 cittadini della Regione hanno scelto Matteo Salvini. Dato quasi definitivo purtroppo: mancano appena 9 sezioni da scrutinare, questi sono i voti su 5.817 sezioni su 5.826. Alcuni dati nei singoli collegi fanno comunque riflettere. Ad esempio nonostante il trionfo di Roberto Fico nel collegio di Fuorigrotta, solo qui al collegio uninominale 08 Napoli Circoscrizione 19 la Lega ha preso il 2,86 e 5498 preferenze (dove Potere al Popolo ha superato il 3 e il Pd ha fatto una figuraccia, superato dal Centrodestra). A Napoli città, certo, la Lega non supera in genere il 3. Ma a Avellino e Benevento ha superato il 6 per cento. A Caserta il 3,35, a Salerno il 4,65  dato simile a quello dell’area Metropolitana di Napoli (Campania 3) e di Giugliano (il 4 per cento).  Comunque sia dati che fanno riflettere profondamente sulle pratiche politiche di contrasto a Salvini che evidentemente hanno fallito clamorosamente anche nelle aree più resistenti. E basta confrontare i voti presi da Salvini in passato qui, praticamente nulli…  Alla Camera su Campania 1 (Napoli) 44.261 le preferenze e il 2,90 la percentuale. 83.110 invece gli elettori su Campania 2 (provincia e altre città): 5,79 la percentuale, in linea con altre regioni del Sud come vedremo.

CALABRIA  – Anche in Calabria al Senato la Lega supera il 5: raccoglie il 5,92 per cento delle preferenze, cioé 48.797 voti: 2.386 su 2.416 le sezioni scrutinate. Alla Camera 52.051 preferenze per il 5,66 di percentuale.

SICILIA  – La Lega al Senato è al 5,50 con 115.833 preferenze a spoglio quasi concluso: 5.155 su 5.298 le sezioni scrutinate. Alla Camera Sicilia 1 21.618 voti e 5,04 la percentuale. Sicilia 2 63.261 voti e 5,18

PUGLIA –  In Puglia il dato è definitivo: sono state scrutinate tutte le 4.026 sezioni del Senato.  Qui la Lega supera addirittura il 6,59 per cento con 130mila e 548 preferenze. Un dato clamoroso più degli altri per svariate ragioni. Alla Camera sono 134.810 preferenze e il 6,19 la percentuale.

BASILICATA – La fine dell’era Pittella, sconfitto, è l’inizio dell’era Salvini. Il dato su 681 sezioni è definitivo. In Lucania hanno scelto Lega al Senato  20.591 elettori.  Che in percentuale sono tantissimi: il 7,19. Il dato Camera è inferiore invece 19.315 i voti, 6,35 la percentuale.

MOLISE – Anche se parliamo di appena 12,797 voti (dato definitivo su 394 sezioni per il Senato) nel Molise si registra la seconda percentuale più alta per il partito di Salvini al Sud: 8,51 per cento. Alla Camera 14.913 le preferenze e 8,95 la percentuale.

ABRUZZO – La percentuale più alta in assoluto per la Lega in Senato è quella dell’Abruzzo: il 13,93 per cento di abruzzesi ha scelto Salvini per un totale di 97mila e 196 preferenze. 103.935 invece i voti alla Camera, per una percentuale lievemente superiore rispetto al Senato del 13,94 per cento. In Abruzzo c’è un motivo tutto politico ed interno alla coalizione di Centrodestra, ci spiega il nostro corrispondente Luciano Troiano. “Forza Italia non ha candidato gli esponenti della componente ex An che sono in consiglio regionale e nei comuni. Fratelli d’Italia, invece, ha candidato un ex forza Italia, transistato per Ncd e poi liste civiche che ha aderito al partito della Meloni a dicembre scontando tutte le aspettative dei nomi storici. Dunque, la vendetta è servita: gli scontenti di Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato Lega che, a parte il professore universitario Bagnai, aveva in lista degli illustri sconosciuti, come accaduto per i grillini. Questa la spiegazione dell’exploit politico della Lega in Abruzzo. Il crollo del pd, invece, è dovuto al fatto che i capi bastone locali, scontenti della candidatura del governatore D’Alfonso al senato, hanno fatto votare in blocco i grillini”

Ora vi domanderete: ma come è possibile un tale risultato al sud, anche se non di spessore come al Nord? A differenza di tanti analisti, riteniamo che questi dati nelle regioni meridionali siano drammatici. Perché mezzo milione di voti di meridionali è un fatto ed è grave.  E anzi riteniamo ch proprio questo continuo sottovalutare Salvini e le sue capacità comunicative – e, ci costa ammetterlo, anche la sua evidente leadership – e il continuo spostare il focus su argomenti che interessano solo una parte dei votanti, siano alla base del risultato in crescita esponenziale della Lega. Un risultato clamoroso, enorme, per un leader politico che ha fatto carriera sputando sui meridionali, intonando cori da stadio sui napoletani colerosi e terremotati, trattando la gente del Sud fino a ieri come colerosa.

