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L’ANNIVERSARIO

39 anni senza Peppino De Filippo

Cinema, Storia, Teatro | 26 Gennaio 2019

A trentanove anni dalla morte, ci sembra doveroso ricordare uno dei più grandi artisti che Napoli abbia mai avuto, spesso dimenticato, come Peppino De Filippo. Nato a Napoli il 24 agosto del 1903, fratello minore di Titina ed Eduardo, nonché ultimo dei tre figli naturali di Luisa De Filippo ed Eduardo Scarpetta, Peppino trascorre i suoi primi cinque anni di vita a Caivano, un paese a nord di Napoli, allevato da una balia. Nella sua autobiografia (Una famiglia difficile, Marotta 1976), li ricorda come gli anni più belli della sua vita. L’ambiente paesano e contadino ritornerà puntualmente nella produzione teatrale dell’attore e  del Teatro Umoristico, fondato nel 1931 con i fratelli, con opere come: Tutti uniti canteremo, ,  Aria paesana e A Coperchia è caduta una stella, Chi è cchiù felice’e me!, scritta da Eduardo con la collaborazione di Peppino

Il debutto teatrale di Peppino risale al 1908 al Teatro Valle di Roma, in Nu ministro mmiezz’ e’ guaje. Peppino passa da un gruppo artistico all’altro, come la compagnia Molinari al teatro Nuovo e poi nella Compagnia di Francesco Corbinci, al Teatro Partenope, interpretando piccoli ruoli e   guadagnandosi da vivere anche in qualità di buttafuori e trovarobe. Terminato il  servizio militare si scrittura, per un breve periodo, presso la compagnia di Salvatore de Muto, l’ultimo pulcinella; dove il Nostro apprenderà l’arte spontanea e improvvisata della commedia dell’arte per poi passare presso la compagnia Urciuoli composta da noti attori dialettali che giravano l’Italia centrale. Nel 1925 a causa di una trombosi cerebrale, poi peggiorata da una polmonite, muore Eduardo Scarpetta. La figura di quest’ultimo (chiamato lo zio dallo stesso  Peppino) si rivela determi­nante nella vita di quest’ultimo, nel bene e nel male. L’anno seguente Peppino, su consiglio di Eduardo, nel frattempo attore brillante presso la Compagnia di Vincenzo Scarpetta, abbandona la Compagnia Urciuoli e raggiunge il fratello a Roma. Peppino collaborerà con Vincenzo fino all’estate del 1930, quando con Eduardo entreranno nella Compagnia Molinari del Teatro Nuovo di Napoli, raggiungendo Titina. Il 10 ottobre 1929, sposa l’attrice Adele Carloni, con la quale concepisce un figlio, Luigi De Filippo, nato nel 1930. Luigi De Filippo, come lui stesso racconterà, già dalla tenera età comincia a calcare le tavole del palcoscenico, fino a diventare, in età adulta, il miglior collaboratore di Peppino in teatro, dopo la separazione dei fratelli De Filippo.

Nel dicembre 1931 i fratelli De Filippo, lasciata la Molinari, fondano la compagnia Il Teatro Umoristico I De Filippo. Reci­tano accanto a loro attori del calibro di Agostino Salvetti, Tina Pica e Pietro Carloni (marito di Titina). Il debutto avviene il 24 dicembre 1931 con Natale in casa Cupiello (allora atto unico, corrispondente al secondo dei tre atti della versione definitiva) al Kursaal (ex-Filangieri) di Napoli. Il successo è clamoroso. Con­clusa quest’esperienza, è la volta del Teatro Sannazaro: in occa­sione del restauro della struttura. il debutto avviene l’8 ottobre 1932, con Chi è cchiù felice ’e me! di Eduardo (rap­presentata per la prima volta in quell’anno ma scritta nel 1929) e Amori e balestre di Peppino.

