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L’ANTEPRIMA

Vi raccontiamo Ultras, primo film di Lettieri & Liberato

Cinema | 3 Marzo 2020

Con un’anteprima aperta solo a una decina di giornalisti abbiamo visto ieri al Modernissimo “Ultras”, il primo film di Francesco Lettieri con le musiche di Liberato. Poi oggi, per la prima volta da quando ha iniziato a essere conosciuto tra il grosso pubblico per i suoi bellissimi lavori con i videoclip di Liberato, Lettieri si è concesso ai giornalisti in una conferenza stampa in streaming, con cast e produzione, e con domande inviate in anticipo su whatsupp. Scelte, a nostro avviso malissimo, da Boris Sollazzo, con grande noia – e disappunto – di chi seguiva on line.

Amen. Siamo “sportivi” nonostante siamo stati “censurati”. Va sottolineato che la gestione della comunicazione – conferenza per pochi, streaming con domande già selezionate in precedenza – è comunque in coerenza con lo stile che la coppia di fatto “Lettieri-Liberato” ha deciso di proporre in questi anni.

Tanto la domanda a cui Lettieri non ha risposto – come mai si è deciso di citare senza citarlo, Ciro Esposito e qual è il reale rapporto con la tifoseria organizzata del Napoli – troverà risposte naturali nei fatti.  Anzi fortunato chi non ha dovuto sorbirsi un’ora di inutile conferenza…. 60 minuti di banalità al vento grazie anche al mediocre moderatore, conclusi con un trattatello sociologico su Napoli e la sua non normalità da parte del produttore Nicola Giuliano (grande produttore e scarso sociologo) mentre le nostre domande non sono state poste…

Avremmo voluto sapere in cosa consiste il disco di Liberato (dato che nel film c’è solo un brano sconosciuto al pubblico) ma soprattutto qual è stato il rapporto con gli Ultras del Napoli, anche se a inizio film è volutamente sottolineato che la storia è una storia di fantasia tanto che compare una scritta all’inizio, in premessa, proprio per chiarirlo.

Tuttavia chiamandosi il film Ultras e trattando di morti e feriti, di tifoserie rivali al Napoli… volevamo capire come mai si era scelta  proprio Roma come città in cui andare a chiudere il film, con mega scontri con la tifoseria partenopea, essendo sempre aperta e sanguinante la ferita di Ciro Esposito… per capire come mai nel film c’è la data del 3 maggio, come mai quel murale “Sasy Vive” che ricorda i tanti dedicati al nostro ragazzo di Scampia ucciso a Roma da un tifoso fascista, Daniele de Sanctis, come mai non si è pensato che questa cosa avrebbe alimentato il già espresso dissenso degli ultras, quelli veri, verso questo lavoro di Lettieri… niente… non ce l’hanno fatta fare. Censurati. Molto triste.

 

Il gruppo tecnico dei videoclip scelto anche per Ultras

Ma veniamo al film… Anzitutto squadra che vince non si cambia e la squadra scelta da Francesco Lettieri è  la stessa di sempre, almeno dal punto di vista tecnico: e rassicura subito la presenza del secondo alter-ego di Lettieri, il direttore della fotografia Gianluca Palma. A lui il regista dedica ampi stralci delle sue note di regia. E anche alla storica scenografa, Marcella Mosca. Note che prendono subito le “distanze” dalle tifoserie organizzate del Napoli che, come tutte le tifoserie organizzate, non vogliono e non amano essere raccontate. Perché l’idea del film, racconta Lettieri, nasce anni fa e non nasce per narrare gli ultras partenopei. Almeno in origine…

Lettieri: “Ultras è una storia d’amore tra un uomo e la sua squadra del cuore”

“Ultras – racconta Lettieri – è nato anni fa, mentre scrivevo il soggetto per il video di “Frosinone” di Calcutta poi mai realizzato. Già in quella bozza c’era il Mohicano, ex capo ultras del Latina, tenuto lontano dallo stadio da un Daspo ricevuto a causa degli scontri con gli ultras del Frosinone. Lo stadio Francioni è diventato il San Paolo, er Mohicano è diventato ‘O Mohicano, Latina è diventata Napoli (città dove Lettieri è nato, ndr). Da quel soggetto è rimasta l’idea di raccontare una storia d’amore tra un uomo e la sua squadra del cuore, nel contesto di un mondo violento”.

