domenica 17 novembre 2019
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LE CASCETTELLE

Un inedito di Cangiullo racconta della tradizione dei morti nel ventre di Napoli

Identità | 30 Ottobre 2019

Anche Francesco Cangiullo, scrittore e artista degli anni 30, racconta dei ragazzini che fabbricavano le cascettelle dei morti, antica tradizione dei bambini di Napoli legata a questi giorni, ben prima che Halloween la cancellasse. Quest’anno Identità Insorgenti, con I sedili di Napoli e l’Associazione abruzzese Fontevecchia, le riporta al centro storico di Napoli il 9 novembre. Intanto vi offriamo questo bel pezzo di storia che racconta l’area del centro storico circa 80 anni fa firmato Cangiullo


Non è un appuntamento dantesco: è l’orario casuale di una via a buon mercato, che fa parte del ventre di Napoli. E’ la via stretta delle cap’ ‘e morte,  e delle zeppole; ritorna, fritta e rifritta, ove la gente cammina pigiata anche coi veicoli che, non si sa per quale miracolo di San Gaetano, riescono a sfondare e prendere il largo evitando sempre una serie di investimenti.

Molti abitanti locali si direbbero, alla stregua dei pesci, soggetti al mimetismo, poiché risentono della gibbosità e delle storture topografiche del quartiere.

E’ strano, ma a chi ci ha fatto l’occhio par quasi un fatto normale

Sono anche intanate qui molte anime in pena: certo questo “Purgatoro” dovrà pure giustificare qualcosa. Ora, sebbene non possiamo ancora giurare che sia diventato il “Paradiso”, è molto migliorato, dal punto di vista della disciplina e civilità, restando intatti tutti i suoi connotati architettonici che hanno dei frammenti ornamentali di antico pregio.

Ma io ricordo che questo “Purgatorio” una volta era l'”Inferno”. A destra e a sinistra, dai vichi angusti, allora affumicati e sovraccarichi addirittura di sipari di panni penzoloni, dai vichi lunghi come la tenia del ventre di Napoli, stanavano le janare scapigliate per accapigliarsi a duolo, e più agevolmente, con strilli e ringhi cui si scapigliavano come ossessi, nella mischia serrata, crepitante nel fuoco di fila delle maleparole, fratelli, mariti, cognate, figli e tutta la razza, ad inscenare la classica cagnara, che serviva poi da modello alle analoghe descrizioni del popolare romanziere Mastriani e quandi alle scene nei drammi sensazionali del Minichini, varati al Teatro San Ferdinando, ove accorrevano spettatrici le autentiche protagoniste che, non accorgendosi di essere fedelmente riprodotte su quelle familiari scene, appaludivano esclamando stupefatte: “Cumm’e nnaturaaaaale!”.

In questa via disagevole – che reca murata l’etichetta di “Strada dei tribunali” nella quale un beccaio da me interrogato in proposito mi rispose: “Nonzignore: sta scritto accussì ma chist’è o Priatorio..! ‘E Bberite ‘e ccap”e morte? ” – qui si spalancano con atrii, cortili, porticati, giardini e logge, antichi palazzi nobiliari che sono tra i più vasti ed aerati della città. E sembra stiano nella strettoia a bella posta per  vendicare la via che se la cava umilmente; nè direi ci stiano modestamente, ma spavaldi, visto che ciascuno pompeggia della sua grandiosità: cartocci barocchi, bugne e targhe del seicento, balaustrate del settecento, lunette e frontoni cinquecenteschi. E tutta questa varietà di stili si sbizzarrisce poi in Piazza S. Gaetano: là dove il bronzeo santo vicentino leva le braccia al Cielo e un giorno la matita di Vianelli, come fioretto imbattibile, avrebbe sfidato qualunque collega. Ivi, la gustosa sagoma architettonica si disegna sul cielo come un capriccio di Bernini o Vanvitelli. Ma non basta: ancora un’altra rarità antiquaria è data da alcuni portici, da un lato, sotto cui sono incastrate, o scavernate, diverse botteghe di generi alimentari. Questa parte mi ricorda della vecchia Bologna un tratto che percorsi in fretta battendo i denti in un alba accidiosa di gennaio… molti anni fa.

La traversa commovente della Strada Tribunali è San Gregorio Armeno che sbocca a San Biagio dei Librai ed è resa dalla industria ecclesiastica un sacro passaggio.

Presso il vetrinone vedo un omino calvo, capelli biondi e bianchi, mani chiazzate da parecchi colori d’anilina, il quale tinge un ramo di camelie dalle foglie cerate, mentre una ciocca di violette s’asciuga: nella sua vetrina vi sono rosari, ex voti in argento e ceri serpeggiati da strisce di carta istoriate variopinte. Il tintore stacca nettamente sul vano buio del suo negozio in cui, dall’ombra, appena emergono oggetti varii.

Più giù dall’altro braccio, dopo il venditore di lampade e candelieri, lo scultore di santi, glabro, simile a un sacrestano, applica ai lacrimali dell’Addolorata due lagrime di vetro. Egli non s’accorge di qualche passante fermato a guardarlo; dal volto vistico, egli è astratto dal suo eccelso compito.

Più giù, sugli altri, sfavilla come braci, un negozio di pianete, stole, galloni d’argento, ricami aurei, arredi sacri… vi sono poi fabbricanti di pastori, presepi e angeli che avranno il loro momento sotto Natale. A questo punto son distratto dalla donna che domanda l’ora ad un signore con diverse carte da bollo in mano.

– Un terzo dopo.

– Grazie.

Mezzogiorno e venti. Nella piazza non v’è rimasto che un rettangolo di luce ed è a terra. Il sole d’ottobre qua e là carezza gli ultimi piani: ed il resto della luce si è rifugiato in fondo ai vicoli: dei panettieri, dei Maiorani, dei giganti.

Un balcone chiuso sembra lo specchio del cielo, un altro è incandescente.

Delle camice nell’aria sembrano capretti alle cannucce.

Splende il vetro giallo d’un tabernacolo come un’aranciata.

Sulla soglia d’un basso due ragazzi costruiscono delle scatolette a colori, quadrate e triangolari, più alte che larghe, senza coperchio e senza apertura, non considerando il breve taglio, come quello d’un salvadanaro, sulla parte superiore.

Ad un lato delle scatolette vengono applicate, ritagliate in lucida carta nera, due ossa a croce sotto un teschio: proprio l’identico trofeo che poggia sulle colonnine davanti la Chiesa del Purgatorio.

Non so se io sia riuscito a farvi indovinare ‘ e ccascettelle p’è muorte”.

Francesco Cangiullo, da Le vie della città, capitolo “Purgatorio”, 1937

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Ottobre 2019

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