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L’ANNIVERSARIO

Un ricordo di Luca De Filippo a tre anni dalla scomparsa

Storia, Teatro | 26 Novembre 2018

Oggi ricordiamo, a tre anni dalla morte, un grande figlio di Napoli a cui siamo particolarmente legati, il grande Luca de Filippo.

Figlio di Eduardo e della cantante e attrice piemontese Thea Prandi, padre di tre figli (Matteo, Tommaso e Luisa) avuti da due diverse compagne, nel 2013 Luca si unisce in matrimonio con Carolina Rosi, figlia del regista Francesco Rosi. A completare il quadro familiare di questo grande artista ci pare doveroso menzionare la sorella, Luisella, scomparsa tragicamente nel gennaio del 1960, all’età di appena 10 anni.

L’esordio come Peppiniello all’Odeon di Milano

Luca esordisce da bambino, la sera del 30 dicembre del 1955, al teatro Odeon di Milano, per la rappresentazione teatrale, ripresa dalla televisione, di Miseria e nobiltà, scritta dal nonno paterno, Eduardo Scarpetta. Pochi minuti prima dell’esibizione Eduardo De Filippo lo presenta e lo affida alla benevolenza del pubblico: “Dunque Luca stasera farà Peppiniello in Miseria e nobiltà, avrà pure lui la stessa pedana di lancio. È preparato ma non è un ragazzo prodigio, no. È un ragazzo come tutti quanti gli altri, però ha vissuto vicino al suo papà, dietro le quinte, ha vissuto accanto a me quando scrivo le commedie, lui mi fa compagnia… è stato veramente un dono che ho avuto dal Signore perché veramente è un mio carissimo amico questo qua… Lui, dicevo, è vero, ha la padronanza, ecco, della scena, la padronanza; ma ha tanta, tanta strada ancora da fare…”.

L’esordio di Luca nel ruolo di Peppiniello si inscrive in una oramai consolidata tradizione, ossequiata con rispetto dal padre Eduardo. Basti pensare che il primo attore ad interpretare la parte di Peppiniello è stato il secondogenito di Eduardo Scarpetta, Vincenzo, all’età di sette anni. In questo testo, l’autore ha fatto debuttare i bambini della sua compagnia nella parte di Peppiniello. Difatti dopo Vincenzino, negli anni a venire, è toccato prima a Titina, poi a Eduardo, infine Peppino, l’onore di ricoprire questo ruolo.

L’iniziazione artistica di Luca avviene sotto la massima ufficialità, tant’è vero che il pubblico che assiste all’esibizione non è composto solo dai paganti dell’Odeon di Milano, ma da una vastissima platea di telespettatori. Difatti il programma nazionale della Rai da circa un anno è entrato nelle case degli italiani attraverso l’apparecchio televisivo. Tanti anni dopo, durante una lezione tenuta da Antonella Ottai e Paola Quarenghi presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nell’anno accademico 2010-2011, Luca De Filippo racconterà la sua prima esperienza artistica senza fare alcun riferimento all’interpretazione di Peppiniello: “Di quell’esperienza non ricordo assolutamente nulla, probabilmente è stata un’esperienza molto traumatica perché non ne ho memoria, come se non fosse avvenuta. Proprio nulla.[…]Ricordo vagamente mia madre che mi insegnava la parte e quindi con lei ripassavo a memoria, ma niente più di questo…”.

Il vero debutto a 20 anni come Figlio di Pulcinella

Il vero debutto di Luca De Filippo, come lui stesso ricorderà, risale al 1968: all’età di 20 anni l’artista si esibisce ne Il Figlio di Pulcinella, opera scritta da Eduardo. Per l’occasione Luca sceglie di rinunciare all’importante cognome “De Filippo”, presentandosi al pubblico come Luca Della Porta. L’obiettivo del giovane è quello di evitare che la sua futura carriera dipenda dalla leggenda del padre; del resto, quest’atteggiamento sposa perfettamente le posizioni dello stesso Eduardo, il quale spera in cuor suo che il figlio riesca a farsi strada da solo, seguendo il suo esempio e le sue orme. In questi termini Luca ricorda quel periodo: “A diciassette o diciotto anni mi sono trovato bene, nel senso che mi son divertito, ma nello stesso tempo non davo molta importanza […] Il mio approccio con il teatro è stato con grande leggerezza, allegria e spensieratezza”.

Da questo momento inizia un’intensissima attività teatrale. Con la regia del padre, sia in teatro che nella versione televisiva per la Rai, Luca partecipa al ciclo scarpettiano, al Terzo ciclo del teatro di Eduardo per la TV (dal 1975 al 1976) e al Quarto ciclo (1977-1980). I ruoli che maggiormente contribuiscono al suo successo sono Tommasino in Natale in casa Cupiello, Luigi Poveretti in Quei figuri di tanti anni fa e Carluccio Saporito in Le voci di dentro.

