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L’ANNIVERSARIO

57 anni fa moriva Titina De Filippo. Non dimentichiamola

Teatro | 26 Dicembre 2020

Era il 26 dicembre del 1963 quando a Roma si spense Titina De Filippo: era la prima dei tre figli nati dalla relazione di Luisa De Filippo con Eduardo Scarpetta, che erano definiti ‘figli del bottone’, in quanto la madre era la sarta della compagnia del grande commediografo napoletano, nonché nipote di sua moglie Rosa De Filippo, che conosceva e tollerava questa famiglia parallela del proprio marito.

Titina De Filippo, il cui nome era Annunziata, nacque nel 1898; sul giorno esatto di nascita ci sono notizie discordanti, che riportano il 23 e il 27 marzo, l’8 agosto ed anche, più genericamente, il mese di luglio.

Essendo la primogenita e quindi prediletta, Titina da piccola studiò musica, frequentò una scuola gestita da monache ed imparò il francese.
Sin da piccola sentì fortissimo l’amore per il teatro, improvvisando brevi spettacoli davanti allo specchio e a suo fratello Eduardo, fin quando, a tredici anni scoprì anche di essere figlia d’arte, e quindi maggiormente invogliata a continuare su questa strada.

Il suo debutto fu nel 1905, a soli sette anni, quando al Teatro Valle di Roma partecipò alla commedia ‘Miseria e Nobiltà’ nella parte di Peppeniello.

Avviata alla carriera teatrale, debuttò sui palcoscenici da bambina interpretando quasi sempre ruoli maschili nella compagnia del padre: il debutto avvenne nella parodia dell’operetta La geisha, per poi passare al ruolo di scolara, nel 1909, in Nu ministro ‘mieze ‘e guaie, traduzione napoletana di I guai di un ministro di Vito di Napoli e ancora Peppeniello in Miseria e nobiltà.

Raggiunta l’età adolescenziale, Titina visse una lunga fase per la quale l’età non le consentì l’assegnazione di alcun ruolo: troppo grande per fare il bambino e troppo giovane per essere un’attrice giovane, studiò i comportamenti delle altre colleghe. Nel 1912 venne scritturata nella compagnia di Vincenzo Scarpetta, dove nel 1917 troveranno scrittura anche i fratelli naturali. Nel 1921 entrò nella compagnia di Francesco Corbinci, anch’essa di stampo prettamente dialettale, nella quale passò dal repertorio della pochade a quello della commedia musicale.

Nella stessa compagnia conobbe Pietro Carloni, un collega che sposerà nel 1922 e dal quale avrà il suo unico figlio, Augusto (1923-1997), il quale lavorò saltuariamente nel cinema come aiuto regista e sceneggiatore, divenendo poi giornalista parlamentare, e pubblicando nel 1984 una biografia della madre. Il periodo della gravidanza la costrinse ad abbandonare le scene per brevissimo tempo: Titina si produsse, in ogni modo, sia al Teatro Umberto che al Teatro Nuovo di Napoli, regredendo nella scala gerarchica dei ruoli teatrali: da prima attrice divenne attrice giovane. Nonostante la scarsa avvenenza fisica, Titina si produsse nella rivista a fianco di attrici e soubrette avvenenti, senza mai sfigurare: dal 1924 in poi, riuscì a divenire interprete di alcune commedie di Michele Galdieri.

Tenta la strada della sceneggiata accettando un incarico in un’altra compagnia, ma torna comunque al Teatro Nuovo, portando avanti un repertorio di rivista. Raggiunse il successo a 31 anni, quando recitò durante la stagione 1929-1930 al Teatro Nuovo di Napoli nella Compagnia Stabile Napoletana Molinari diretta da Enzo Aulicino, accanto a Totò, suo coetaneo. Nel 1931 fondò insieme ai due fratelli il Teatro Umoristico I De Filippo che debuttò il 25 dicembre con la commedia Natale in casa Cupiello, scritta da Eduardo. Da allora li seguì ininterrottamente, costituendo una parte decisiva nei loro successi e distaccandosene momentaneamente soltanto nel 1939, quando apparve insieme a Nino Taranto nella rivista Finalmente un imbecille, scritta da Nelli e Mangini. Al 1937 risale il debutto cinematografico tardivo, assieme ai due fratelli, con la pellicola Sono stato io! di Raffaello Matarazzo: negli stessi anni, abbandonata la compagnia dei fratelli, torna alla rivista all’età di quaranta anni.

Nel 1945, quando Eduardo e Peppino si divisero per via di contrasti e insofferenze, rimase insieme al primo, che formò con lei la Compagnia di Eduardo e dove conobbe autentici trionfi con Napoli milionaria! (1945), Filumena Marturano (1946), scritta appositamente per lei, e Questi fantasmi! (1947). Nel 1946, però, un grave affanno cardiaco inizia a manifestarsi, fino a farle accusare un grave malessere a Genova, nel corso di un’interpretazione della Filumena del dicembre 1948[5], che non le impedisce tuttavia di portare a termine la recita.

