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L’arresto del cantante Hasél infiamma una Spagna sempre più antidemocratica

Indipendentismi | 22 Febbraio 2021

La settimana scorsa è stato arrestato dal Mossos d’Esquadra il cantante catalano Pablo Hasél, condannato a nove mesi di detenzione a causa di alcuni tweet contro la monarchia e la polizia. Da allora Barcellona, ma anche altre città della Spagna, sono infiammate dalle proteste: 35 gli arresti dopo che per ore polizia e manifestanti si sono affrontate nel centro della città anche la notte scorsa.

Le barricate all’università

Hasél si era barricato nella sala del rettorato dell’Università di Lleida con un nutrito gruppo di studenti e attivisti con l’intento di dare risalto alla protesta seguita al suo arresto. I capi d’accusa sono piuttosto gravi e si va dalla “glorificazione” del terrorismo al vilipendio alla Corona.

Trentatrenne, sostenitore dell’indipendenza catalana, nei suoi testi spiega come non gli piace essere etichettato ma “rispetto i comunisti e gli anarchici”. Nelle sue canzoni rap ribadisce il suo essere voce degli oppressi schiacciati dal sistema di cui, secondo lui, la monarchia spagnola è complice. La Corona di Juan Carlos I e il governo spagnolo, infatti, per Hasél sarebbero collusi la dittatura di Francisco Franco.

 

L’urgenza di un tavolo di trattative

Al di là delle azioni di Hasel e dei tanti attivisti processati e condannate negli anni, prima o poi la Corona dovrà prendere atto del fatto che le storiche aspirazioni separatiste dei catalani non si soffocheranno facilmente, men che meno con la repressione. Anzi, la repressione e soprattutto la violazione dei più elementari diritti umani – di pensiero e d’espressione, nello specifico- possono soltanto innescare un circolo vizioso fatto di esplosioni di violenza ed ulteriori repressioni.

Le proteste di Amnesty International Spagna

Anche Amnesty International Spagna si è fatta sentire per queste continue violazioni del diritto d’opinione con parole molto dure per la vicenda Hasél, difendendo il suo diritto d’espressione anche se viene esercitato attraverso epiteti ed insulti.

Un report di Freemuse ha mostrato come la Spagna si trovi in cima alla lista dei paesi che nel 2019 hanno imprigionato più artisti, quattordici, sopra anche a Turchia, Myanmar e Iran.

Le politiche repressive spagnole

La Spagna è un paese con codici molto repressivi in ambito di libertà di opinione e non si contano le condanne ricevute da personaggi pubblici e da comuni cittadini per aver espresso le proprie idee.
Anche la polizia spagnola si è resa spesso protagonista di azioni repressive sfociate in violenza e, talvolta, in veri e propri soprusi.

Quello che vede protagonista Hasél è un dibattito che interessa l’intera Spagna politica e culturale. E riguarda l’indipendentismo in ogni forma. Nel 2018 la Spagna ha varato una legge antiterrorismo, con pene che variano da una multa fino al carcere, passando per il licenziamento nel settore pubblico. Così, testi musicali e messaggi condivisi sui social sono passati al setaccio delle autorità, facendo crescere il numero di persone incriminate: dalle tre del 2011 alle trentanove del 2017.

Il laboratorio catalano

Noi continueremo a guardare alla Catalogna come al vero e unico laboratorio separatista europeo, anche in virtù dell’eco mediatica che puntualmente e inevitabilmente le vicende catalane sono capaci di scatenare. Augurandoci che quel diritto all’autodeterminazione, ratificato da tutti gli Stati europei, possa, prima o poi, prendere vita per non restare carta morta.

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 22 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 22 Febbraio 2021

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