mercoledì 23 ottobre 2019
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LE CASCETTELLE

A novembre torna la tradizione dei morti di Napoli. Identità insorgenti la fa rivivere con l’aiuto di Pasquale Manzo e di Napoli Retrò

Identità | 3 Ottobre 2019

Da tre anni durante il periodo dei morti – ormai per molti semplicemente Halloween – ci battiamo per recuperare l’antica tradizione delle cascettelle. Erano scatole-salvadanaio, di vari colori e materiali, con richiami ai morti e ai santi, che i bambini di Napoli portavano in giro per diversi quartieri della città chiedendo un soldino in nome dei defunti. Poi quei soldi avevano varie destinazioni, soprattutto dolciumi però.

Abbiamo chiesto al gruppo fb Napoli Retrò di darci una mano tirando fuori le proprie memorie personali. Sia per aiutare Pasquale Manzo, l’artista che ha accettato di riprodurre le cascettelle per noi, che per prepararci all’evento che vedrà rivivere le cascettelle nel centro storico di Napoli il 9 novembre, in un’iniziativa sulle tradizioni del sud legate ai morti (non solo campane ma anche abruzzesi) con le associazioni “Fontevecchia” e  “I sedili di Napoli”.

Così abbiamo scoperto che la memoria delle cascettelle è ancora viva. Ce le hanno addirittura disegnate e c’è chi ne ha conservata una che ora utilizza come porta oggetti, che ci ha inviato in foto (grazie a tutti e in particolare a chi ci ha inviato la foto, Vincenzo de Falco: la foto viene dalla sconfinata collezione di napoletanità raccolte in una vita da suo padre, Renato de Falco, che è stato non solo un grande studioso, ma soprattutto un grande innamorato della sua Napoli… Ma anche a Aldo Mastrogiacomo per il “tautiello” che vedete nell’immagine che segue).

Qui vi raccontiamo cosa ne è venuto fuori da questo confronto con il bellissimo gruppo fb dedicato alla storia della città.

In passato vi abbiamo raccontato che le cascettelle sono citate sia da Matilde Serao che da Marotta nell’Oro di Napoli e da Eduardo in Filumena Marturano. Abbiamo proposto, poi, l’anno scorso, una poesia del 1875 sui venditori di cascettelle (gli “zarellari”). Quest’anno invece intendiamo fare questo corteo simbolico per ricordare alla città che prima di Halloween esisteva la nostra storia e la nostra identità. Riportiamo dunque, divisi per argomento, i commenti degli utenti di Napoli Retrò che restano comunque anche loro pezzo di storia e memoria di Napoli. Li ringraziamo tutti, uno per uno, per averci regalato i loro ricordi su questo rito.

La forma e i materiali delle cascettelle

Dell’Aquila Rosa:  Si facevano a forma di bara, con una croce nera e fiorellini di recuperati dalle bomboniere

Ada Cardone: Erano fatte di cartone poi rivestite con carta colorata da un lato una piccola fessura x i soldini era un piccolo salvadanaio anche io lo tenevo si raccoglievano i soldini che ci davano x quei ,2 giorni dedicato ai morti

Lello Familio: Scatolette rettangolari decorate con croci e teschi sopra una fessura per introdurre soldi

Paola Guarino: Mia madre me ne ha parlato spesso, ridendo dell’Halloween americano, usavano il cartone e facevano una fessura a forma di croce. Cercherò di carpire altri ricordi

Gennaro D’Agostino: La ricordo anch’io … Un piccolo scatolino a forma di parallelepipedo, la fessura nella parte superiore, una croce sul fronte, la compravano già bella e fatta, forse quella a forma di bara si faceva in casa ? …. Una cosa aggiungo, la vendevano nel periodo dei morti in prossimità dei cimiteri. La fessura era per le offerte…

Salvatore Esposito: io da piccolo le compravo e andavamo a cercare monete. erano rettangolari non avevano la forma di bara ed erano rivestite con carta di qualsiasi fantasia .