Nel 1981 la sua prima compagnia

Nel 1981 Luca fonda la sua compagnia, diventa capocomico e, con la regia di Eduardo, esordisce a Firenze con La donna è mobile di Vincenzo Scarpetta. Tre anni dopo muore suo padre. La prima commedia che Luca mette in scena dopo la morte di Eduardo è Uomo e galantuomo: qui il giovane attore esordisce anche come regista. Alcuni mesi dopo si cimenta con il don Giovanni di Molière. Luca sceglie quest’opera per il messaggio che l’autore vuole trasmettere al suo pubblico, ovvero quello di un giovane uomo coraggioso, sicuro, padrone di se stesso e della natura, che sfida la morte.

Tra la fine degli anni Ottanta ed i primi anni Novanta Luca alterna i testi dei grandi autori teatrali con quelli del repertorio scarpettiano e soprattutto quello paterno. La regia curata da Luca appare assolutamente dedita a rinnovare la lezione artistica del padre, restandole fedele in ogni particolare, esaltando i tanti temi ”napoletani”, a cominciare dalla passione per il gioco del Lotto, come suprema regolazione della vita e dei suoi misteri; e ancora i sogni, le superstizioni, le credenze popolari di una umanità dolente e sfaccendata.

La memoria di Eduardo

Uomo intelligente e sensibile, Luca ha sempre evitato il confronto con il padre, un gigante a paragone del quale chiunque sarebbe uscito perdente. Inoltre non ha mai tenuto nascosto il fatto che molti ammiratori in lui rivedevano i gesti di Eduardo: “Quando mi fermano per strada, io so che non fermano me, ma fermano ancora la memoria di Eduardo, quell’amore che portavano a lui. Ed io sono veramente contento di questo, perché è un qualcosa che in qualche modo rende ancora vivo il lavoro che ha fatto con il suo teatro”. L’umiltà di questo grande interprete è un sentimento che contraddistingue pochi grandi attori.

Gli altri registi messi in scena

Nel 1997 è uno dei due protagonisti de L’amante di Harold Pinter. Un’opera dove un gioco di finzioni consapevoli e magari di personalità sdoppiate la fa da padrone, con Luca De Filippo, in un ruolo insolito ma perfettamente a suo agio. Esperienze importanti questa di Pinter, come quella di Cerami, Pirandello, Wertmüller, che hanno permesso a Luca di conoscere intimamente l’autore. Leggere l’opera per capire lo spirito dell’autore – è questa la convinzione di Luca – non basta. Per comprenderlo veramente bisogna metterlo in scena: solo in questo modo è possibile entrare nella sua testa.

Il sodalizio con il suocero Francesco Rosi

Gli anni Duemila sono contraddistinti dal sodalizio artistico con Francesco Rosi, con il quale Luca collabora per circa sette anni, dalla stagione teatrale 2003-2004 fino a quella 2009/2010.
La prima commedia messa in scena è Napoli Milionaria, rappresentata da Eduardo De Filippo nel marzo del 1945. La collaborazione con Francesco Rosi si rivela un evento importante per la formazione e crescita artistica di Luca, anche perché lui stesso afferma di preferire il recitare al dirigere: “La regia non la amo particolarmente. Mi piace di più lavorare come attore, ed essere diretto”.

Il ricordo che Luca ha di Rosi è molto lusinghiero: “Francesco mi ha dato tantissimo. È stato il mio primo regista, con una forza intellettuale e morale sconfinata, io ho lavorato con altri registi… ma non si possono fare paragoni! In Francesco Rosi ho trovato quell’integrità morale e quella serietà che avevo riscontrato solo in Eduardo. Quindi, in qualche modo, dopo tantissimi anni ero davanti a una persona che non era un mio pari. Avevo di nuovo incontrato un maestro, nel vero senso della parola, qualcuno che consideravo dieci gradini sopra di me. A quel punto mi sono totalmente affidato senza muovere critiche al suo operato e automaticamente mi son trovato un’altra volta attore”.

L’idea della collaborazione è di Carolina, attrice cresciuta seguendo l’attività artistica del suo grande padre cineasta, come dichiara lei stessa in un’intervista per Repubblica del 13/09/2017: “Ebbi io l’idea. Luca riconobbe in Franco un maestro, ristabilendo il rapporto che aveva con Eduardo. E alla fine di questa esperienza mio padre era felice. Un giorno me lo disse: «Io so che ti lascio nelle mani d’una persona che ti ama come ti ho amato io, che ti proteggerà e ti starà vicino». Se ci siamo sposati nel 2013 è anche per far contento mio padre…”.

A tre anni dalla sua scomparsa, vogliamo ricordarlo con un motto a lui caro, conosciuto da tutti coloro che vivono di teatro: “La morte chiama vita, perché sennò vincerebbe due volte”.

Ciro Borrelli

Identità Insorgenti

Identità Insorgenti è un giornale on line che rappresenta un collettivo di scrittori, giornalisti, professionisti, artisti uniti dalla volontà di una contronarrazione del Mezzogiorno.

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