Fattasi visitare a Milano sotto consiglio di Eduardo, le viene prescritto un mese di convalescenza che l’attrice passa a Sanremo: dopo il mese di riposo, riprese l’attività artistica e le tournée in Italia. Scioltasi la compagnia Teatro Umoristico I De Filippo nel 1951, decise di ritirarsi dalle scene, in seguito a gravi problemi di salute, per dedicarsi alla pittura e al cinema, come caratterista gustosa e come sceneggiatrice e dialoghista, vincendo anche un Nastro d’argento nella stagione 1951-1952 per la migliore sceneggiatura di Due soldi di speranza diretto da Renato Castellani. Tra gli altri, lavorò con Alida Valli, Anna Magnani, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Sylva Koscina e Ugo Tognazzi; comparve inoltre nel 1956 in un documentario diretto dal critico cinematografico Giulio Cesare Castello, Il museo delle voci.

Nel 1940 interpretò il ruolo della moglie di Totò in ‘San Giovanni decollato’, pellicola di Amleto Palermi, a cui seguirono numerosi altri film, per un totale di 37, tra i quali: ‘Napoli milionaria’ accanto a Totò, Dante Maggio e Delia Scala e ‘Cameriera bella presenza offresi…’, con i suoi fratelli, Elsa Merlini, Aldo Fabrizi, De Sica e Sordi.
Nello stesso anno, 1951, Titina fu protagonista eccezionale, come lo era stata in teatro, di “Filumena Marturano”, film di cui il fratello Eduardo fu regista e anche produttore, interpretando il ruolo di Filumena, a cui aveva aspirato la grande Anna Magnani. Eduardo lo aveva invece pensato per la sorella e Titina per molti resta la più immensa interprete in quel ruolo (rivestito successivamenteda grandissime attrici).

Nel 1952 e 1953 recitò nei film: “Cani e gatti”, “I morti non pagano le tasse”, “Ragazze da marito”, “Il tallone d’Achille”, “Marito e moglie”, “Non è vero….ma ci credo”, ‘Cinque poveri in automobile”, “La vena dell’oro” e “Martin Toccaferro”.
Dello stesso anno è anche il film di De Felice “Cent’anni d’amore”, ove nell’episodio intitolato “Purificazione” Titina, ormai alla fine della sua carriera, per un curioso gioco del destino interpreta “Ester Fiorelli”, personaggio che ha lo stesso cognome con il quale Scarpetta avrebbe voluto farla debuttare in teatro molti anni prima.

Nei film girati negli anni successivi Titina De Filippo interpretò, come sempre in maniera straordinaria, il ruolo della moglie possessiva e avara in ‘Totò, Peppino e i fuorilegge’, del 1955, ed anche della madre autoritaria in ‘Totò, Vittorio e la dottoressa’ del 1958, pur avendo soltanto tre anni in più di Vittorio De Sica, nella parte di suo figlio.

Va ricordato che Titina De Filippo, oltre ad essere impareggiabile attrice, fu anche autrice di soggetti cinematografici, di commedie, alcune delle quali scritte con Peppino, e sceneggiatrice cinematografica: ne scrisse in tutto una quarantina.

Nel 1953 inoltre, cedendo alle pressioni dell’allora Segretario della DC on. Gonella, si candidò come indipendente alla Camera dei Deputati, facendosi promotrice, in campagna elettorale, di significativi progetti a favore del teatro, del cinema e della categoria degli artisti. Raccontava nella sua biografia il figlio Augusto Carloni: “Durante la campagna elettorale Titina venne condotta con una macchina con altoparlante e bandiere scudocrociate in uno dei quartieri più popolari di Napoli, piazza dei Vergini. (…) Il palchetto preparato per il comizio sembrava stesse per cadere sotto le continue scosse della gente. Ormai era quasi buio. Dopo un discorso dell’onorevole Giovanni Leone Titina si rivolse alla folla non senza preoccupazione e imbarazzo. Parlò come sempre, sinceramente, senza concetti difficili o scontati. Ottenne un successo anche in quella piazza tumultuosa. Alcune donne piangevano, gli uomini appaludivano. Ma finito il comizio e tornata in macchina Titina capì di aver sbagliato a intraprendere quell’avventura. E lo capì sopratttuto quando una donna del popolo, con il dolore e la rabbia sul viso, le gridò attraverso il finestrino della macchina: “Hai tradito Filumena Marturano””.

L’ultimo suo film fu ‘Ferdinando I Re di Napoli’, del 1959 poi, dal 1961, frequenti e forti attacchi d’asma la obbligarono a ritirarsi dalle scene. Si dedicò allora, con sempre maggiore impegno, alla pittura di quadri-collage di carta ed alla poesia, e trovò conforto nella fede e nelle opere di beneficenza, fin quando, il 24 ottobre 1965, sentendo che le forze le venivano ormai a mancare chiese che le fosse somministrata l’Estrema Unzione ed espresse il desiderio di essere sepolta con l’abito di Terziaria Domenicana. Morì due mesi dopo, alle ore 18.30, del 26 dicembre 1965; la sua salma fu sistemata per breve tempo nella cappella di famiglia a Roma e nel 1966 traslata a Manziana, paesino della provincia.

Il figlio Augusto, nato dal matrimonio con Pietro Carloni, che Titina sposò nel 1922, ne scrisse una biografia, il comune di Roma, ove l’attrice viveva in via Archimede, le ha intitolato una strada, mentre Vittorio De Sica le dedicò il film ‘Matrimonio all’italiana’, ispirato proprio a ‘Filumena Marturano’.

Di recente anche Napoli le ha titolato una via a fianco al teatro San Ferdinando. Per sempre, nella città dove è nata, sarà ricordata però come Filumena Maturano.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Dicembre 2020

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