D’altra parte, che il Sud producesse negri da cortile di pessima qualità si è sempre saputo. Ciò che sconvolge maggiormente, però, non sono i novelli zio Tom in salsa terrona – anche se non ci aspettavamo che sarebbero stati tanti – ma la reazione blanda delle cosiddette “opposizioni”, quelle per le quali appunto i  quasi 120.000 voti nella sola Campania sarebbero pochi. Per noi è un’enormità già il solo fatto di aver presentato la lista in Campania. Ma tant’è, e lo avevamo previsto parecchio tempo fa, quando predicavamo che Salvini andava sconfitto con altre strategie che non fossero solo cortei, per giunta mal controllati e sfociati in violenza a vuoto.

Che nel paese si respira da tempo una pesante aria di xenofobia, intolleranza e paura è un fatto che tutti abbiamo constatato in questi mesi. Quello che è mancato è appunto una controvoce, un controcanto concreto alle parole d’ordine di Salvini. Le paure andrebbero comprese, analizzate e non corrisposte con i soliti slogan.

Perché poi c’è un altro fatto da sottolineare: un paese ai suoi minimi storici, che viene drogato ogni giorno con soluzioni populiste e ciò nonostante si reca alle urne, è chiaramente un paese allo sbando ma è anche un paese che ha grande voglia di riscatto e di soluzioni per uscire dall’imbuto nel quale si trova da troppo.

Naturalmente, la Lega  xenofoba ed antimeridionale, nell’incapacità di altri di controbilanciarla, ha fatto breccia nel cuore dei razzisti. Eppure quando quella stessa Lega che fino a ieri recitava come un Mantra “Prima il Nord” dilaga anche al Sud, le forze che vi si oppongono dovrebbero farsi delle domande. E anche qualche esame di coscienza. Perché non a tutti i votanti interessano i grandi temi ideologici, anzi, diciamo pure che le ideologie sono sempre più di nicchia, e i risultati elettorali lo dimostrano. I partiti “ideologizzati”, di destra e di sinistra”, hanno preso poco o niente. I partiti che in qualche modo hanno proposto le soluzioni che l’elettore medio vuole sentire, invece, hanno stravinto.

E allora ci permettiamo ancora una volta, avendo il polso quanto meno degli umori sbandati del nostro amato Mezzogiorno che ha voluto credere e sperare nel Movimeno 5 Stelle, ma che non ha snobbato come ci si augurava l’antimeridionale Salvini, di suggerire alla Sinistra, e soprattutto a Napoli, di mettere da parte quello snobismo che spesso emerge nel dibattito politico. Magari capirebbe che la vittoria della Lega è soprattutto demerito suo.

Insomma: etichettare gli elettori come “ignoranti, opportunisti, coglioni, senza memoria” non farà riacquistare credibilità ad una sinistra sempre più marginale.

Proporre soluzioni reali, fornire strumenti di comprensione a chi strumenti non ne ha, tornare a parlare al popolo del popolo senza per questo essere marchiati di “populismo” è ciò che ci si aspetta da chi il popolo intende rappresentarlo.

Evidentemente, anche l’esperienza dell’11 marzo a Napoli è servita a poco nel contrastare l’avanzata del barbaro padano. Anche qua siamo stati facili Cassandre…

Sia chiaro, rinnegheremmo la nostra ragion d’essere: le piazze saranno sempre importantissime, per noi. Ma oltre quelle ci sono i bisogni delle persone, i programmi elettorali, l’aderenza ad una realtà sempre più difficile da sostenere per la gente comune. Per questo non bastano gli slogan. Non servono le bombe e le mazzate. Ci vogliono i programmi, veri, risolutivi, che – basta pensare a questa campagna elettorale – sono sempre i desaparecidos nel dibattito politico italiano.

Insomma, duole dirlo ma i numeri non mentono. Si è scelto di mandare a casa vecchie ideologie che non riescono più a rappresentare le grosse masse e si è scelto di dare fiducia a chi, a torto o a ragione, è riuscito a parlare ai bisogni delle persone. Al netto dei voti dei negri da cortile alla Lega, il voto dei collegi meridionali dovrebbe essere l’occasione per riaprire un grande dibattito sulla sinistra ed il suo futuro.

Ultima annotazione per noi necessaria: nonostante  il voto di rottura col passato in un Sud storicamente spaccato tra destre e sinistre storiche, i soliti, ignobili media italiani derubricano la preferenza dei meridionali ai 5 Stelle come un voto “assistenziale”. I 5 Stelle avrebbero vinto per via del reddito di Cittadinanza,  in un Sud storicamente parassita e assistenzialista, quando non ignorante. Senza comprendere, questi illustri esperti del nulla, che è proprio questo atteggiamento ottuso e pregiudizievole che ha favorito la caduta dei loro padroni.

Infine una postilla sul gande assente che è stato, come sempre, il Meridionalismo, del quale non parleremo: ormai siamo convinte che non ne valga più la pena. Ormai quel che è stato fatto per distruggere quel poco che faticosamente si era costruito è perso per sempre. Siamo sempre più convinti che bisogna chiudere definitivamente il capitolo, e cominciare a puntare seriamente su Autonomia ed inclusione sociale. Ma questa è un’altra storia… che speriamo di riuscire a scrivere quando qualcosa, come direbbe Pino Daniele, arriverà…


Drusiana Vetrano
Lucilla Parlato

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 5 Marzo 2018 e modificato l'ultima volta il 5 Marzo 2018

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