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L’APPELLO

Lo scrittore Maurizio de Giovanni: c’è bisogno di una cattedra di Storia della Lingua Napoletana

Lingua Napoletana | 21 Giugno 2018

“Ritengo, con forza e con assoluta certezza, che sia necessaria l’istituzione di una cattedra di Storia della lingua e della letteratura napoletana.”

Sono le parole dello scrittore Maurizio de Giovanni in un’intervista rilasciata ad Identità Insorgenti, riguardo all’appello che ha rivolto alle università campane, in cui rinnova il suo richiamo al rispetto per la lingua napoletana. Non è la prima volta che lo scrittore, da sempre difensore strenuo della cultura partenopea, si esprime in favore di una maggiore attenzione istituzionale per questa lingua; tuttavia, ci racconta, il suo appello è rimasto finora inascoltato.

 “Non mi riferisco ad un insegnamento all’interno della cattedra di Storia della lingua italiana, cosa che c’è già, e non è abbastanza,” specifica lo scrittore, “ma ad una vera e propria cattedra dedicata  esclusivamente alla lingua napoletana. Solo questo può portare alla coltivazione e alla conservazione della lingua napoletana e della sua letteratura. A questo proposito ho scritto articoli, post, ho fatto dichiarazioni pubbliche, ma tutto è rimasto lettera morta.”

Lo scrittore fa riferimento anche ad iniziative da tempo avviate, come la Proposta di legge per la tutela della lingua napoletana, ad oggi in attesa di approvazione dal Consiglio regionale campano, nella quale si parla in particolare di insegnamento nelle scuole.

“Ritengo che il contenuto della Proposta sia molto diverso da ciò che intendo io: la sua attuazione, penso, non porterebbe a nulla. È fondamentale, invece, e deve venire prima di ogni cosa, l’istituzione di un insegnamento universitario. Partire dall’università è l’unica via che porterebbe davvero dei risultati. Solo l’istituzione di una cattedra, infatti, comporterebbe realmente la conservazione della lingua napoletana: ci sarebbero pubblicazioni, studi a riguardo; i ragazzi verrebbero incoraggiati allo studio della materia. In primo luogo, si giungerebbe all’elaborazione di una norma ortografica e grammaticale per il napoletano, cosa fondamentale; in secondo luogo, si incoraggerebbe la ricerca e l’approfondimento sugli autori che hanno scritto opere letterarie e canzoni in lingua napoletana.
Abbiamo in Campania molte figure valide, che potrebbero portare avanti questo progetto nel migliore dei modi, come il prof. Nicola De Blasi, professore di Storia della lingua italiana all’Università Federico II, un’autorità indiscussa in questo campo.

Il mio è un appello a riconoscere alla nostra lingua la dignità che essa merita. Non dobbiamo dimenticare che la lingua napoletana costituisce le fondamenta della nostra cultura: è la lingua di Basile, che è pari ad autori della letteratura universale come Geoffrey Chaucer, Giovanni Boccaccio. Per quale motivo Basile non deve essere studiato come archetipo di una letteratura? Penso, ancora, a Di Giacomo, a Viviani, a De Filippo: non vedo in che modo si possa liquidare la loro opera come letteratura ‘dialettale’.”

Lo scrittore ricorda che il napoletano è la lingua di una tradizione musicale molto vitale, che dà vita tuttora, con incredibile fermento, ad opere di grande valore artistico.

“Penso al rap, all’hip hop, che negli ultimi anni si esprime molto in lingua napoletana; penso a Liberato, ai 99 Posse e a tanti altri, ascoltati dovunque; o ancora alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, che si è espressa, nel corso di tutta la sua carriera musicale, unicamente in napoletano. Una tradizione miracolosamente vitale, nonostante le enormi barriere sollevate attorno a noi.
La mia non è assolutamente una forma di revanchismo chauvinista o di separatismo neoborbonico: si tratta strettamente di una rivendicazione di dignità per la nostra cultura.”

Teresa Apicella

 

Teresa Apicella

Laureata in lettere classiche e poi in linguistica, appassionata di antropologia culturale, di cose sommerse e cose che rischiano di scomparire. Amante delle differenze, a patto che attraverso di esse si riveli la ragione profonda per cui siamo tutti uguali. “Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio.” (Italo Calvino, Le città invisibili)

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