Lo stesso anno, per la prima volta, i fratelli Eduardo e Peppino recitano insieme davanti a una cinepresa, nel film Tre uomini in frac di Mario Bonnard, dove i due fanno da spalla all’attore Tito Schipa.  L’anno seguente, i tre De Filippo, che fino a quel momento si erano esibito solo nei teatri di Napoli, cominceranno a scalare i teatri dell’intera nazione. Fu in questo periodo che a Luigi Pi­randello, dopo aver assistito ad un’esibizione dei De Filippo, venne l’idea di collaborare con loro. Il primo incontro avvenne al Sannazaro, a Napoli, durante la rappresentazione di Chi è cchiù felice ‘e me!. In seguito a questo incontro i De Filippo metteranno in scena Liolà, Il berretto a sonagli e L’abito nuovo, scritto da Eduardo e Pirandello. Nel 1938, Peppino avviene l’incontro con Lidia Maresca, nota come Lidia Martora, che ben otto anni dopo, quando entrerà a far parte della nuova compagnia del Teatro Italiano di Peppino De Filippo. Lidia, conosciuta dal Nostro, in occasione del suo debutto nel 1938, diventato poi seconda moglie nel 1971, in punto di morte, sarà la donna più importante della sua vita. Durante gli anni che vanno dal 1942 al 1944 i De Filippo girarono insieme probabilmente i loro film migliori: Non ti pago, di Carlo Ludovico Bragaglia e Non mi muovo, di Giorgio Simonelli. Seguono altre tre pellicole molto riuscite come Casanova farebbe così (nel cui cast compare un giovanissimo e quasi ir­riconoscibile Alberto Sordi), A che servono questi quattrini? di Esodo Pratelli e Ti conosco mascherina, l’ultimo film prima della separazione (Eduardo regista). I De Filippo recitano insieme, a teatro, fino al 10 dicembre del 1944. Dopo quel giorno si separano e Peppino prende la sua strada.

Circa un mese prima, al Teatro Diana di Napoli, la Com­pagnia Umoristica I De Filippo sta provando l’esibizione che di lì a pochi giorni rappresenterà in pubblico. In questo frangen­te avviene una furibonda lite tra Peppino ed Eduardo, dopo la quale i due decidono di continuare fino al 10 dicembre, ultimo giorno previsto per quello spettacolo. Nel 1945 Peppino, lasciata Napoli, si trasferisce nel frattempo a Roma presso l’abitazione di Lidia Maresca. Dopo una fulmi­nea esperienza presso la Rivista di Michele Galdieri, Imputati…alziamoci!, che non lo ha motivato più di tanto, si dedica a spe­rimentare una forma di teatro nuovo, come egli stesso dichiara, più in “lingua” che “dialettale” La nuova gestione capocomicale ebbe inizio a Milano: la Compagnia del Teatro italiano debuttò al Teatro Olimpia il 24 agosto 1945 con I casi sono due di Armando Curcio, commedia adattata al nuovo stile. Ripresa la scrittura, dal 1946 al 1948 Peppino dà vita ad un’abbondante produzione, anche se aspetta un paio d’anni per mettere in scena le sue nuove opere: L’ospite gradito e Quel bandito sono io, da cui nel ’50 Mario Soldati trae il film omonimo.

Nel 1950 Peppino, interprete maschile protagonista, impersona il capocomico di una compagnia di varietà, vanesio e incorreggibilmente donnaiolo nel film Luci del varietà di Alberto Lattuada e Federico Fellini, mentre nel 1951 torna sul set in compagnia di Titina ed Eduardo nel film Ragazze da Marito, definito dalla critica dell’epoca “film della riconciliazione tra i De Filippo”. Dal 1953 fino al 1963 inizia il decennio magico con Totò, con il quale Peppino girerà diversi film di successo, tra questi Totò Peppino e la Malafemmina, La banda degli onesti, Totò Peppino e i fuorilegge, girati nel 1956 Per l’interpretazione di quest’ultimo (che vede recitare anche Titina al fianco dei fratelli), Peppino viene premiato col “Nastro d’argento” come migliore attore non protagonista.

