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LE CENTENARIE

Gorizia dal 1916: qui Luciano De Crescenzo lavorò come cameriere

Identità | 6 Agosto 2019

di Valentina Castellano

“Cibo per poveri, pietanza per frettolosi, alimento per vagabondi, la pizza andò oltre i monti e oltre i mari, raggiunse i napoletani sparsi per il mondo, testardi nella loro fatica e nei loro antichi gusti e costumi: come un’ancora anche di salvataggio buttata dall’anima attraverso il palato per recuperare l’odore perduto di Napoli”.

Così recita la prefazione di un libro storico sulla Pizza di Roberto Minervini, “Storia della Pizza”, che abbiamo tenuto stretto e come riferimento in quello che è stato per noi un viaggio davvero speciale che vogliamo raccontarvi per darvi il senso di quanto la Pizza, la nostra Pizza, quella napoletana, sia un forte elemento di identità e appartenenza, di storia e tradizione, di passato e futuro.

Il nostro viaggio tra le Centenarie

In occasione del Bufala Fest che si terrà dal 31 Agosto all’8 Settembre sul lungomare Caracciolo, vi abbiamo parlato di un evento nell’evento: la partecipazione compatta di tutte le Pizzerie appartenenti all’Unione Pizzerie Storiche Napoletane, Le Centenarie, alla manifestazione.

E’ la prima volta che succede che tutte insieme partecipino ad un evento food. Per l’occasione, nelle scorse settimane, vi abbiamo raccontato – con i nostri live – ogni pizzeria e ogni storia, presentandovi insieme ai protagonisti anche la protagonista: la pizza speciale per l’evento di fine estate.

In questo viaggio però abbiamo capito che avevamo a che fare con qualcosa di molto più grande e importante di una semplice partecipazione ad un evento. Abbiamo capito che Le Centenarie sono la Storia della Pizza: storia che ciascuno di questi tredici luoghi “patrimonio dell’umanità” hanno creato, vissuto e attraversato fino ad arrivare – intatti – ai giorni nostri.

Le Centenarie rappresentano 13 famiglie che per 100 anni e più, negli stessi locali, con gli stessi cognomi e legami di parentela, hanno tramandato di generazione in generazione l’arte di “ammaccare”: quell’arte che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità.

Dietro quest’arte, dietro la pizza stessa, ci sono legami con i quartieri, con la città, con le opere d’arte, con le dominazioni, le guerre, con la storia ancora viva di Napoli.

Ed è solo raccontandovi ad uno ad uno i nostri incontri con queste famiglie che possiamo trasmettervi la testimonianza di una storia tramandata che è viva e si ripete ogni giorno.

La Pizzeria Gorizia dal 1916

“Fu durante la festa  dei 100 anni della pizzeria Gorizia che insieme ai membri delle famiglie delle altre pizzerie storiche, nacque la voglia e l’esigenza di unirci, di metterci insieme, per tutelare la storicità della pizza e il nome di chi questa storia l’ha costruita e la porta avanti, da più di 100 anni”

Esordisce così Salvatore Grasso appena ci incontra fuori alla sua Pizzeria Gorizia al Vomero. Salvatore fa parte del direttivo de Le Centenarie: ha passato i 70 anni – la maggior parte dei quali trascorsi sul banco – e arriva in pizzeria in scooter e zaino in spalla dopo una partita di Tennis. Simpatico e istrionico, ci racconta della storia del locale e di quanto Gorizia sia da sempre un punto di riferimento del quartiere dove è nata: il Vomero.

La sua è un pizza particolare: è più piccola delle pizze standard e questo per una volontà del nonno, fondatore della pizzeria Gorizia, convinto che con una pizza più piccola i clienti non solo mangiavano anche il cornicione  – che lui non poteva soffrire se lasciato nel piatto – ma avrebbero anche provato le altre proposte del locale come i contorni o la frittura. E da allora la pizza è rimasta di dimensioni ridotte rispetto alla media.

La pizzeria Gorizia è stata sin dalle sue origini il punto di riferimento per la nobiltà e la cultura napoletana. I nobili si riunivano lì per discutere e colloquiare e ovviamente per mangiare la pizza. Questo anche per i ruolo del Duca Pironti, proprietario dell’immobile, che praticamente convogliava tutta la mobilità nel locale.

Ma diversi sono gli aneddoti che Salvatore vuole raccontarci e di cui ci mostra le foto, esposte in bella vista in tutte e due le sale del locale.

Luciano De Crescenzo: un cliente speciale

Ci racconta con grande commozione che un giorno andò a pranzo Luciano De Crescenzo, accompagnato da un gruppo di parenti.

