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L’ANTEPRIMA

“Meno influencer, più Bud Spencer”. A Palazzo Reale si celebra Carlo Pedersoli, napoletano per sempre

Eventi, Identità | 12 Settembre 2019

Meno influencer e più Bud Spencer. Con questo slogan ha inaugurato oggi – apertura al pubblico domani mattina – nella Sala Dorica del palazzo Reale di Napoli, la mostra multimediale dedicata a Bud Spencer. Mancava una celebrazione ufficiale a Bud da parte delle istituzioni partenopee – a parte la medaglia della città da parte del sindaco, 4 anni fa, quando Bud era ancora vivo – che a Napoli è sempre stato amatissimo e lo è tutt’ora.

Carlo Pedersoli è un’icona della napoletanità. Il suo volto, la sua voce, la sua straordinaria gestualità fanno ormai parte del bagaglio culturale di ogni partenopeo che si rispetti. Ma la sua fama travalica di tantissimo gli stretti confini di Napoli per allungarsi ai paesi dell’est, alla Germania, al Nord Italia – Budapest e Livorno gli hanno dedicato due statue. E ci sono anche le foto di queste opere – come quelle di tanti altri artisti – all’interno della mostra, molto bella, molto “memorial” ma che offre uno spaccato gigantesco sul grande attore che non era solo un attore. Così come dalla Germania sono arrivati freschi e gioiosi – “Napoli è bellissima” ci hanno detto – gli organizzatori dello Spencer Hill Festival. Una iniziativa che da anni si fa in Germania dedicata ai due grandi attori e alla quale accorrono ogni anno migliaia e migliaia di persone.

La Napoletanità è regina di una sala che ricorda quando nel film Piedone Lo Sbirro alla domanda “Sei italiano?” lui risponde: “No, sono napoletano”. Qui tra panni “spasi” veri sui quali si proiettano i suoi film, giganteggia una sua foto tra i vicoli che ce lo restituisce nella sua grandezza, anche fisica.

Ma la mostra multimediale – vista in anteprima dopo una conferenza stampa lunghissima e praticamente inutile dove si è dovuto attendere per un’ora l’arrivo di Anna Imponente, pessima padrona di casa – ripercorre passo dopo passo, la sua vita: dalla sua iniziale attività sportiva quale atleta di nuoto, a quella di attore dalla poliedrica e instancabile creatività che lo ha portato nel corso degli anni a ricoprire anche le vesti di imprenditore, pilota, scrittore, compositore, cantante e persino inventore.

La mostra-evento racconta anche il mondo che si è mosso intorno al grande Bud Spencer: dal suo straordinario partner Terence Hill, ai registi con i quali ha collaborato, come Steno, Olmi, Festa Campanile, Montaldo, Colizzi, Clucher e ancora Argento, Castellari, Deodato, Capone, senza dimenticare gli autori delle colonne sonore da Micalizzi ai fratelli De Angelis e ai La Bionda solo per citarne alcuni.

L’esposizione, narrata dalla stessa voce di Bud Spencer, vuole essere un viaggio nel mondo dell’attore con impianti multimediali, videomapping – bellissima la sala “piscina” – proiezioni su pannelli, oggetti di scena, premi italiani ed internazionali – c’è anche il San Gennaro Day – ricevuti sia come artista che come sportivo, articoli di giornali di tutto il mondo, poster, manifesti di film, bozzetti originali, foto pubbliche e private, gadget e molto altro.

I primi anni al Pallonetto, poi il trasferimento a Roma

Carlo Pedersoli nasce a Napoli il 31 ottobre 1929. Appena un anno dopo la prima elementare, nel 1936 fa la prima apparizione in una piscine e viene iscritto ad un club di nuoto. Nel 1940 la famiglia Pedersoli alla quale dal 1934 si è aggiunta anche la sorella Vera, si trasferisce a Roma visto che l’importante fabbrica di famiglia fondata nel secolo precedente dal capostipite Alessandro Pedersoli, è stata completamente distrutta da un bombardamento. Grazie alla presenza del Papa in Vaticano, Roma é una città molto più sicura e Carlo può tranquillamente proseguire gli studi che completa nel 1946 con ottimi risultati.

Sport, prima passione

La squadra di rugby del collegio, nella quale partecipa, diventa campione nazionale e Carlo giovanissimo è già molto conosciuto anche perché a soli quindici anni ha già battuto molti dei campioni senior in piscine.
Nel 1946 è accettato all’Università di Roma e comincia gli studi di chimica come uno tra i più giovani studenti universitari d’Italia. Ma il dopoguerra in Italia è davvero pesante – si racconta nella sua biografia ufficiale – e poco tempo dopo la famiglia Pedersoli è  costretta di nuovo a spostarsi ma questa volta verso un paese molto lontano, il Brasile.