Lina Sigillo: Ce le facevamo da soli prendevamo il cartone e facevamo piccole cassette rettangolari sul coperchio al centro la fessura per i soldi. Sulla fessura disegnavamo le asticelle ai lati per formare la croce.

Ciro Nicolais: C’erano anche le “Zarellare” che le vendevano, ma lo sfizio era farle.

Enza De Vita:  Non sempre erano a forma di bara, libera scelta .. a volte erano delle semplici scatolette ” decorate ” con teschi

Francesco Cariello:  Io sono del 1952 e quindi posso dirti con certezza che quella che compravo io non era a forma di bara ( non ne ho mai viste così). Era un parallelepipdo alto circa 10 cm. Con i lati delle due basi poco più corti. Erano di cartone riciclato, tipo scatole di sciroppo o altri involucri, avevano una croce e la fessura sopra per introdurre le monete.

Ersì Lia: ho domandato a mio marito che abitava da piccolo in via Tribunali e mi aveva già parlato di questa questua che era solito fare il giorno dei morti assieme ad altri ragazzini. Dunque la scatola veniva comprata già fatta appunto da “Bella bella” in via Tribunali (una signora in un basso che a seconda delle occasioni e delle stagioni cambiava la sua mercanzia) era un parallelepipedo delle dimensioni di uno scatolo di sciroppo, dipinto di nero con una fessura sulla sommità e con un teschio bianco con le tibie incrociate o con una croce.

Emilia Serazzi: Erano quadrate non molto grandi e rivestite con della carta velina di un colore viola e verde ,oppure nero ,poteva essere pure di due colori messi insieme con disegnato un teschio e sopra la cascettella una fessura per mettere i soldi

Mario Abbate: Ricordo che da piccolo erano ancora presenti , fatte di cartone, le più care avevano anche piccoli specchietti

Giuditta Grattagliano: Anch’io l’ho tra i miei ricordi. Erano scatolette di cartoncino, scure e piene di specchietti.

Flora Manzo: Erano semplici scatoline di cartone rettangolari con una fessura sopra, avevano un teschio disegnato su un lato

Maria Rosaria Greco: Si si io ricordo le cascettelle ,erano nere o con la croce o con il teschio..le ricordo bene perche’ mi faceva un po’ paura vederle.

Antonietta Cervone: Io la facevo con una scatola di sciroppo per la tosse. Poi ci attaccavo un immagine di Gesù (fate un offerta per i santi morti era la litania ).

Roberto Cacace: Avevano una grandezza relativa intorno ai 10 cm di h. e 7 di lungh. e largh. naturalmente con una fessura sull’alto per le monete. Molti incollavano intorno, come abbellimento, la carta velina colorata.

Grazia De Luise Palumbo: Prendevamo le scatole delle lampadine.Si rivestivano di carta colorata e si apponevano le croci con lo scotch nero sui quattro lati. In alto si faceva una fessura per far mettere le monete. Sotto si aprivano per prenderle.

Cira Capezzuto: Io la compravo era una scatoletta quadrata rivestita di varie fantasie con un foro sopra per le monete, e di lato una croce nera

Maria Russo: Pure di legno naturali però a forma di casse da morto

Nunzio Armens: Queste cascetelle come dici tu erano fatte quadrate di cartone lo sfondo bianco con delle croce nero attorno la fessura sopra che ci entravano le monetine che si chiamavano a castello re muort

Salvatore Bellini: L’ho fatto anch’io. La cascettella la compravo, era di cartone, di colore nero o viola o rosso o anche di altri colori con un teschio su di un lato. Inoltre la cartella era di forma più o meno cubica con una fessura sopra per inserire le monetine.

Mariarosaria Palmieri: Nonna raccontava che avevano la forma delle bare, con un buco tipo salvadanaio sopra

Egidio Cerbone: Erano parallelepipedi tozzi con uno o più specchietti sui lati e i simboli classici della morte, teschi e ossa incrociate, poi i colori erano vari, io preferivo gli spigoli neri per esempio

Ciro Caputo: Rettangolari o cubiche, attorno erano fascinate o di un santo, di Gesù, colorate oppure erano a tutti i lati la croce con fondo nero e costavano 20 lire

Tina Magliano: Io la compravo con lo specchietto e costava 10 lire. Semplice costava 5 lire… bella la mia infanzia.