Dopo la frittura, nell’attesa della pizza si alzò e fece un giro per il locale.

Pensando che avesse bisogno di qualcosa Salvatore gli chiese se poteva essergli d’aiuto. “No, grazie, sto solo rinfrescandomi la memoria…dovete sapere che tanti anni fa, allora studente universitario, per non gravare troppo sulla mia famiglia cominciai a cercarmi un lavoro…e sapete il primo lavoro che trovai quale fu? Il cameriere”

Si. Luciano De Crescenzo da giovane fu il cameriere della Pizzeria Gorizia: durò solo tre mesi. A detta del filosofo era troppo faticoso: si lavorava troppo lì in pizzeria.

La Storia della Pizzeria Gorizia

Era il 20 agosto 1916 quando il nonno Salvatore Grasso aprì la pizzeria. Si era nel periodo della grande guerra, le truppe italiane stavano entrando in Gorizia. “Quale nome migliore!” pensò Don Salvatore. Così la chiamo Gorizia, “La pizzeria Gorizia!”

Non è azzardato dire che la storia del vecchio Vomero passa per la pizzeria Gorizia e non c’è vomerese che almeno una volta non abbia varcato la soglia di questo tempio della pizza.

Nel 1925 durante un convegno per organizzare “La festa dell’uva” – un’occasione di aggregazione dove i commerciante e addetti a tutti i settori facevano a gara ad allestire vetrine e strutture per onorare e festeggiare l’avvenimento della vendemmia – fu deciso di destinare la pizzeria Gorizia a sede dei festeggiamenti e delle premiazioni.

Questo importante avvenimento proiettò l’immagine del locale molto più in là di quella che poteva essere una semplice pizzeria.

Le frequentazioni dell’elite dell’allora Napoli bene divennero sempre più assidue e manifestazioni e mostre culturali cominciarono ad affiancarsi nell’ambito delle varie iniziative che portarono il Vomero a crescere fino a farlo diventare il moderno centro commerciale.

Il successo della Pizzeria portò a nuove esigenze di spazio e ad ampliare il locale.  L’inaugurazione fu curata personalmente dal Duca Pironti, proprietario di tutti e due gli immobili presi in fitto dalla famiglia Grasso, che all’epoca era un grande figura di riferimento della nobilità napoletana e che ovviamente invitò tutta Napoli alla festa di apertura. La nobiltà dell’epoca apprezzò oltremodo la pizza e le altre proposte e continuò per anni a frequentare la pizzeria.

L’esigenza della casta imposero comportamenti adeguati che dettarono gli acquisti e le assunzioni.

A fianco della pizza sempre eccezionale bisognava abbinare una cucina altrettanto eccezionale al tal proposito fu assunto Giuliano detto “ngiulillo” grande cuoco a servizio di una decaduta famiglia nobile che non poteva mantenere il proprio tenore.

La zuppa inglese di “ngiulillo”, e la pizza di Salvatore fecero miracoli!

Dal centro storico si saliva al Vomero per gustare le prelibatezze di Gorizia.

Gli anni 40 però furono sicuramente quelli più difficili: la guerra portò fame e miseria, la farina e le materie prime mancavano, e la pizza, come il pane, veniva acquistata con una tessera. La pizzeria Gorizia cercò altri sbocchi e, proponendo le sue differenze, riuscì ad ottenere la gestione della mensa degli ufficiale della cucina Castel Sant’Elmo.

Le divise degli altri ufficiali come quelle dei gerarchi caratterizzarono questo periodo della storia della pizzeria.

Poi il dopoguerra, la ricrescita, la voglia di tornare a vivere.

Il calcio Napoli, quando si giocava al collana era di casa alla Gorizia così come pure gli attori del vicino teatro Diana: politici e vip più o meno famosi.

Il nonno Salvatore Grasso morì il 23 marzo 1972 ma due giorni prima, nonostante cinque pizzaioli alle sue dipendenze, era ancora sul banco a fare le pizze.

Da allora ogni giorno la famiglia Grasso è sorretta da un grande entusiasmo e dalla volontà di recuperare valori altrimenti perduti, impegnati per portare la Gorizia là dove era e merita di essere anche oggi.

La grande Storia che si intreccia con la vita quotidiana delle famiglie, con il loro lavoro fatto di sacrifici e rinunce, fatica, problemi e responsabilità ma che a volte anche inconsapevolmente, porta avanti uno dei simboli culturali più importanti della nostra città.

 

 

 

 

 

Il nostro live

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 6 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 31 Luglio 2019

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