“A questo – aggiunge Lettieri – si è aggiunta una storia volutamente classica, scritta insieme a Peppe Fiore, in cui Il Mohicano diventa un eroe che prova a sfuggire a un destino già scritto, un racconto quasi epico in contrasto con lo stile di ripresa del film. Per me tutti gli aspetti del film ballano su questo equilibrio tra classicismo e realismo. Se da un lato la storia ha una struttura classica, dall’altro i dialoghi sono spesso improvvisati e la recitazione è naturalistica. I personaggi hanno dei ruoli ben definiti e funzionali alla storia, ma sono poi spesso interpretati da attori non professionisti. I casting sono durati più di sei mesi. L’idea era quella di lasciare spazio a tutti i personaggi, anche quelli minori, e dare un’identità di verità a tutti. Abbiamo incontrato attori professionisti, giovani emergenti e attori non professionisti. Il risultato finale è un mix di tutti questi elementi.

Il “pop povero” di Gianluca Palma anche in Ultras

Lettieri definisce la fotografia – sempre efficacissima – di Palma, così: “Stesso discorso vale la messa in scena (fotografia – scenografia – costumi) in cui gli elementi estetizzanti hanno come fine ultimo quello di restituire la verità. Con Gianluca Palma – il DOP – c’è ormai un lavoro simbiotico. Insieme abbiamo costruito la nostra estetica in tanti anni di sperimentazione con i videoclip e questo film ne è il risultato. Noi lo chiamiamo ironicamente pop povero perché mischiamo elementi pop a uno stile sporco, povero.

Per quanto riguarda la regia, ho scelto un approccio il più possibile libero, cercando di trovare il mondo migliore per girare ogni singola scena, piuttosto che legarmi a una coerenza forzata. Per questo motivo il film è girato con molteplici tecniche: macchina a mano, zoom e cavalletto, zoom e carrello, crane e macchina a mano, ronin e zoom… volevo che la sensazione finale fosse quella di una regia presente ma mai virtuosa e sempre funzionale al racconto”.

Quanto alla scenografia “con Marcella Mosca – scenografa e collaboratrice di sempre – abbiamo cercato di costruire un immaginario nuovo sia con le location che con gli arredamenti: La Napoli di Ultras non è quella di Gomorra, non è quella dell’Amica Geniale, e non è neancha quella di Liberato. E’ una Napoli lontana dal centro storico e dai vicoli con i panni stesi, lontana dal degrado della periferia che si concentra nell’area flegrea, tra vulcani inesplosi e le rovine greche e romane dove il mito e la leggenda convivono con la quotidianità.

La colonna sonora: Liberato il primo “Ultras” fino a Pino Daniele e Lucio Dalla

Infine, conclude Lettieri, “anche sulla colonna sonora di Liberato c’è stato un grande lavoro. Avevo già attinto ala tematica ultras e quando ho scritto un film su Napoli era inevitabile che le musiche fossero sue. E’ stato bravo a spaziare tra i generi e a mettersi al servizio della storia”. La colonna sonora del film è infatti proprio “curata” da Liberato secodo quanto leggiamo (ma non ne siamo sicurissimi perché la nostra domanda è saltata!). I generi spaziano dalla house alla musica popolare, dall’elettronica alla techno, dall’ r&b al pop. Le musiche originali convivono con tanti pezzi editi: Speranza, Pino Daniele e Lucio Dalla completano il quadro di una Napoli sempre al confine tra contemporaneità e storia. I brani originali composti da Liberato diventeranno il suo nuovo disco. Per ora conosciamo già We come from Napoli, il brano dei titoli di coda, composto in collaborazione con Robert Del Naja dei Massive Attack.

L’unico altro brano “nuovo”, sempre con Del Naja, si chiama invece ‘O core nun tene padrone. Poi c’è anche Tu t’è scurdat’e me, uno dei primi successi di Liberato. Altri brani sono “Voce e notte” di Davide Saulino, “E so cuntento ‘e sta cu te” di Pino Daniele, “Bad moon Rising” di John Fogerty.

Ma molti anche i brani definiti “di repertorio”. Da “L’estate sta finendo” (ovviamente!) da “Tanto pé cantà” di Petrolini. Poi c’è un Funiculì Funiculà riarrangiato da Liberato, Pagnale di Speranza, That Silver Haired Daddy of Mine, When the saint go marching in, Guajra Guantanamera e infine Caruso di Lucio Dalla.

La sceneggiatura fragile di Ultras dello scrittore Peppe Fiore

“Nel tifo organizzato erano contenuti tutti gli elementi su cui Francesco ha costruito la sua identità – ha spiegato Fiore in conferenza stampa – a iniziare dal romantiscismo, come ad esempio nella figura dell’Ultras anziano, quello coi baffi… la vena malinconica di fondo appartiene alla poetica di Lettieri. La cosa bella ed efficace di questa storia è che in un contesto spettacolare, visivo, cinematografico – cori, scritte, sctriscioni, tatuaggi – contenesse tutti i temi di relazione e sentimenti che appartengono al mondo di Francesco”.

