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L’ASCESA DI RE CARLO

La Rivoluzione lenta del “Leader Calmo”: così Ancelotti scardina in silenzio lo scetticismo dei tifosi azzurri

Sport | 24 Set 2018

I più scettici vi diranno che una rondine, di certo, non può far Primavera.

Solo che a Napoli, nonostante l’autunno ormai iniziato e i primi nuvoloni grigi a far da cornice sulla città, di rondini se ne continuano comunque a vedere. Fino a questo momento ne abbiamo contate quattro, tante quanto il numero di vittorie ottenute dal nuovo Napoli di Ancelotti in queste prime cinque giornate di campionato.

Quattro su cinque. Con, nel mezzo, il passo falso di Genova con la Sampdoria. Una sconfitta rivelatasi salutare e che, a conti fatti, ha funto da volano per la nuova creatura di Re Carlo Ancelotti che, dopo quel burrascoso primo tempo, si è reso conto che qualcosa non andava come doveva e, pertanto, andava cambiato.

O, per meglio dire, aggiustato.

Perché Ancelotti, diversamente da quanto sostenuto da  una parte dei tifosi del Napoli, non ha mai ritenuto la rosa azzurra inadeguata o inadatta per poter provare a raggiungere grandi traguardi. In estate, alla società non ha fatto altro che chiedere la conferma dei calciatori più importanti e funzionali alla crescita del progetto, puntellando l’organico con quei due/tre elementi di valore assoluto e di prospettiva ancor più ampia, come Verdi, Fabian Ruiz e il fin qui sfortunato Meret.

Abbiamo provato a raccontarvi che, al di là dell’amore incondizionato e della sconfinata riconoscenza che, per sempre, ci legherà a Maurizio Sarri, il Napoli sarebbe rimasto comunque forte e competitivo. Che, oltre il tecnico toscano e il suo calcio ammaliante, ci sarebbe stato un nuovo corso tutto da vivere.

Quest’estate, a Napoli, scrivere o raccontare di una squadra solida e in continua ascesa ha rappresentato un vero e proprio campo minato in cui destreggiarsi tra offese, insulti e accuse di vario (e variegato) titolo.

Ne abbiamo presi di schiaffi.

E siamo consapevoli che ancora tanti, dopo queste parole e alle prime avvisaglie di difficoltà, riprenderanno a pioverci addosso. Non siamo con la società. Siamo tifosi e narratori privilegiati del nostro Napoli, che provano e proveranno sempre a raccontarvi e a proporvi qualcosa in grado di andare oltre.

Oltre i consueti “Pappò cacce e’sorde” e molto al di là delle “griglie” partorite nelle redazioni giornalistiche più altisonanti e prestigiose del Bel Paese. Quelle per cui, leggendole, questo Napoli non era neanche meritevole di guadagnarsi un posto valido per la prossima Champions League. E che si candida nuovamente ad essere l’unica squadra davvero capace di tener vivo un campionato, come la Serie A, altrimenti già chiuso e destinato a prendere nuovamente la strada della Torino bianconera.

Nel mentre, però, vi abbiamo sempre invitati a sostenere incondizionatamente questo gruppo e il suo lavoro. Nel mentre, Ancelotti lo ha fatto, ottenendo dapprima quanto chiesto in estate, per poi iniziare a tessere la sua tela di cui, oggi, inizia a raccogliere i primi, significativi, tangibili e innegabili risultati.

Ha lavorato e sta lavorando a fari spenti, forte di quell’esperienza e di quelle capacità che lo hanno portato a vincere ovunque e che, a maggio scorso, lo hanno convinto ad accettare con rinnovata ambizione una piazza che, di tutta risposta, lo ha dipinto come un bollito o come quello prossimo alla pensione “con il figlio e il genero da sistemare”.

Che poi, se solo avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente staccare un assegno a dieci o undici cifre andando a svernare in Cina o in America. Invece è qui con noi, a Napoli. A farci credere che siamo davvero forti, che abbiamo capacità da vendere e potenzialità di primissimo livello. Che si può vincere anche essendo “leader calmi”, senza eccessi teatrali o guerreschi che qualcuno ama definire, forse con un po’ di superficialità, “cuore” e “cazzimma”.

Non sappiamo quale sarà l’epilogo di questo nuovo capitolo della storia azzurra. Ma stiamo provando a viverlo, insieme a voi e per voi, con quella rinnovata speranza che qualcosa di bello e importante, a livello calcistico, può davvero tornare a baciare la nostra Napoli.

Anche, e soprattutto, giocando in maniera diversa. Per info e delucidazioni, chiedere a Lorenzo Insigne.

Antonio Guarino

Laureato in Economia, in esilio a Milano. Classe 1990, venuto al mondo diciassette giorni prima del secondo Scudetto del Napoli. Tifoso appassionato e passionale degli Azzurri da quando a 5 anni, allettato per la varicella, mio padre e mia madre ben pensarono di farmi trascorrere quella convalescenza in compagnia delle videocassette di Maradona raccontate da Salvatore Biazzo, Luigi Necco e Italo Kuhne. Nella grande famiglia di Identità Insorgenti dal 2015, per cui scrivo e racconto le emozioni a tutto tondo del mondo calcistico partenopeo.

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