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L’anomalia Napoli e il silenzio assordante dei media

News, Politica | 22 Giugno 2016

NAPOLI, 22 GIUGNO – La città partenopea è definitivamente sparita dai radar mediatici. Con la sua vittoria al ballottaggio Luigi De Magistris è stato capace di cancellare ogni traccia di Napoli dalle bocche asservite dei politologhi e degli opinionisti prezzolati che spopolano nella Tv nazionale a trazione centro-nordica. Eh sì, perché mentre gli ospiti dei vari Talk Show si arrovellano nell’analizzare gli epocali successi del M5s e i rovinosi insuccessi del PD, l’anomalia Napoli viene scientemente minimizzata dall’opinione pubblica, etichettata, al più, come una vittoria populista del Masaniello di turno, con l’aggiunta di quel revanscismo borbonico che sempre riempie il ghigno compiacente di chi si eleva a garante degli equilibri morali e intellettuali decretati 150 anni fa dal Risorgimento (a forza di baionette).

E così, mentre De Magistris riceve i complimenti di quella Barcellona identitaria che tante volte in passato ha rifiutato il dialogo con la Lega italiota e razzista, su Mediaset, durante la classica maratona post ballottaggio (ero in modalità zapping, lo giuro! L’ultima volta che ho guardato Canale 5 era l’epoca di Bim bum bam), De Magistris veniva sorpreso dagli ospiti in studio a parlare di autonomia di Napoli, suscitando le risate maliziose e irrispettose degli ospiti in studio (e del conduttore anche), che dimostrano peraltro di non essere a conoscenza del cavallo di battaglia del sindaco di una delle città più grandi e influenti della penisola, ridotta a capoluogo di provincia solo grazie a un’oculata opera di rimozione delle coscienze e della memoria storica avvenuta nel corso dell’ultimo secolo e mezzo.

Una delle più grandi metropoli d’Europa viene dunque umiliata e confinata al silenzio mediatico da un sistema asservito alla partitocrazia nazionale, ormai definitivamente messo alla porta dai cittadini partenopei.

Ebbene sì, perché i lazzari hanno democraticamente estromesso la partitocrazia nazionale dalla città, in barba alle minacce di commissariamenti, e al netto dei contributi pubblici che gonfiano le tasche dei partiti. “Per 150 anni ci avete detto che cosa dovevamo fare,” Commentava De Magistris a margine dell’elezione. “tutto questo è finito. Ora Napoli decide da sola.”

Chiamatelo populismo, chiamatela utopia o anche propaganda elettorale, chiamatela pure voce ‘e popolo…

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Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 22 Giugno 2016 e modificato l'ultima volta il 22 Giugno 2016

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