Carmine de Pompeis: Si vendeva sulla strada oppure nei vicoli fuori ai bassi dove vendevano anche caramelle e licca licca.

Antonietta Saccone: Ricordo che erano un po rettangolare il colore non ricordo avevano disegnato un teschio

Carmine Frollo: Non sono un bravo disegnatore ma su per giù erano come il disegno di sotto, piccole scatolette di forma cubica con dimensioni adatte per essere maneggiate da bambini, di diversi colori, le più sofisticate erano coperte di carta crespa(avanzata da Piedigrotta) ma sempre con la croce e il teschio (a ‘ CAPE e morte ). Nel lato superiore c’era una fessura destinata a introdurre le monete( solitamente negli anni ’50 le cinque e le 10 lire) al grido :” A scall’anima re’ mmuorte vvuoste”!

Ciro Petrone: Erano cassettine a forma di cubo, credo più o meno 6-7 cm per lato, avevano le facce rivestite di una carta velina bianca e, su ogni faccia( tranne quella superiore dove ci stava il foro per introdurre i soldini) vi erano delle croci nere a forma latina abbastanza spesse.
La schermatura del cubo era fatta di listelle di legno di colore nero.

Maria Mellone: Erano scatolette di cartone di forma cilindrica ricoperta da un foglio di giornale con le 4 facciate il disegno della Croce e con sopra un ‘ apertura tipo salvadanaio per mettere le monetine che venivano date …

Ale Caputo: Noi le facevamo con lo scatolo delle scarpe tagliato piegato e con fogli di quaderno azzeccati sui 4 lati con il disegno ra cap e mort fatto a mano…e su e giù per via Duomo 1950

Bea Cacace: Le cascettelle erano di cartone , tagliate e poi incollate , sopra si faceva una fessura per i soldini e ai lati si disegnavano croci e cap ‘e mort

La cantilena che accompagnava la richiesta di soldini

SIGNURÌ ‘E MUORTE!
SOTT ‘Â PÉTTOLA* CHE NCE PUORTE?
E NCE PUORTE ‘E CUNFETTIÉLLE…
SIGNURÌ ‘E MURTICIÉLLE! (da Matilde Serao, Moscone de Il Giorno 1 novembre 1904)

Anna Giordano: C’era una cantilena che diceva signiurin e muort il resto l’ho dimenticato se qualcuno lo ricorda continui

Dell’Aquila Rosa: l’esortazione per chiedere le monetine era ” e murticielli”. Io ricordo che dicevano rinfrescate i santi morti

Lina Sigillo: Famme bene, pe’ li muorte: dint’a ‘sta péttula che ‘ce puórte? Passe e ficusecche ‘nce puórte e famme bene, pe’ li muorte”. A volte cambiavano da quartiere a quartiere

Roberto Cacace: Il rito di avvicinamento al benefattore era accompagnato dalla litania :” Signuri’ ‘e muorte, fate bene a tutti ‘e muorte.”

Enrico De Angelis: Ricordo il grido dei ragazzi:accattateve o chi v’è muorTo!

Rita Guida: Per tutti gli anni 50questa tradizione c”era e ricordo che mettevano o le 5 o le 10 lire

Salvatore Bellini:  Con siffatta cascettella si andava in giro chiedendo l’obolo dicendo “fate bene ai santi morti”

Luciano Di Martino: A Mergellina si diceva : “Facite bene’e muorte! e frisc all’anema dè muorte vuoste..ogge’e sempe ! “.Solo bambini,alle ragazze non era permesso.