Carpentiere a Rio de Janeiro. Poi il rientro in Italia

Carlo impara rapidamente il portoghese e lavora, tra le altre cose, come carpentiere a Rio de Janeiro. É comunque un periodo sereno nel quale Carlo apprezza l’arte e la musica brasiliana, la sua favorita. Nel 1948 rientra in Italia, smette gli studi di chimica e si iscrive a giurisprudenza. Quello secondo lui gli lascerà più tempo per allenarsi nel nuoto. In quel periodo Carlo affronta anche qualche incontro di pugilato nella categoria pesi massimi, vincendo tutte le sfide.

Grandi vittorie nel nuoto, i primi ruoli al cinema e un nuovo viaggio in Sud America

Stabilisce rapidamente molti records nel nuoto. Nel 1949 diventa campione italiano nei 100 metri stile libero e nel 1950 é il primo italiano a nuotare sotto il minuto in quella categoria (59:50 secondi il 19 settembre 1950). Alla fine della sua carriera di nuotatore Carlo avrà accumulato sette titoli italiani (oltre ad altri tre nella categoria juniores) e inoltre sarà campione nazionale quattro volte nella staffetta. Diventa anche il centravanti della nazionale di pallanuoto che aveva vinto la medaglia olimpica a Londra nel 1948 e a Roma nel 1960.

Nel 1950 Carlo incrocia per la prima volta la sua strada con quella del cinema. Essendo una star dello sport e un uomo molto attraente, gli viene offerta un ruolo nell’epico “Quo vadis” e anche se a questo seguiranno altri piccoli ruoli negli anni’50 non si lascia distrarre dalla sua carriera sportive. Nel 1952 farà parte della nazionale italiana ai Giochi Olimpici di Helsinki arrivando quinto nelle qualifiche dei 100 metri stile libero. Quattro anni dopo è convocato nuovamente ai Giochi Olimpici, questa volta a Melbourne. A Carlo piace più gareggiare che allenarsi e nuovamente i suoi tempi non sono sufficienti per una medaglia. Finisce con un rispettabile undicesimo posto.

In Venezuela a ritrovare se stesso

Un anno dopo a 27 anni, Carlo decide di smettere con lo sport e viaggia alla volta del Sud America, in Venezuela. Più tardi dirà che questo viaggio era necessario per ritrovare se stesso, ricollegandosi con la sua vera natura alla ricerca dei suoi obbiettivi. In Caracas non poteva avere le comodità della vita romana con grandi machine sportive e tante appassionate fans che lo seguivano come idolo sportive. Voleva capire chi fosse veramente, se era un coraggioso o un codardo nell’affrontare la vita. In Venezuela Carlo lavora anche come meccanico nella costruzione della via Panamericana. Comunque anche se ha nostalgia per la sua famiglia, per il suo paese e anche per una giovane ragazza, Maria e vorrebbe tornare a casa, resiste ancora per qualche tempo. Lavora ancora a Caracas per l’Alfa Romeo, poi nel 1959 ritorna in Italia. Quasi subito gli offrono il ruolo del capo tribù Rotario nell’epico film “Annibale”: il suo futuro partner Terence Hill è sullo stesso set anche se la futura famosa coppia tuttavia non si incrocia durante le riprese di questo film.

Un colpo di fortuna e il lavoro come compositore

Il 25 febbraio del 1960 Carlo si unisce in matrimonio con Maria Amato, figlia di un famosissimo produttore cinematografico, la quale conosce da qualche anno. Un anno dopo nasce il figlio Giuseppe e nel 1962 anche la prima figlia Cristiana. Carlo viene ingaggiato dalla società discografica RCA per la quale comporrà canzoni napoletane e folk dal 1960 al 1964. Poi rompe il contratto con la RCA per fondare una propria società di produzione per fare principalmente documentari e campagne pubblicitarie per la televisione italiana. Anche se condivide molte esperienze di lavoro con suo suocero Giuseppe Amato, Carlo non ha nessuna idea che il suo futuro sarà nel cinema come attore.

