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L’ANNIVERSARIO

99 anni fa nasceva Renato Carosone: portò l’America nella musica di Napoli

Musica, NapoliCapitale | 3 Gennaio 2019

99 anni fa nasceva a Napoli, il 3 gennaio 1920, Renato Carosone, cantante, pianista e compositore che ha fatto la storia della contaminazione made in Usa nella canzone napoletana.

La madre scompare prematuramente e Renato, primo di tre fratelli, nato in un quartiere popolare, aiuta il padre a tirare avanti la famiglia adattandosi ad ogni tipo di lavoro.

Breve biografia di Carosone

E’ proprio con il fratello e la sorella che forma il primo “trio” Carosone, per divertire parenti, vicini e abitanti del quartiere. Nel 1937 si diploma in pianoforte al Conservatorio.

Diciassettenne parte per l’Africa, scritturato da una compagnia di arte varia in qualità di pianista e direttore d’orchestra. Quando la compagnia rientra in Italia, Carosone rimane in Africa scritturato da un’orchestra jazz di Addis Abeba: è il 1937. Chiamato di leva per la seconda guerra mondiale, viene inviato al fronte somalo-britannico. Occupata Addis Abeba, Carosone riprende il suo posto al pianoforte in una formazione jazz in un club di inglesi. Dirigerà in seguito piccole e grandi formazioni orchestrali per night, spettacoli di varietà, operette e veri e propri concerti per sola orchestra.
Nel 1946 Carosone torna in Italia. Qui, dopo una serie di scritture in piccole formazioni di orchestra da ballo, finché nel 1949 gli viene espressamente richiesto di formare un trio ed inaugurare un nuovo night a Napoli. Il trio, formato da Carosone, dal chitarrista e cantante olandese Van Wood e dal batterista Gegè Di Giacomo, predilige la rilettura di canzoni classiche, napoletane e italiane, a ritmo accelerato e in chiave ironica (“Scalinatella”, “Anema e core”, “Luna rossa”, “E la barca tornò sola”. Dopo l’uscita di Van Wood, la formazione passa a quattro poi a sei elementi.
Escono i primi dischi (78 giri, 45 giri, EP) e inizia la fortunata serie dei 33 giri (diametro 25 centimetri) intitolata Carosello Carosone della quale fra il 1955 e il 1958 escono sette volumi. Fra le canzoni di maggiore successo, “Maruzzella”, “Tu vuo’ fa’ l’americano”, “Torero”, “Caravan Petrol”, “O’ sarracino”, “Pigliate ‘na pastiglia”. La popolarità di Carosone si diffonde anche in Francia, negli Stati Uniti e in Sudamerica.
Nel 1960, quarantenne, Renato Carosone annuncia il proprio ritiro dalle scene. Per 15 anni, vivendo appartato, si dedica al pianoforte e alla musica classica.
Nel 1975 Sergio Bernardini lo convince a tornare su palco, con un concerto alla Bussola di Viareggio (documentato dall’album Carosone ’75) Nel 1982 registra un nuovo album, Renato Carosone ’82. Nel 1989 partecipa al Festival di Sanremo con “’Na canzuncella doce doce”. Nel 1996 riceve il Premio Tenco. Nel 1998 si esibisce per l’ultima volta dal vivo, per il Capodanno, a Napoli. Muore il 20 maggio del 2001 nella sua casa di Roma. (15 feb 2018)

L’innovazione della musica d’oltreoceano innestata nella tradizione

Nelle sue canzoni, Carosone ha saputo innestare sulla tradizione della canzone napoletana elementi di diversa provenienza, dal jazz al rock e allo swing, con effetti rigeneratori e mai di semplice giustapposizione; le invenzioni ritmiche e i testi spesso ironici hanno contribuito all’affermazione del suo repertorio.

La fase dedicata alla pittura

Nel 1960, al culmine della carriera, ha improvvisamente abbandonato le scene (dedicandosi, fra l’altro, all’attività di pittore). “La pittura e la musica vivono sotto le stesse leggi. Un quadro fatto solo di colori non ha ragione d’essere” affermava. a al culmine del successo, avendo fiutato il cambiamento musicale in atto, il 6 settembre del 1960, durante uno spettacolo televisivo, annuncia il suo ritiro. Per 15 anni rimane lontano dalle scene, continuando a studiare il pianoforte e coltivando la sua nuova passione, la pittura.Le sue opere figurative raccontano un Novecento napoletano sospeso tra cubismo e figurativismo relativo, avanguardia e tradizione, Napoli e il resto del mondo

Lo swing nella musica napoletana.

Nel 1975, in un mutato contesto di gusto, Carosone ha inaugurato una seconda, brillante carriera, durata fino alla sua scomparsa: le sue creazioni degli anni Cinquanta si sono rivelate capaci di esprimere e rinnovare il proprio humour originario anche in una situazione storica e culturale del tutto diversa. Carosone è stato il principale esponente dello swing italiano del dopoguerra arrivato nella Penisola con i soldati americani.

Carosone interpretò il momento di rottura con lacanzone napoletana classica. Già nel ’55, grazie all’incontro con il paroliere Nisa, nome d’arte di Nicola Salerno, aveva battezzato quel repertorio che ha fatto di Carosone uno dei protagonisti della musica italiana (un successo testimoniato dalla traduzione in 12 lingue di “Torero”, che entra addirittura nelle classifiche americane).

Quelli del gruppo guidato dall’autore di “O’ sarracino” non sono semplici concerti, sono veri e propri spettacoli, in bilico tra musica e teatro.  Nel ’75 il suo grande ritorno alla “Bussola” di Viareggio, con un’orchestra di 20 elementi fa rivivere la sua attività,  con diverse partecipazioni a trasmissioni televisive, con l’aria di un grande saggio che non ama troppo la musica che gli cresce attorno, ma che non vuole rimanere prigioniero della nostalgia. Nonostante cantasse spesso in dialetto partenopeo, o quanto meno nei suoi testi entrassero a far parte espressioni dialettali, il suo stile si staccò completamente dagli autori napoletani melodici, tant’è che da De Simone a Paliotti nessuno lo include nelle storie della canzone napoletana (commettendo, a nostro errore, una gravissima omissione).

Nel 1996 gli è stato assegnato il Premio Tenco per la canzone d’autore. Nel 2000 ha pubblicato l’autobiografia Un americano a Napoli. Muore nel maggio 2001 a Roma, a 81 anni, nella sua casa sulla via Flaminia, per problemi respiratori di cui soffriva da tempo.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 3 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Gennaio 2019

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