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L’ASSALTO

Il re è nudo: la fine del trumpismo scuote gli Stati Uniti, tra follia e contraddizioni

estero | 7 Gennaio 2021

La fine del trumpismo scuote gli States. Nella giornata di ieri, il congresso degli Stati Uniti, a Washington, è stato preso d’assalto da numerosi facinorosi armati, per una protesta sollecitata dal presidente degli Stati Uniti ancora in carica Donad Trump.

Scriverlo e leggerlo così può suonare strano, assurdo o esagerato, eppure non esiste un modo più semplice per descrivere ciò che sta succedendo in queste ore negli States. La fantasia di uno sceneggiatore non avrebbe potuto fare di meglio

I fatti

Alcune migliaia di sostenitori di Donald Trump si sono riuniti a Washington, incoraggiati dal presidente uscente a organizzare una manifestazione durante la seduta del congresso nel quale doveva essere ratificata la vittoria di Joe Biden alle recenti elezioni presidenziali. Dopo un discorso di Trump avvenuto in mattinata, i manifestanti hanno sopraffatto le forze di sicurezza del Campidoglio (con qualche complicità interna, come si evince in alcuni video), che  sembravano in certi frangenti del tutto impreparate all’assalto. In poche ore i contestatori hanno fatto irruzione nelle sale del parlamento americano abbattendo barricate e superando quasi indisturbati i cordoni di sicurezza.

La seduta è stata immediatamente interrotta. Le aule del senato e della camera sono state chiuse, il vicepresidente Mike Pence è stato portato via mentre i manifestanti hanno cominciato a spargersi nelle sale del congresso. In rapida successione sono stati lanciati gas lacrimogeni all’interno della rotonda del campidoglio mentre ai parlamentari in fuga è stato fatto ordine di indossare maschere antigas.

Il vero mandante?

“Ecco quello che il presidente ha causato oggi, un’insurrezione”, ha detto Mitt Romney a un giornalista, seguito a ruota da gran parte del Partito Repubblicano che ritiene Trump responsabile dell’insurrezione.

Il presidente uscente è il vero “mandante morale”. Da ben due mesi, infatti, fomenta i suoi sostenitori sulla presunta frode delle ultime elezioni, un’affermazione infondata che è stata definitivamente smentita e respinta da decine di tribunali.

Una sentenza che i protagonisti del goffo (goffissimo) colpo di Stato dovrebbero conoscere meglio di altri, ma il presidente degli Stati Uniti ha continuato a soffiare sul fuoco della protesta e i suoi uomini non si sono certo tirati indietro. Se ciò che Trump dice fosse vero, i parlamentari avrebbero il dovere di fare tutto il possibile per salvare le elezioni, e i sostenitori del presidente avrebbero il dovere di difendere il governo legittimo.

Ma Trump ha mentito ripetutamente e sfacciatamente, spingendo i suoi sostenitori a organizzare una rivolta che gli sarebbe inevitabilmente ritorta contro.

 

Le reazioni del Presidente

Mentre il caos si diffondeva, Donald Trump Jr., figlio del presidente, ha twittato: “Questo è sbagliato e non è quello che siamo”. La figlia Ivanka invece li chiamava “patrioti” per poi cancellare il post.

Ma i sostenitori di Trump sono anche questi e per tutto il mandato il presidente li ha sovente accarezzati e vezzeggiati mentre con la sua cerchia ha organizzato un attacco allo stato di diritto.  Questa è solo la logica conclusione sia dell’atteggiamento del presidente sia delle parole del suo entourage.

Difatti, anche se il figlio cercava di calmare gli animi, il presidente ha continuato a scaldarli. Trump si è infuriato contro Pence, che aveva affermato di non avere il potere di ribaltare il voto e ha twittato: “Mike Pence non ha avuto il coraggio di fare ciò che avrebbe dovuto essere fatto per proteggere il nostro paese e la nostra costituzione, dando agli stati la possibilità di ratificare dei fatti corretti, non quelli fraudolenti o sbagliati che erano stati invitati a ratificare. Gli Stati Uniti chiedono la verità!”.

In un altro tweet ha aggiunto: “Per favore, sostenete la polizia del campidoglio e le forze dell’ordine. Sono davvero dalla parte del nostro paese. Restate tranquilli!”. Tuttavia Trump non ha mai invitato i manifestanti ad andarsene se non molto tempo dopo che l’attacco fosse cominciato. Trump stesso non era presente durante gli scontri, nonostante avesse annunciato di voler marciare verso il campidoglio con i suoi sostenitori, salvo poi ritirarsi alla Casa Bianca, preferendo di gran lunga non sporcarsi le mani.

Per quattro anni, chi criticava Trump è stato accusato di isteria ed esagerazione per averlo descritto come fascista, autoritario o illegale. Ieri, mentre il congresso tentava di ufficializzare l’elezione di un nuovo presidente, Trump ha indirettamente dato ragione a chi lo criticava. E con questo ridicolo tentativo di golpe, il presidente uscente ha anche dato ragione agli americani che a novembre hanno votato in modo massiccio per rimuoverlo dall’incarico.

Mancanza di democrazia?

Oggi su molti quotidiani, soprattutto italiani, si legge di sfregio o carenza di democrazia.

Ma se la democrazia mancasse il golpe sarebbe riuscito. La democrazia, naturalmente, non poteva essere messa in discussione da una protesta tanto bizzarra, seppur drammatica, e lo si capisce dal fatto che gli stessi Repubblicani che avevano richiesto riconteggi si sono prontamente dissociati dalla protesta con un sonoro “Non in mio nome” ed hanno rinunciato ad ogni opposizione per accelerare la transizione a Biden.

La democrazia è viva e vegeta e lo si intuisce dal fatto che Rascal il Procione e gli allegri Amici del Bosco che hanno assaltato il campidoglio si sono poi trovati circondati dalla Guardia Nazional e che uno di loro non è uscito sulle sue gambe: aveva twittato di voler uccidere Pence. La democrazia si vede dal fatto che Trump si è ridotto ai “Ma sì, ma be’, ma ma” quando le cose sono andate in vacca come una festa di collegiali finita malissimo e – nonostante questo – finirà il suo mandato da esautorato. Certo è che gli Stati Uniti e le loro contraddizioni si sono spogliati agli occhi del mondo. E oggi tanti americani sui sociali scrivono la parola “vergogna” per raccontare le 12 ore che hanno sconvolto il Paese.

Aniello Napolano

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 7 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 7 Gennaio 2021
#congresso   #usa  

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