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L’ANALISI

Verso la Fase 2: Lombardia e Campania agli antipodi

Politica | 17 Aprile 2020

Nell’italietta delle divisioni, dove i presidenti delle regioni si ribellano alle direttive del Governo assecondando biechi ordini di scuderia, fa discutere l’annuncio del governatore della Lombardia Attilio Fontana di voler sciogliere le briglie della regione più contagiata al mondo per garantire un graduale ritorno alla normalità. Ebbene sì, l’uomo che appena tre giorni fa – nel nome del massimo rigore – si opponeva con inatteso senso di responsabilità alla riapertura di librerie e cartolibrerie disposta con il dpcm del 14 aprile, rincorrendo le parole di Salvini, chiede il via libera per l’apertura delle attività produttive del territorio, lanciando un “piano per la nuova normalità” a partire dal prossimo decreto previsto per il 4 maggio che darà il via all’attesissima Fase 2. Un tentativo di fuga in avanti stoppato sul nascere da Palazzo Chigi che più di una volta ha manifestato la sua insofferenza al pressing leghista firmato dal trittico delle meraviglie Salvini, Zaia, Fontana. E non le manda a dire il sindaco di Milano Peppe Sala, secondo cui l’agenda del buon Fontana è dettata pari pari dal segretario del carroccio.

Lombardia regione pilota?

Ce la vendono così, sui giornali. La Lombardia come Regione pilota della rinascita: un ossimoro, per quanto dimostrato fino a questo momento. Nonostante i numeri drammatici – ancora ieri centinaia di morti – che continua a registrare ogni giorno, nonostante la Fase 1 sia tutt’altro che alle spalle e il covid continui a mietere centinaia di vittime al giorno, nonostante gli scandali delle case di riposo e l’ospedale da campo più intile al mondo, Fontana e company tentano un ultimo scatto d’orgoglio, fantasticando di poter anticipare il dpcm del 4 maggio e traghettare la Lombardia fuori dalla crisi economica. E poco importa che ieri la quota dei nuovi infetti ha sfiorato la soglia dei 1000 (+941) e la discesa della curva dei contagi – com’era prevedibile, purtroppo – è assai più lenta dei proclami politici.

La verità è che – a dispetto di quanto creda Fontana – non ci sarà nessuna regione pilota che traghetterà il “paese” fuori dalla crisi poiché entro la fine della settimana il ministro alle Regioni Francesco Boccia si riunirà a Palazzo Chigi in cabina di regia per discutere dell’atteso allentamento delle restrizioni in tutte le regioni, che dovrà avvenire con estrema prudenza e in base alle specificità delle singole realtà territoriali. Una decisione presa di pugno dal Governo che teme più di ogni altra cosa le intemperanze e i pruriti di alcuni soggetti politici.

Campania ancora col freno tirato

Nessuno strappo in avanti invece dalla Regione Campania che continua a dare seguito alla politica di assoluto rigore imposta sin dal principio dal governatore De Luca. In vista della Fase 2 circolano già da alcune settimane voci sulla possibile riattivazione del servizio di consegna a domicilio di pizza e pasti pronti, il cosidetto delivery. Una decisione necessaria, utile anche ad allentare una tensione sociale diventata ormai palpabile, ma che di certo non affronta né – tantomeno – risolve i problemi legati al vastissimo mondo della ristorazione, nel quale esistono realtà che per strutturazione non fanno uso del delivery. Sul tavolo della Regione si studia un piano che possa offrire disposizioni ufficiali e precise sulla messa in sicurezza delle attività che impongono il contatto con il pubblico – dal ristorante al parrucchiere – e garantire la fruibilità immediata.

Nella giornata di ieri, intanto, i tecnici della Regione si sono riuniti nella prima di una serie di incontri programmati che hanno l’obiettivo di verificare le criticità e di organizzare i protocolli di sicurezza necessari in vista della Fase 2. La riunione si è svolta con i rappresentanti dell’Associazione Costruttori (cui seguirà un’ulteriore consultazione lunedì con il comparto edile dell’artigianato), quindi dei balneatori e dei cantieri navali. “Sono stati confronti utilissimi – ha dichiarato il Presidente Vincenzo De Luca – e va sottolineato con soddisfazione lo spirito di collaborazione e di responsabilità manifestato da tutti. Continueremo a raccogliere indicazioni e a seguire la linea annunciata, sul doppio binario che dovrà unire alla ripartenza le indispensabili garanzie sanitarie per tutti”.

Parola d’ordine: buon senso

In mezzo a tutto questo marasma ci sono i medici e gli operatori che in prima linea affrontano l’emergenza, irritati da questo tira e molla politico che rischia di compromettere i sacrifici – pagati anche con la vita – di questi mesi drammatici. D’altronde è stato lo stesso presidente dell’Istituto Speriore di Sanità Brusaferro a mordere il freno dell’isteria politica e a precisare che è assolutamente necessario evitare una nuova escalation epidemica che potrebbe vanificare tutti gli sforzi finora fatti. Ci vuole buon senso, quello che manca alla politica. A tutti i livelli.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 17 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 17 Aprile 2020

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