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lunedì 30 novembre 2020
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L’APPELLO

Campionati aperti, ma piscine chiuse: la pallanuoto così affoga

Sport | 28 Ottobre 2020

Il calcio degli ultimi tempi ha provocato in me un distacco emotivo credo insanabile. La vergognosa vicenda della partita Juventus-Napoli è stata il colpo definitivo. Speravo quanto prima di vedere la palla schizzare in acqua per poter soddisfare il mio bisogno di sport. Speravo che, sebbene la minima esposizione mediatica riserva a questo sport, la pallanuoto potesse conservare quella purezza ed autenticità che oramai la palla calciata ha perso irrimediabilmente.

Con i campionati sospesi ancor prima di cominciare, l’obiettivo principe di queste ultime settimane è stato chiaramente il ritorno alle competizioni nel minor tempo possibile. Le piscine si sono adeguate alle rigide norme anti Covid. Nel frattempo si sceglieva di mandare in soffitta il girone unico per ricorrere ad un format a gironi in due fasi, per eleggere le migliori quattro compagini che avrebbero dovuto contendersi il titolo di Campioni d’Italia nei playoff. Partenza fissata il 7 novembre.

Tutto fatto? Non proprio.

Ecco un nuovo decreto a sparigliare nuovamente. Forse è il più controverso dei tanti DPCM che si sono susseguiti in questi tempi, che invece di far luce pare creare nuove zone grigie ed aumentare la confusione. Così, dopo aver chiesto investimenti per gli adeguamenti degli impianti ed aver effettuato centinaia di controlli dei NAS pare che no, non va più bene, le piscine vanno chiuse. È necessario un chiarimento successivo, per capire che solo ai tesserati FIN sarà data la possibilità in deroga di allenarsi.

Levare il sostentamento dei proventi delle quote di iscrizione ai club equivale sostanzialmente a sentenziare la morte del movimento. È davvero difficile mantenere equilibrio, di fronte alla percezione di ingiustizia che lasciano le ultime disposizioni. È difficile capire perché, dopo mesi di introiti drasticamente ridotti e indebitamenti per adeguare gli impianti rincorrendo il susseguirsi delle norme di sicurezza, il governo decida di chiudere le piscine.

Così come i cinema, i teatri e quant’altro.

Con l’acqua alla gola

Se la situazione è degenerata così tanto da imporre nuove misure così drastiche, perché su altri settori non si è abbattuta la scure del DPCM?

La sensazione è che il governo abbia commesso numerosi errori di valutazione. Come la chiusura di marzo, che non teneva conto della diversa propagazione dell’epidemia sul territorio e ha finito per danneggiare inutilmente le già precarie economie del meridione. Come la riapertura estiva incontrollata, che ha permesso una diffusione esponenziale del virus che, adesso sì, contagia in tutta Italia. Il tutto senza una pianificazione sanitaria ed economica per la gestione della seconda ondata.

Ciò che traspare è che il Governo, incalzato dalle regioni, abbia avuto fretta di dire qualcosa. Una risposta che scontenta quasi tutti, e non è più il momento delle improvvisazioni. Sebbene i giornali, nei loro titoli, sbandierano le violenze per una facile stigmatizzazione moralista, in strada si affollano sempre di più insegnanti, artisti, baristi, imprenditori e, a breve, anche i pallanuotisti. Un esercito di nuovi poveri creati non dal virus ma da una sprovveduta gestione della pandemia. Urge un cambio di rotta immediato, se vogliamo sopravvivere come nazione è imperativo che siano i più forti a caricarsi sulle spalle i più deboli.

Il mondo della pallanuoto non starà in silenzio a sopportare questa nuova umiliazione, la presa di coscienza è in atto e le prime voci autorevoli – come quella di Franco Porzio – stanno cominciando ad esprimere le proprie sacrosante rivendicazioni. L’appello va adesso a governatori locali e governo centrale. Se non per senso civico, anche solo per non passare alla storia come coloro che hanno distrutto l’Italia. L’unico modo per scampare all’incendio che divampa è che sia Enea a caricarsi Anchise sulle spalle e non il contrario.

O così, o si muore.

Claudio Starita

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 28 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 28 Ottobre 2020

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