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L’APPROFONDIMENTO

La canapa per ripulire i terreni inquinati: molti i progetti al sud

Ambiente | 20 Marzo 2019

Come ben sanno i lettori di Identità Insorgenti ci impegniamo ogni giorno per approfondire temi che hanno ricadute dirette sui nostri territori anche se ignorati dal giornalismo e in generale dalla comunicazione “main stream”.

Abbiamo intervistato Marcello Colao ingegnere ambientale che collabora con l’Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi sulle possibilità che la “fitodepurazione” diventi realtà nel sud Italia.

E magari una proposta a cui gli scienziati ma in genarale il mondo ambientalista, possa guardare con interesse.

Il prossimo 23 marzo, infatti, a Roma comitati, studenti universitari e tutto il mondo dell’attivismo ambientale marceranno contro le grandi opere. 

Quelle grandi opere che incarnano un modello di sviluppo che porta devastazione e inquinamento in terre spesso già vittima di disastri ambientali.

Ci sembrava quanto mai utile approfondire un tema, quello della bonifica di aree inquinate attraverso fitodepuratori come la canapa, spesso paventati come una sorta di panacea. 

Abbiamo curiosità di capire se possa diventare una strada realmente percorribile. 

Ma soprattutto se possiamo pensare ad un modello di sviluppo che non preveda grandi opere ma che sia a basso impatto ambientale.

Addirittura nel caso specifico, che aiuti a bonificare territori inquinati attraverso la produzione di canapa da utilizzare, poi, come biomassa in uno schema economico circolare.

In cosa consiste la fitodepurazione 

Marcello Colao, molto attivo nei primi progetti sperimentali in Puglia di utilizzo della canapa per la fitodepurazione, ci fornisce notizie anche tecnicamente, molto dettagliate

Gli abbiamo, naturalmente chiesto di spiegarci quale è il “meccanismo” attraverso il quale le piante assorbono dal terreno gli inquinanti, in particolare i metalli pesanti: 

Le fitotecnologie (fitodepurazione) sono strumenti di ripristino ambientale che si servono di piante erbacee o alberi, per il trattamento di contaminanti come metalli pesanti, elementi radioattivi e composti organici nel suolo, nelle acque di falda, nelle acque superficiali, (Baker et al., 1991; Raskin et al., 1997; Wenzel et al., 1999). 

Alla base c’è l’insieme dei processi biologici, chimici e fisici che permettono l’assorbimento, il sequestro, la biodegradazione e la metabolizzazione dei contaminanti.

Ovvero la capacità di alcune piante tra cui la canapa di assorbire ma soprattutto di biodegradare le sostanze inquinanti assorbite dal terreno

A Questo proposito, come ci spiega il Dott. Colao la canapa è stata utilizzata con successo nel trattamento dell’acqua e dei terreni contaminati da metalli pesanti e composti aromatici (idrocarburi e PCB) (Citterio et al., 2003; Linger et al., 2002; Vandenhove et al., 2005; Kos et al., 2003, brevetto WO / 2008/029423). 

Inoltre l’alta produzione di biomassa e la capacità di adattamento, che consente la coltivazione della canapa in un’ampia varietà di condizioni agro-ecologiche rendono questa specie attraente per il fitorimedio (Linger et al., 2002; Citterio et al., 2003; Arru et al., 2004). 

 

La Canapa superiore ad altri fitodepuratori 

Colao ci spiega prima di tutto perchè la canapa è superiore agli altri fitodepuratori.

La Canapa cresce rapidamente, raggiungendo il pieno raccolto in soli 180 giorni e produce una sfera di radici che si estende nel terreno da 1,5 ad 2,5 metri. 

A quel livello, le tossine possono essere estratte senza la necessità di rimuovere il terreno contaminato dello strato superiore, evitando così la spesa di trasporto verso impianti di smaltimento fuori sede 

Altri fattori che fanno della Canapa la migliore dei “rimediatori” sono:  la sua capacità di crescere non influenzata dalle tossine che accumula.

Il suo veloce tasso di assorbimento e la sua capacità di legare i contaminanti composti dell’aria e del suolo, sono altre fondamentali caratteristiche.

La Canapa effettivamente rimuove CO2 dall’aria così come elimina i metalli pesanti ed altre sostanze inquinanti dal suolo. 

Una strada percorribile 

A questo punto chiediamo al Dott. Colao se pensa sia percorribile ed applicabile su larga scala la riconversione dei terreni inquinati delle varie “terre dei fuochi” italiane.

E che impatto ambientale, soprattutto potrebbe avere sia in senso positivo che negativo: 

Colao ci spiega che: la coltivazione della Canapa non necessita di trattamenti chimici come pesticidi o diserbanti. (Ranalli, 1999; Amaducci et al., 2002) è una coltura “da rotazione” che rigenera il terreno rendendolo più fertile grazie e lasciandolo in ottime condizioni per la coltura successiva (vedi i cd. Fagioli casertani). (Venturi et Amaducci, 1999, Gorchs et al., 2000) 

 Inoltre, grazie alle sostanze allelopatiche, ovvero le sostanze attraverso le quali la pianta si difende dagli infestanti per esempio, difendendo il suo spazio vitale contenute nelle foglie, si riduce la crescita di specie infestanti. (Berger, 1969; Lotz et al., 1991) 

Un altro aspetto per certi versi stupefacente della canapa è quello di contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. 