Sempre nel 1956 inizia una tournée nell’America del Sud. Della compagnia fanno parte, tra gli altri, Lidia Martora, Ave Ninchi e Luigi De Filippo. Tornato dalla tournée, Peppino si lancia in un’intensa attività televisiva di farse, del nuovo e vecchio repertorio. Nel 1959 ottiene a Saint-Vincent la Grolla d’oro, un prestigioso premio cinematografico, fondato negli anni Cinquanta da autorevoli critici per valorizzare il cinema italiano. Nei primi anni Sessanta, sempre con Totò gira esilaranti film, come Letto a tre piazze, Signori si nasce, Totò Peppino e la dolce vita, Chi si ferma è perduto, Totò e Peppino divisi a Berlino, Totò contro i quattro (l’ultimo che li vede recitare insieme). Inoltre partecipa al film Boccaccio ‘70, relativamente all’episodio Le tentazioni del dottor Antonio, diretto da Federico Fellini. Il 26 dicembre del 1963, sua sorella Titina De Filippo, si spegne.

Dal 1964 al 1969 Peppino rallenta la produzione cinematografica, mentre in teatro si cimenta nel repertorio molieriano (L’Avaro e Le furberie di Scapino) e goldoniano (La bottega del caffè). In questi anni, Peppino partecipa ad un programma televisivo di varietà, è il conduttore dello spettacolo che si intitolava Scala Reale, creando per l’occasione un personaggio, Pappagone (da lui stesso interpretato), che conquisterà una vastissima popolarità (autunno-inverno 1966-67). Pappagone altri non è che un umile servo al servizio del Cummendatore Peppino De Filippo; in lui convergono le tipiche maschere del teatro napoletano. Alcuni termini utilizzati da Pappagone come pirichè, ecquequà, etc. diventano dei tormentoni del gergo comune.

Il 23 aprile del 1971, a Roma, nella clinica Villa Flaminia, si spegne Lidia Maresca, la sua seconda moglie, alla quale dedicala quarta edizione della sua raccolta di poesie, Paese Mio, pubblicata la prima volta nel 1966. Nel 1976, viene pubblicato il libro di Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, che ovviamente suscita un mare di polemiche da parte di critici, giornalisti e addetti ai lavori. L’autobiografia di Peppino porta alla luce inediti particolari circa le origini e l’infanzia dei tre De Filippo. Nel gennaio 1977, per la televisione, Peppino offre una struggente interpretazione del vecchio barbone ne Il guardiano di Harold Pinter. Il regista, Edino Fenoglio, ambienta la vicenda a Milano, trasformando il protagonista in un emigrato napoletano, cui l’attore presta un volto corrugato e immiserito, un gestire stanco e rassegnato, segno di una totale emarginazione dalla vita e dalla società. Sempre nel 1977 Peppino si unisce in matrimonio con Lelia Mangano, attrice teatrale che da alcuni anni fa parte della sua compagnia.

Nel 1979 il Nostro gira il suo ultimo film dal titolo Giallo napoletano, dove interpreta la parte di un vecchio picchiatello, dipendente dal gioco, padre del protagonista interpretato da Marcello Mastroianni. Nello stesso anno Peppino continua la sua attività teatrale fino al mese di maggio, cioè fino a quando la malattia non lo costringe ad un lungo riposo. Durante l’autunno del 1979 Peppino sembra essersi ripreso, al punto da poter registrare per la televisione (RAI 2) il programma Buonasera con… Ma verso la fine dell’anno ha una nuova grave crisi e il 7 dicembre viene ricoverato nella casa di cura Villa Sanatrix di Roma. Peppino De Filippo si spegne, a causa di una cirrosi epatica all’età di 76 anni, poche settimane dopo, il 26 gennaio, a Roma dove viene sepolto nel cimitero del Verano.

 Ciro Borrelli

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 28 Gennaio 2019

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