Di fatto però forse è proprio la sceneggiatura la parte più debole di questo film, con personaggi delineati in modo etereo, quasi in dissolvenza. Soprattutto quelli secondari.

Il cast e la sinossi di Ultras

I protagonisti  del film sono Aniello Arena, Ciro Nacca, Simone Borrelli, Daniele Vicorito, Salvatore Pelliccia,  Antonia Truppo, Alessandra d’Elia.

La trama: a quasi cinquant’anni Sandro è ancora il capo degli Apache, il gruppo di ultras con cui ha passato tutta la vita allo stadio: una vita di violenza, scontri, passioni e valori incrollabili. Ma ora che un Daspo gli impedisce di avvicinarsi alla curva, quei valori iniziano a vacillare. Sandro sente per la prima volta il bisogno di una vita normale, di una relazione, magari anche di una famiglia. E ha incontrato Terry che è bellissima e non ha paura di niente. Angelo ha sedici anni e considera gli Apache la sua famiglia, Sandro la sua guida, la persona che ha preso il posto di suo fratello Sasà, morto anni prima durante gli scontri di una trasferta. Ultras è la storia della loro amicizia, di una fede e di un amore scanditi dalle ultime settimane di un campionato di calcio. E dell’inevitabile incontro di entrambi con il proprio destino.

Il film è prodotto da Indigofilm, Netflix e in associazione con Mediaset.

Le sale dove va in onda Ultras il 9-10 e 11 marzo. Dal 20 marzo Ultras è su Netflix

Il film dal 20 marzo sarà su Netlfix,  visibile in tutto il mondo. Ma il 9, 10 e 11 marzo sarà in anteprima nelle sale. Sul sito www.ultrasilfilm.com si può vedere dove.

 

Il mondo Ultras – reale – sul piede di guerra

Chiariamo che Ultras non è un documentario. E’ un film e come tale va considerato: Lettieri a inizio film lo precisa, quando compare la scritta che spiega che non c’è riferimento a nulla di reale. E che i tifosi del Napoli non sono stati coinvolti né hanno partecipato.

Detto questo la narrazione contiene numerose forzature nel raccontare il mondo delle tifoserie organizzate. “Soprattutto – ci spiega un “esperto” – perché quello degli ultras è un mondo profondamente gerarchico con grande rispetto per i ruoli e dunque l’azione punitiva degli anziani verso i giovani è inverosimile, come è forzata l’idea della trasferta sul camion delle mozzarelle”.

“E’ difficile raccontare il movimento ultras, perché molto diverso – spiega Lettieri in conferenza stampa – con diversi modi di vivere il movimento tra Napoli, Milano e Roma per esempio…. Credo che a Napoli ci sia una particolarità del tifo. A differenza delle altre grandi città, Napoli è unita nel tifo in un’unica squadra che è anche in qualche modo legata ad un sentimento di riscatto del Sud. Dietro al tifo per una squadra c’è dunque tanto altro”.

Si parla di Estranei alla massa, film di Vincenzo Marra che raccontava la vita quotidiana degli Ultras. Dice Lettieri: “Se non avessi visto il film di Marra non so se avrei potuto scrivere questo. Ma ovviamente noi ci siamo concentrato di più sul lato umano. “Estranei alla massa”  (film che si può vedere integralmente on line) racconta anche dinamiche e simbolismi… ed è un docu. Noi ci siamo concentrati sulle emozioni…”

 

A parte “Estranei alla massa”, gli ultras del Napoli, come tutte le tifoserie organizzate, non amano essere raccontati (come Liberato e Lettieri del resto…). E così per le strade di Napoli sono anche comparse scritte anti-film…

 

Noi però aspettiamo l’anteprima al cinema per vederlo con i tifosi e spiegare insieme a loro quali sono gli aspetti inverosimili che li fanno incazzare nel film di Lettieri. Ma il film piacerà alla platea di Lettieri, alla platea dei suoi videoclip, alla platea di Liberato e a quella di Netflix. E’ un racconto immaginario: ovvio che non esiste il gruppo Apache né i cori fatti con gli Augh… però  esiste “Un giorno all’improvviso” con cui inizia il film. E dunque il vero si confonde con il finto. E le tifoserie non amano la confusione. Hanno chiesto esplicitamente alla produzione che non comparisse nulla che li riguarda… Perché, dicono “ultras è ultras”.

Per tutti gli altri invece il discorso sarà diverso. Da facili Cassandre possiamo prevedere che la critica cinematografica lo massacrerà, ma il pubblico lo adorerà. Perché Ultras è Ultras. Ma la coppia Lettieri-Liberato pure…

Lucilla Parlato

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 3 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 4 Marzo 2020

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