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L’ASCARO DEL GIORNO

Sparatoria a Rione Traiano ma Capezzuto le spara più grosse

Attualità | 6 Ottobre 2014

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Con la sparatoria avvenuta l’altro ieri al rione Traiano riparte il festival delle banalità, del pregiudizio e del luogo comune che più comune non si può su Napoli: quello che vede nei napoletani degli omertosi e quindi, per sillogismo, dei mezzi camorristi, tutti.

“Se a sparare è la camorra nessuno vede niente”: così scrive Arnaldo Capezzuto, giornalista napoletano nelle vesti infauste dell’ascaro del giorno, su Il Fatto Quotidiano, a proposito del ferimento in modo grave di Maurizio Minichini avvenuto al rione Traiano; ed ecco che parte l’accostamento, quantomeno improprio, con l’omicidio di Davide Bifolco, 16 anni, morto per un colpo partito “accidentalmente” dall’arma di ordinanza di un carabiniere, un mese fa.

Secondo la brillante penna nostrana, che nel calderone dei quartieri gestiti totalmente dalla camorra butta pure Forcella, il Parco Verde di Caivano e le Salicelle di Afragola, del suddetto omicidio, avvenuto per mano di due killer a bordo del solito scooter (sebbene ometta di precisare se conducente e passeggero indossassero regolarmente il casco o meno, questione più che rilevante in questi giorni), nessuno nel quartiere avrebbe né visto e né sentito alcunché.

“In quelle stesse strade dove sembrano echeggiare ancora gli slogan urlati contro le forze dell’ordine – la camorra ti protegge, lo Stato ti uccide-” sarebbe calato di nuovo il solito, impenetrabile silenzio, a detta sua.

Ad avallare la connivenza degli abitanti di quel quartiere con la camorra e la loro “attitudine” a sentirsi più vicini alle leggi non scritte dei vari clan piuttosto che a quelle di uno Stato assente, ecco l’immancabile citazione per Luca Bertazzoni e per il suo pessimo, tanto per usare un eufemismo, reportage sul Traiano, passato a Servizio Pubblico e spacciato per una sorta di vangelo.

Se è vero che al Traiano o a Scampia comanda la camorra, come sostengono i nostri, sarà pur vero però che la secretazione dei verbali del pentito Schiavone ha dimostrato che la camorra dipende direttamente dallo Stato italiano tramite i servizi segreti.  E sarà vero se a dirlo è la stessa commissione antimafia che, non ce ne voglia Bertazzoni, ma magari ha un peso specifico più rilevante del suo, in materia. Se poi dovessimo pure notare che all’epoca la secretazione di quelle dichiarazioni fu opera di un tal Giorgio Napolitano, beh allora basterebbe guardare alla carriera politica del ministro degli Interni di allora per capire la stretta connessione tra mafia “sedicente legale” e quella definita invece, per convenienza della prima, illegale e assassina. Per chi non l’avesse capita, la prima mafia è quella più comunemente chiamata “Stato”, quella che gira con divisa e distintivo e che dovrebbe proteggerci, ma che, nel caso di Davide e non solo, non ha fatto né meglio e né peggio di quell’altra, uccidendo un innocente.

Non manca un cenno anche al gesto del carabiniere che tolse il cappello ad una delle manifestazioni per Davide Bifolco, ed ancora ecco il tentativo viscido di far passare un gesto normalissimo di rispetto ed educazione, per una sorta di sottomissione dello Stato all’ “altro” Stato.

A Capezzuto bisognerebbe dire che forse quei due poteri, quei due Stati, fatti entrambi di pessime leggi e di uomini che vivono sul labilissimo confine che li separa (basti pensare a un Dell’Utri o a un Cosentino qualsiasi, tanto per), non sono altro che due entità difficilmente distinguibili l’una dall’altra e che vivono in perfetta simbiosi, alimentandosi a vicenda, tramando dalla stessa parte sin dagli albori della presunta unità italiana che solo così fu possibile realizzare.