Il risultato di uno studio effettuato presso l’Università di Edinburgo, infatti, evidenzia la capacità della Canapa di sequestrare CO2 nel suolo che ha un potenziale notevole rispetto al sequestro nella biomassa. (Bertelli, 2010) 

Altri aspetti positivi sono: il basso costo energetico della tecnologia proposta anche perché  non prevede la movimentazione dei terreni dalla loro sede originale e la valorizzazione del paesaggio degradato mediante il riutilizzo di vaste aree agricole oggi abbandonate 

Benefit socioeconomici sono molti  

I benefici ci spiega Colao, di tipo socio-economico sono diversi e tutti notevoli: il miglioramento della salubrità degli ambienti delle comunità presenti sul territorio oggetto della proposta, mediante: 

C’è inoltre da tenere in considerazione il miglioramento della qualità della vita delle comunità locali mediante:

Rilancio economico basato su sistemi di cicli regionali di produzione e trasformazione della materia prima, dal bassissimo impatto ambientale 

Possibilità della creazione di un’intera filiera verde certificata con ricadute occupazionali diversificate e distribuite nel territorio come nel tessuto sociale, innescando un fenomeno di diffusione dei sani principi di sostenibilità, “green economy” ed economia circolare.

Gli effetti negativi, di fatto, sono quindi pressoché inesistenti.

Esistono solo delle minacce provenienti dall’ambiente esterno che possono sintetizzarsi in azioni di carattere criminoso e/o accidentale/naturale.

Sembra quindi che la strada dell’utilizzo della canapa come metodo alternativo di bonifica da affiancare a quelli tradizionali sia assolutamente percorribile ma ci chiediamo se dal punto di vista economico esistono studi di “fattibilità” che la rendono una vera alternativa. 

Anche qui Colao ci spiega che le fitotecnologie sono interessanti alternative dei sistemi di depurazione e bonifica convenzionali, grazie ai costi relativamente bassi.

La coltivazione della Canapa si integra perfettamente con la tecnologia agricola già in uso nel territorio, tranne piccoli adattamenti in funzione delle caratteristiche vegetative della pianta. 

Gli usi possibili del prodotto finale 

Quanto c’è di vero nel fatto che i prodotti conservano parte degli inquinanti nell’apparato fogliare rendendo di fatto inutilizzabile il “prodotto” chiediamo anche, visto che il più grosso limite alla diffusione massiccia della fitodepurazione sembra essere appunto questo. 

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fissato un limite di 0,1 grammi di metallo pesante per kg di prodotto alimentare.

Questo squalifica i semi e le foglie di canapa per essere usati nella produzione alimentare, chiarisce Marcello Colao.

L’uso delle fibre di canapa per la produzione di vestiti non è altrettanto possibile in quanto le concentrazioni di metalli pesanti superano i valori limite. 

Nel tempo sono stati ipotizzati e sperimentati diversi approcci per risolvere il problema: una soluzione è stata trovata nell’uso dei semi come materia prima per la produzione di biodiesel.

La canapa è infatti, una coltura energetica i cui semi contengono circa il 36% d’olio impiegabile per la produzione di biodiesel o di oli industriali. 

Le fibre e il canapulo contaminati potrebbero essere impiegate per ottenere materiali compositi, le particelle contaminanti verrebbero imprigionate in matrici polimeriche non biodegradabili. 

Infine, un altro possibile utilizzo della biomassa è la produzione di energia nelle centrali termoelettriche (filiera bioenergetica).

Attraverso un processo chiamato phytomining (fitomineralizzazione), si potrebbero recuperare e poi riciclare i metalli dalle ceneri. 

I progetti attivi al sud

Vogliamo infine sapere quali sono i progetti in questo momento attivi per la riconversione con la canapa di terreni inquinati e quali i contributi statali , regionali, europei a sostegno di queste iniziative.

Con l’ABAP (www.infoabap.it), l’Ente con cui collaboro, ci dice Colao, siamo tra i vincitori del Bando promosso dalla Regione Puglia: “ Linee guida per la promozione di iniziative di ricerca e sperimentazione per la coltivazione della canapa a fini produttivi e ambientali”.

L’intervento proposto promuove un sistema fondamentale per rivalorizzare il territorio attraverso una tradizione italiana secolare.

L’innovazione rappresentata dalla Canapa si inserisce pienamente in un momento storico che vede la sua coltivazione tornare protagonista dei settori produttivi.

L’intervento sarà caratterizzato da interventi sostenibili a basso impatto ambientale e improntati sulla economia circolare e sullo sviluppo locale. 

Simona Siena

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 20 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 20 Marzo 2019

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