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L’assassinio di Placido Rizzotto e del pastorello Giuseppe Letizia

Placido Rizzotto e Giuseppe Letizia Copertina
Nun te scurdà | 11 Marzo 2021

Partigiano. Socialista. Sindacalista. Le idee e le lotte di Placido Rizzotto, nella Corleone del ’48, erano scomode. Tanto da costargli la vita. Una vita vissuta intensamente, dai campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale alla lotta partigiana nella Resistenza Italiana. Placido, contadino semi-analfabeta, all’indomani del 25 Aprile era totalmente cambiato, portando un vento nuovo anche nella sua città natale. Idee di giustizia e libertà che non potevano non coincidere con uno scontro aperto contro la mafia.

Mafia che pochi anni prima aveva collaborato con gli statunitensi da poco sbarcati nel Sud Italia. Mafia che stringeva come uno sciacallo nella propria morsa la martoriata terra di confine che era la Sicilia del dopoguerra. Ed è in questi anni che ne approfitta per espandere il suo dominio sulla piccola città siciliana, che da lì a poco avrebbe dato nome al più spietato clan di Cosa Nostra, quello dei ‘corleonesi’.

Placido Rizzotto: morte di un sindacalista

Qualcuno però, allo sfruttamento della mafia non ci stava. Un uomo, Placido Rizzotto, incrociava le braccia. E a spaventare la mafia c’era il fatto che Placido non era solo. Con lui c’erano migliaia di braccia incrociate, le stesse braccia i cui muscoli e nervi muovevano gli aratri e le zappe nei campi siciliani e ne trasportavano i frutti, che però non appartenevano a loro ma ai ricchi proprietari terrieri collusi con la mafia.

Giuseppe Fava, giornalista siciliano ucciso dalla Mafia nel ’84, raccontò così Placido Rizzotto:

Placido Rizzotto era un sindacalista ‘pazzo’. Pazzo nella maniera nobile del termine, il quale si illudeva negli anni ’40-’50 di redimere i poveri di Corleone. E come un pazzo andava all’occupazione delle terre con delle bandiere tricolore, delle bandiere rosse, guidando folle di contadini affamati. Evidentemente era un uomo che dava molto fastidio al potere, alla proprietà, al padrone. […] Era un uomo che gettava il seme della rivolta in un territorio dell’isola da sempre dominato dalla Mafia.

Quel potere provò diverse volte a intimorire il socialista Rizzotto, che nel frattempo diventò segretario della CGIL di Corleone. Ma non ci riuscì. Placido Rizzotto non si piegò mai alla prepotenza. E divenne così il nemico numero uno di Michele Navarra, capo della cosca locale. Un episodio, in particolare, mise in ridicolo la mafia corleonese: durante una rissa tra partigiani e mafiosi, Placido appese ad un’inferriata un uomo di Navarra, Luciano Liggio, umiliandolo pubblicamente.

«Dopo che mi ammazzano non hanno risolto niente. Dopo di me quanti ne spunteranno di segretari della Camera del lavoro! Non è che ammazzando me, finisce…» ripeteva Placido Rizzotto agli amici preoccupati. Il sindacalista ‘pazzo’ di Corleone apriva gli occhi alle masse di sfruttati e toglieva terra al potere. La mafia decise di mettere fine alla vita di quell’uomo che ‘osava’ ribellarsi a quello stato di cose. E la sera del 10 Marzo, fu proprio Luciano Liggio a rapire Rizzotto con una trappola e a pestarlo a sangue, gettandolo poi nella foiba di Rocca Busambra. Per Corleone, Placido Rizzotto scomparve.

Giuseppe Letizia: il pastorello che vide il rapimento di Placido Rizzotto

Qualcuno vide il terribile assassinio: era Giuseppe Letizia, un pastorello di dodici anni che guardò impietrito la scena. Quella sera, il piccolo Giuseppe riuscì a tornare a casa, ma in un profondo stato di shock. A nulla servirono gli sforzi dei genitori, perché Giuseppe morì all’ospedale di Corleone il giorno dopo. La sua morte, però, divenne sospetta per qualcuno. Perché nelle sue convulsioni, il bambino raccontava dell’uccisione di un contadino in campagna. A mettere a tacere quella testimonianza fu il capo-clan Michele Navarra, direttore dell’ospedale, che uccise Giuseppe con un’iniezione letale.

Il giorno dopo colui che diagnisticò la morte del ragazzino, il Dottore Ignazio dell’Aria, sparì dalla circolazione e si rifugiò in Australia. Una morte che per molti restò una casualità, se non per L’Unità e La Nuova Sicilia, che all’epoca segnalarono l’accaduto, titolando: “Giuseppe Letizia ha visto l’uccisione di Placido Rizzotto”. Di questa storia nessuno avrebbe saputo più nulla, se non per una persona.

L’eredità di Placido Rizzotto nelle nuove generazioni di siciliani

Nel ’49 arrivò a Corleone un giovane capitano dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Subito furono arrestati Pasquale Criscione e Vincenzo Collura, che confessarono di aver partecipato all’omicidio del sindacalista assieme a Luciano Liggio. Grazie a queste confessioni, i carabinieri riuscirono a trovare i resti del povero Rizzotto, che fu riconosciuto dai familiari per gli scarponi. Ma una volta davanti ai giudici, Criscione e Collura ritrattarono, dicendo che quelle confessioni erano state estorte dai carabinieri. Gli imputati furono assolti dalla Corte d’Assise di Palermo. Placido Rizzotto e Giuseppe Letizia non ebbero mai giustizia davanti allo stato italiano.

A Corleone la lotta dei contadini non si fermò nemmeno davanti alla morte di Placido Rizzotto. In seguito al suo omicidio, infatti, le rivolte proseguirono impetuose fino alla conquista della riforma agraria. A Corleone arrivò un giovane Pio La Torre per sostenere le mobilitazioni popolari, assieme al nuovo segretario della CGIL locale, Benedetto Barone. Negli anni successivi furono i giovani a riportare alla memoria la storia di Placido Rizzotto: i movimenti studenteschi del ’60 e poi del ’70 fecero proprie le sue lotte. Placido Rizzotto ha ottenuto i funerali di stato solo nel 2012, dopo 64 anni dal suo efferato omicidio.

Oggi, a Corleone la storia di Placido Rizzotto è ancora rivoluzionaria e attuale. A lui è intitolato un bene confiscato nella città siciliana, dove diverse cooperative sociali danno lavoro a tanti giovani contadini. Sempre più cooperative simili, che fanno della libertà e della lotta allo sfruttamento il loro obiettivo, nascono ogni anno nel nostro Sud, come fiori che sbocciano. Ogni 10 di Marzo, in Piazza Garibaldi a Corleone, i bambini e gli studenti delle scuole di radunano per ricordare, con lettere e poesie, Placido Rizzotto. Colpiscono con proiettili di libertà chi conosce solamente il piombo.

Ed è da quelle parole che germoglierà di nuovo il seme della rivolta di Placido Rizzotto.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 11 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 11 Marzo 2021

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