“La camorra ha gestito, condizionato e autorizzato le manifestazioni pro-Davide” è poi la peggiore chiosa possibile per un articolo di cotanta caratura: noi che al Traiano ormai siamo di casa, noi che ne abbiamo battuto ogni anfratto, che abbiamo partecipato ad ogni incontro con la gente del quartiere, noi che abbiamo sfilato per ore, sotto la pioggia e sotto al sole, in quelle strade fatte soprattutto di ragazzini adolescenti, noi che li abbiamo ascoltati, abbracciati e confortati, noi che ne conosciamo i nomi e i tatuaggi tutti… beh, noi possiamo tranquillamente affermare che nessuno, mai, abbia osato avvicinarci per vietare che indagassimo, che raccontassimo e che ci confrontassimo con quella gente, mai nessuno ci ha intimato di non chiedere o di non filmare nulla, mai nessuno ci ha imposto o vietato di partecipare alle decine di manifestazioni pro-Davide tenutesi da un mese a questa parte, MAI.

Proprio perché c’eravamo, possiamo dirvi però che l’abbiamo vista, noi, sempre al Traiano, quella sorta di trattativa Stato-mafia tanto in voga, come termine, ultimamente, e cioè abbiamo assistito, increduli, ad un mezzo esercito di polizia, in tenuta antisommossa e che già ci aveva fatto assaggiare la bontà dei suoi lacrimogeni, farsi” domare” dall’arrivo di due personaggi del quartiere che, dopo un breve summit coi capoccioni della polizia lì presenti, stabilirono, in accordo con loro, che la protesta doveva finire lì, e così fu.

Loro decidono, insieme, in combutta alle nostre spalle… e noi non possiamo far altro che eseguire, chest’è!

Sempre perché c’eravamo, noi, abbiamo compreso appieno il senso di quel loro manifestare, lo sgomento profondo dovuto al vedersi morire così, sotto gli occhi, un fratello col quale avevano giocato fino a poche ora prima, la loro incredulità rispetto a quell’evento drammatico gliel’abbiamo letta in viso insieme all’incapacità di accettare la morte come una possibilità, perché forse è una possibilità, anche se hai 16 anni ma vivi lì, al Traiano.

L’omicidio di Davide, un ragazzetto disarmato e incensurato, reo solo di aver fatto una bravata come ne capiteranno centinaia anche altrove, ha segnato profondamente  tutti quei ragazzini che abbiamo visto sfilare per ore, incuranti della pioggia, per chiedere giustizia e verità per Davide, e forse addirittura ne salverà qualcuno, di quelli lì. Ma sulla bontà della loro protesta così come delle loro preghiere, no, non ammettiamo alcun retropensiero, alcuna allusione a poteri occulti che ne avrebbero mosso i fili, assolutamente.

Ci meraviglia poi, caro Capezzuto, che sia proprio tu a parlare di omertà quando dovresti ricordare benissimo cosa accadde a Forcella dopo l’omicidio di Annalisa Durante, visto che proprio per la tua brillante attività di reporter di allora subisti minacce da parte dei Giuliano; dovresti ricordare che la madre del boss Giuliano fu cacciata dalla gente del quartiere, come dovresti ricordare che a un mese dalla morte di Annalisa ci fu una grande manifestazione in sua solidarietà che attraversò quei vicoli e in cui si riversò gente di ogni parte di Napoli; altresì dovresti ricordare delle testimonianze più volte modificate a seguito di intimidazioni subite dalla camorra, perché è vero: la camorra fa paura, chi collabora alle indagini viene poi il più delle volte abbandonato a sé stesso, e non tutti hanno forza e capacità di scegliere la strada più coraggiosa.

Però forse non è solo la camorra a far paura, visto che quando si tratta di denunciare i colletti bianchi del nord per quella stessa omertà che attribuivi al quartiere Traiano e che evinciamo dai  rapporti DDA su mafia e ‘ndrangheta a Milano e Torino, non ci sembri poi così “pronto”. Del resto, la camorra ti ha minacciato ma tu, fortunatamente, sei ancora tra noi e lavori… chissà cosa accadrebbe invece a fare altro tipo di denunce, a toccare gli ingranaggi più elevati e complessi di quel meccanismo cui la mafia è solo uno dei tanti effetti, non certo la causa.

Le cause del fenomeno mafioso, tu, non le sfiori manco di striscio, però chiedi a Renzi di inserire nell’agenda di Governo la lotte alle mafie proprio ora che i proventi dei traffici legati alla droga, alla prostituzione e al contrabbando di sigarette e alcol entreranno a tutti gli effetti nella misura del Pil? Non ti sembra un attimino paradossale tutto ciò?

Ah. L’elenco delle  manifestazioni e proteste varie dei cittadini campani contro la camorra te le risparmiamo, certi che la tua sia solo una semplice dimenticanza sanabile col veloce consulto di internet, o, magari, degli archivi del tuo giornale.

 

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 12 Ottobre 2014

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