 

La nascita di Bud Spencer

Nel 1967 il regista Giuseppe Colizzi lo contatta. Colizzi conosce bene Maria ed offre a Carlo il ruolo principale nel suo prossimo film, il western spaghetti “Dio perdona…io no!”. Per questo film c’è bisogno di un gigante e Carlo sembra perfetto per il ruolo con i suoi 120 chili per un metro e novantaquattro di altezza. Carlo ha bisogno di soldi e accetta la proposta. Siccome non vuole danneggiare la sua reputazione per il ruolo in uno “strano film sui cowboys”, si lascia crescere la barba cosi in pochi lo riconosceranno. Gli viene anche chiesto di cambiare il suo nome con uno americano perché un nome internazionale funziona meglio sul mercato cinematografico. Come nome d’arte sceglie una combinazione tra la sua birra preferita “Budweiser” e un attore che ama molto, Spencer Tracy.

Carlo non parla bene inglese, non è un bravo cavaliere e non ha davvero alcuna intenzione di continuare la sua carriera d’attore anche perché il successo dei film western all’italiana sta rapidamente scemando alla fine degli anni’60 perciò é convinto che non gli arriveranno altre proposte. Ma per fortuna ha fatto male i calcoli. Il pubblico va pazzo per lui specialmente quando é in coppia con Terence Hill e il film é un successo. Quasi automaticamente entrambi vengono nuovamente ingaggiati per due “sequel” di Colizzi, “I Quattro dell’Ave Maria” e “La collina degli stivali”, altri due grandi successi. Il 1970 segna il momento della svolta con il clamoroso successo internazionale di “Lo chiamavano Trinità…” diretto dall’esordiente regista e autore Enzo Barboni (E.B. Clucher) seguito da un altro strepitoso successo di “Continuavano a chiamarlo Trinità”. Nel 1972 il grande momento professionale é anche coronato da una grande felicità personale con la nascita della terza figlia Diamante.

Volando nell’aria

Nel 1972 Bud e Terence sono in Colombia per le riprese di “Più forte ragazzi” diretti nuovamente dall’amico Giuseppe Colizzi. Interpretano due piloti d’aeroplano e dopo quella fantastica esperienza professionale Bud decide di studiare per ottenere il brevetto d’aviazione e diventa pilota professionista volando poi per oltre duemila ore con gli aerei e oltre cinquecento ore con gli elicotteri. Volare sarà la sua principale passione per oltre trentacinque anni dandogli un grande senso di libertà e la possibilità di conoscere nuovi luoghi e persone, soddisfacendo un pò della sua fenomenale curiosità. Dopo quell primo film Bud includerà le sue capacità aviatorie in varie scene dei suoi film.

 

Altri suoi talenti: compositore, cantante, pilota, imprenditore e inventore

Anche se Bud è molto occupato con i film, ritrova il tempo per la sua vecchia passione: la musica. Nel film “Lo chiamavano Buldozer” canta per la prima volta in scena. Un anno dopo interpreta un tema nella colonna sonora di “Io sto con gli ippopotami”. Nel 1981 fonda la compagnia aerea Mistral Air, che diventa una della principali società di trasporti in Italia e verrà poi venduta. Carlo ha anche molta inventive e depositerà il progetto per un bastone da passeggio con tavolino e sedia inclusi, un topolino giocattolo elettronico e uno spazzolino da denti col dentifricio incluso. In generale ha depositato 12 idee originali.

Dal 2010 Bud è anche autore di libri

Il 27 maggio del 2010 Bud Spencer decide di intraprendere una nuova carriera come scrittore e produce un’autobiografia dal titolo “Altrimenti mi arrabbio”. Quello stesso anno il 25 novembre il libro viene pubblicato in Ungheria e poi anche in Germania da Schwarzkopf & Schwarzkopf ottenendo un grande successo (libri in ogni lingua su di lui sono esposti alla mostra). Nel 2012, il 15 marzo esce poi un secondo libro intitolato “Ottant’anni in giro per il mondo – la seconda parte della mia autobiografia”. Nell’ ottobre del 2014 Bud celebra il suo ottantacinquesimo compleanno e pubblica il suo terzo libro con il titolo “Mangio ergo sum”. Questo testo racconta degli incubi di Bud dopo una dieta forzata e le sue conversazioni immaginarie su vari dilemmi con dodici filosofi dei secoli passati. L’intoduzione è firmata da Luciano De Crescenzo, nato nel suo palazzo al Pallonetto.

Info sulla mostra

La mostra è curata da Umberto Croppi, co-prodotta da Equa e Istituto Luce-Cinecittà con il supporto di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e la collaborazione della famiglia: la moglie Maria Amato e i figli Giuseppe, Cristiana e Diamante Pedersoli.

Qui, in anteprima, alcuni scatti di Francesco Paolo Busco.

Apertura fino all’8 dicembre 2019. Biglietto intero: 10 euro.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 12 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Settembre 2019

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