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LAVORO

Plastic tax, rischio chiusura per gli stabilimenti Coca Cola in Campania e Abruzzo

Lavoro | 27 Novembre 2019

Migliaia di posti di lavoro a rischio nel settore delle bibite gassate in Abruzzo e Campania. L’avviso è stato dato da Giangiacomo Pierini, responsabile della comunicazione di Coca Cola Italia, durante un incontro con il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. Qualora la prossima legge di bilancio dovesse contenere le tanto pubblicizzate sugar tax e plastic tax, ovvero due tasse che andrebbero a colpire imballaggi plastici e bevande zuccherate, gli stabilimenti di imbottigliamento della Coca Cola di Oricola, in provincia dell’Aquila in Abruzzo, e quello di Marcianise, a Caserta in Campania, sarebbero a rischio chiusura.

Oricola e Marcianise potrebbero chiudere

Lo ha specificato proprio Pierini senza tanti giri di parole che “Il rischio di chiusura è concreto. Questa misura comporterebbe, solo per lo stabilimento di Oricola, un aumento della tassazione pari a 180 milioni di euro, di cui 140 per la sugar tax e 40 per la plastic tax: una cifra impossibile da gestire soprattutto per una realtà produttiva come quella di Oricola che è dedicata esclusivamente alla produzione di bottiglie in plastica Pet. L’azienda – aggiunge Pierini –  sta  valutando diverse opzioni per rispondere ad una tassa che prevede, ad esempio, un aumento della materia prima, il Pet, del 110%: aumenti di costo di questo tipo non possono essere assorbiti dalla struttura industriale presente sul Paese. In questo momento abbiamo tre stabilimenti di produzione di bevande gassate uno al Nord, a Nogara, vicino a Verona, uno a Oricola e uno a Marcianise in Campania, i due stabilimenti del Centro e del Sud sono quelli più a rischio”.

Migliaia di posti di lavoro in fumo

Una misura che sarebbe una vera e propria mazzata per il tessuto industriale regionale. Basti pensare che solo in Abruzzo, dove la multinazionale ha già chiuso Pescara, Fara Filiorum Petri (Ch) e Corfinio (Aq), il settore beverage fattura 34 milioni di euro l’anno e occupa ben 1786 persone di cui 286 assunti a tempo indeterminato proprio da Coca Cola Italia e altri 1500 nell’indotto come plastiche, trasporto e packaging: un colpo che farebbe schizzare del 3% la disoccupazione della regione adriatica.

Il caso Campania

Peggio ancora in Campania visto che lo stabilimento del Casertano conta 349 lavoratori oltre un indotto di 2100 addetti. Proprio Marcianise, lo stabilimento di imbottigliamento più grande del Sud Italia, nel corso del 2019, è stato oggetto di un investimento di 7 milioni e mezzo di euro utilizzati per la nuova linea di imbottigliamento nel pet. Uno studio condotto dall’Università Bocconi, inoltre, quantifica in ben 32 milioni di euro la cifra che l’azienda ridistribuisce sul territorio con 18 milioni per i soli stipendi. “In questa regione è nata la Fanta Aranciata – dice Aldo Mastellone, responsabile ufficio stampa di Coca Cola Hbc Italia – che rappresenta la seconda bevanda del brand più venduta nel mondo. Nel 1974 poi, la produzione di Coca Cola è stata spostata da Napoli, dove c’era un piccolo stabilimento, a Marcianise, dove la società  ha messo radici, diventando un punto di riferimento per il territorio e per tanti giovani che qui hanno trovato lavoro”.

Regione Abruzzo preoccupata

Marco Marsilio (FdI), governatore dell’Abruzzo, al termine dell’incontro ha dichiarato che “La Regione condivide questa preoccupazione e farà un appello al Governo e al Parlamento affinché facciano attenzione ad introdurre nuove tasse che potrebbero solamente peggiorare la nostra competitività industriale”.

Balcani e Oriente pronti ad accogliere la multinazionale

Il rischio concreto, oltre la chiusura, le deindustrializzazione e l’acuirsi della crisi socio economica che colpirebbe migliaia di famiglie, sarebbe quello di veder spostato un intero comparto, quello del bottling, negli stati adriatici dirimpettai come Montenegro, Bosnia e Serbia dove il costo della manodopera è un quinto di quella italiana e c’è una fiscalità di favore nei confronti di chi investe in quelle zone. Addirittura si sarebbe ventilata l’ipotesi di “delocalizzare tutto in estremo oriente – prosegue Marsilio – dove c’è una competizione aggressiva in ambito sociale e di tassazione”.

Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 27 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Novembre 2019

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