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LAVORI IN CORSO

Lastre di pietra in piazza della Repubblica: il Monumento allo Scugnizzo sta per tornare

Beni Culturali | 2 Gennaio 2021

A Federico Baffi

Il Monumento allo Scugnizzo napoletano, che celebra e rievoca l’insurrezione popolare di Napoli del 1943 contro l’occupazione nazista, sta per tornare nel luogo per il quale è stato pensato e dove ha vissuto per decenni, piazza della Repubblica, a Napoli. Era stato smontato prima dei lavori della metro e mai più rimontato anche a causa del crollo di Palazzo Guevara Bovino, sulla riviera di Chiaia.

Oggi che i lavori sono alla conclusione e il palazzo ormai ricostruito, rispuntano i blocchi di pietra, appena arrivati a piazza della Repubblica e pronti a essere rimontati. Il 2021 sarà l’anno in cui finalmente rivedremo il monumento che  ricorda la liberazione e che era stato messo lì ad alimentare l’orgoglio cittadino e a rendere ognuno consapevole di quel valore collettivo che spinse i combattenti napoletani a difendere la propria città e la propria terra.

 

La storia del Monumento allo scugnizzo

Il  Monumento alle Quattro Giornate, conosciuto più diffusamente come Monumento allo Scugnizzo napoletano, celebrava e rievocava dunque l’insurrezione popolare del 1943, contro l’occupazione nazista. Come vi raccontammo già in passato venne progettato venti anni più tardi le quattro giornate per ricordare la liberazione di Napoli, medaglia al valore della Resistenza, per alimentare l’orgoglio cittadino, rendendo ognuno consapevole di quel valore collettivo che spinse i combattenti napoletani a difendere la loro città e la loro terra.

Fu fatto un concorso con molte resistenze delle istituzioni di allora, lo vinse lo scultore Marino Mazzacurati nel 1963: il gruppo scultoreo doveva ricordare ad ogni passante un tratto di storia che a Napoli non può essere dimenticata. Lavorato in tutti e quattro i lati in modo che, pur provenendo da uno dei quattro punti cardinali si potesse intrecciare lo sguardo con i volti degli Scugnizzi, nel moto vorticoso della pietra, il monumento snodava nel realismo che Mazzacurati cercò di raggiungere dal secondo dopoguerra nelle sue opere, evocative e drammatiche.

Raccontava, nel 1964, Paolo Ricci che l’idea di dedicare agli scugnizzi delle « Quattro giornate » un monumento da innalzare a Napoli fu lanciata, con calore ed entusiasmo nel 1952, da un vecchio antifascista napoletano: il poeta, avvocato e giornalista Carlo Criscio, che era stato uno dei componenti più vivaci del comitato di liberazione napoletano e aveva esaltato, in una serie di trasmissioni radiofoniche, subito dopo la liberazione della città, i memorabili fatti della sollevazione popolare.

“L’idea fu raccolta da altri galantuomini napoletani, vecchi antifascisti e. alcuni, come Antonino Tarsia, Aurelio Spoto e il Troisi diretti protagonisti di quei fatti medesimi. Costituitosi, dunque, un comitato, si tentò di impostare in senso pratico la realizzazione del monumento Ma Napoli, amministrata in quegli anni oscuri da Lauro e dalla sua banda di «grammatici » – raccontava Ricci – fu sorda ai richiami di Criscio e dei suoi amici. Il « comandante», infatti, rifiutò nettamente ogni sia pur modesto aiuto da « parte del Comune, «sostenendo che il progetto Mazzacurati – Persichetti vincitore del I premio del concorso non poteva distogliere fondi, anche minimi, da un bilancio dissestato. Mentre si mostrava cosi accorto amministratore nei confronti del progetto del monumento, Lauro intanto organizzava — a spese naturalmente del Comune dissestato — le sue note volgarissime e costosissime carnevalate elettorali, dilapidando allegramente centinaia e centinaia di milioni”.

Migliore accoglienza la idea di Criscio non ebbe, in verità, presso altri enti e istituzioni napoletani.

“Nel 1956 – racconta ancora Ricci – fu poi costituito un comitato d’onore, presieduto da Enrico De Nicola e composto da Giovanni Porzio, Ferruccio Parri,  Giorgio Amendola e Giovanni Leone, ma il prestigio e l’autorità di questi uomini non riuscirono a smuovere la cortina di ostilità che  circondava l’idea del monumento. Parve, così, che non se ne dovesse far proprio nulla. Ma il Criscio non abbandonò la idea e, a furia di sforzi e di pressioni, battendosi come un leone, è riuscito, in anni di tenace e oscuro lavoro, a raggrannellare la somma necessaria per bandire un decoroso concorso nazionale, dotandolo di premi di notevole entità e gettando le basi di una rapida realizzazione dell’opera. Questa premessa cronologica era indispensabile per sottolineare il valore morale dell’iniziativa napoletana: così che quando, la scorsa settimana nella Cappella di Santa Barbara, al Maschio Angioino, furono consegnati i premi ai vincitori del concorso, noi tutti sentimmo che quella era una vittoria dell’anti fascismo napoletano Alla cerimonia assistevano infatti ” alcuni esponenti della Resistenza e, in prima fila, i parenti dei leggendari ragazzi caduti in combatti mento insigniti di medaglia al valore”.

A Napoli, come è noto, era stata assegnata la Medaglia d’Oro al Valor Militare ed alla memoria di quattro caduti, tutti minorenni, i famosi Scugnizzi Gennaro Capuozzo di anni 12, Filippo Illuminato  di anni 13, Pasquale Formisano di anni 17 e Mario Minichini di anni 19, nonché sei medaglie  d’argento.

Era, dicevamo, quando Ricci scrisse questo articolo, il 1964. L’opera di Marino Mazzacurati e dell’architetto Giuseppe Persichetti vide però solo nel 1966 l’inizio dei lavori: fu Aldo Moro, raccontano le cronache, a posare la prima pietra. Tre anni dopo fu inaugurata in piazza della repubblica: era il 14 giugno 1969.

Ora, nel 2021, ci auguriamo che questa pagina di storia torni dove è stata pensata, sia in onore di quegli scugnizzi, che di coloro che all’epoca si batterono per la memoria, innalzando questo monumento.

Lucilla Parlato

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 2 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 2 Gennaio 2021

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