Tutta Napoli coinvolta nel “rito” delle cascettelle

Lina Sigillo: Di sicuro la Torretta e Mergellina quartieri popolari misti si faceva

Rossella Bergamo: A Napoli non esiste un quartiere esclusivamente abitato dalle classi alte ogni quartiere aveva ed ha la sua Napoli popolare :Posillipo /Casale,via Dei mille e Chiaia /Pallonetto ,via Roma /quartieri SpAgnoli,Vomero/Via Case Puntellate Mergellina e riviera di Chiaia /la Torretta e santa Maria della Neve ecc. ecc. per cui i bambini erano sempre più o meno coinvolti

Cosa si faceva dei “soldini”

Ciro Nicolais: … e poi ci compravamo i lecca lecca.

Anna Capodanno: L’ho fatto anche io…..poi compravano caramelle

Ersì Lia: I soldi ricavati solitamente venivano usati per acquistare franfellicchi o torrone

Giuditta Grattagliano: Non so se fosse questa la tradizione ma io utilizzavo i soldini per portare i fiori sulle tombe abbandonate dei militari o dei bambini

Flora Manzo: i soldi in genere venivano usati per comprare piccoli giocattolini e dolciumi. Io guardavo con invidia i bambini del quartiere perché mia madre non mi permetteva di comprarla

Antonietta Cervone: Se andava bene un gelato ci scappava

Lina Sigillo: Si con i soldi si compravano dei dolciumi, io compravo il “tommo” era una piccola tavoletta di cioccolata che riportava sulla carta le storie del barone di Munchausen o l’ultimo dei Moicani o il formaggino di cioccolata che esternamente portava le figurine di Ezechiele Lupo o altri personaggi disney

Maria Allara: anch’io lo ricordo! La sera fuori al cinema Delle Palme c’era gente ricca che elargiva monete!!!! A chi lo racconto non ricorda 55 anni fa.

Cira Capezzuto: quando avevamo raccolto qualche moneta andavamo da pizzicato .

Maria Russo: Con la croce sopra in quei giorni noi bambini facevamo un sacco di 10 lire per noi eravamo ricchi e pure le 5 lire

Una poesia del 2014  di Antonio Ruggiero

‘A CASCETTELLA P’’E MUORTE

Signurì’…’E muorte,
sott’’a pettola che nce puorte,
e nce puorte ‘e cunfettielle…
Signurì’…’E murticielle.

E’ cchesta ‘a letanìa ca canticchiava
‘na chiorma ‘e guagliuncielle ‘mmiezz’’a via,
ll’accumpagnava ‘o viento ca sischiava…
‘E duje ‘e nuvembre, che malincunìa!

Ognuno ‘e nuje cu ‘a cascettella ‘mmano
addò spiccava ‘a capuzzella ‘e morte,
jeve ggiranno nu quartiere sano
fermanno ‘a ggente e ttuzzulianno ‘e pporte.

Cu ‘o pizz’ a rriso e ccu ‘na faccia appesa
nce steve chi mullava quacche ssòrdo;
teneva cchiù ffurtuna ‘o “ milanese”…
Io quacche llira, ma tanta ricorde.

Solitamente ‘e sòrde jeveno spise
p’’e ccose ‘e niente, p’’e ‘gnutularìe,
ma nuje chill’anno avevemo prummise
nu mazz’’e sciure pe’ donna Maria…

‘A lavannara, ‘a mamma ‘e Cicciariello,
muorto a nnov’anne pe’’na purminita;
vedenne ‘e sciure e ttanta cumpagnielle,
s’addenucchiaje pe’ tterra ammutulita.

‘E duje ‘e nuvembre, penzo sempe a ttanno,
a cchi cu mmeco jeve a ccanticchià
‘sta letanìa luntana ca cu ll’anne
‘a sente sulo chi nun vò’ scurdà.

Signurì’…’E muorte,
sott’’a pettola che nce puorte,
e nce puorte ‘e cunfettielle…
Signurì’…’E murticielle.

Ci vediamo il 9 novembre al centro storico di Napoli con le cascettelle e la voglia di recuperare la nostra identità, ancora, sempre.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 3 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Ottobre 2019

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