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LE CENTENARIE

Ciro a Gaeta: la storia della pizza napoletana sulla Riviera di Ulisse

Identità | 9 Agosto 2019

di Valentina Castellano 

“Cibo per poveri, pietanza per frettolosi, alimento per vagabondi, la pizza andò oltre i monti e oltre i mari, raggiunse i napoletani sparsi per il mondo, testardi nella loro fatica e nei loro antichi gusti e costumi: come un’ancora anche di salvataggio buttata dall’anima attraverso il palato per recuperare l’odore perduto di Napoli”.

Così recita la prefazione di un libro storico sulla Pizza di Roberto Minervini, “Storia della Pizza”, che abbiamo tenuto stretto e come riferimento in quello che è stato per noi un viaggio davvero speciale che vogliamo raccontarvi per darvi il senso di quanto la Pizza, la nostra Pizza, quella napoletana, sia un forte elemento di identità e appartenenza, di storia e tradizione, di passato e futuro.

Il nostro viaggio tra le Centenarie

In occasione del Bufala Fest che si terrà dal 31 Agosto all’8 Settembre sul lungomare Caracciolo, vi abbiamo parlato di un evento nell’evento: la partecipazione compatta di tutte le Pizzerie appartenenti all’Unione Pizzerie Storiche Napoletane, Le Centenarie, alla manifestazione.

E’ la prima volta che succede che tutte insieme partecipino ad un evento food. Per l’occasione, nelle scorse settimane, vi abbiamo raccontato – con i nostri live – ogni pizzeria e ogni storia, presentandovi insieme ai protagonisti anche la protagonista: la pizza speciale per l’evento di fine estate.

In questo viaggio però abbiamo capito che avevamo a che fare con qualcosa di molto più grande e importante di una semplice partecipazione ad un evento. Abbiamo capito che Le Centenarie sono la Storia della Pizza: storia che ciascuno di questi tredici luoghi “patrimonio dell’umanità” hanno creato, vissuto e attraversato fino ad arrivare – intatti – ai giorni nostri.

Le Centenarie rappresentano 13 famiglie che per 100 anni e più, negli stessi locali, con gli stessi cognomi e legami di parentela, hanno tramandato di generazione in generazione l’arte di “ammaccare”: quell’arte che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità.

Dietro quest’arte, dietro la pizza stessa, ci sono legami con i quartieri, con la città, con le opere d’arte, con le dominazioni, le guerre, con la storia ancora viva di Napoli.
Ed è solo raccontandovi ad uno ad uno i nostri incontri con queste famiglie che possiamo trasmettervi la testimonianza di una storia tramandata che è viva e si ripete ogni giorno.

Ciro a Gaeta

Alcuni versi dell’Odissea, narrano l’arrivo di Ulisse, il re di Itaca, nella terra della magica Circe, dove rimase per un anno, tra l’amore per l’affascinante maga e gli splendidi luoghi nel tratto di costa laziale a sud di Latina, oggi conosciuto appunto come Riviera di Ulisse.

Ed è proprio nel porto di Gaeta, sul mare, in una location da mozzare il fiato, che Giorgio Moffa, discendente della Famiglia Leone del Trianon di Napoli, ci accoglie nel suo locale Ciro a Gaeta. Ristorante e pizzeria, tra proposte di mare con pesce sempre fresco e la pizza napoletana che qui fa davvero scuola, Giorgio Moffa porta Partenope in quel di Gaeta, un tempo confine del regno di Napoli, con la sua storia, la sua passione, le sue scelte e soprattutto con il suo mestiere.

La storia della pizza napoletana è fatta da queste famiglie centenarie che si intrecciano tra loro attraverso legami di parentela, amicizia e vicinanza.

Giorgio Moffa, come vi abbiamo detto, è un discendente della famiglia Leone, i fondatori del Trianon, e ci racconta di una famiglia numerosa, tutti pizzaioli, che da ragazzi vivendo in uno stesso stabile, respiravano tutti profumo di pizza, e, tra cugini, fratelli e sorelle, sin da bambini avevano ben chiara la percezione di quale fosse la loro strada.

La figura dei nonni, sempre presenti, è stato l’esempio più grande di quanto un progetto, un obiettivo di vita e di famiglia possa essere portato avanti con grande sacrificio, riuscendo a superare periodi storici anche molto duri.

Tra foto antiche del “periodo napoletano” e foto più recenti ma che narrano la storia degli anni Ottanta, quando protagonista assoluto per tutti i napoletani era il grande Napoli calcio, Giorgio ci accompagna in un viaggio tra tradizione e  cambiamenti, caratterizzato anche da forti scelte, come quella di trasferirsi a Gaeta e lasciare Napoli, scelte non poco sofferte che però hanno permesso a chi questa zona la vive ogni giorno o a chi soltanto la sceglie per turismo o vacanza, di godere della reale tradizione napoletana tra pizza e cucina.

Giorgio è un maestro sul banco: da qui sono passati tanti pizzaioli e chef che oggi lavorano tra le più rinomate pizzerie di tutta Italia. E’ impegnato nella promozione della pizza napoletana sul territorio della “Riviera di Ulisse” anche con eventi da lui organizzati,  conditi da musica napoletana classica e teatro. Ci dice che appena può torna a Napoli, per incontrare i suoi colleghi Centenari e tenere vivo quel legame con la città che la lontananza non può scalfire.

La storia di Ciro a Gaeta

Nonno Ciro – Ciro Leone – nel 1923 fonda la storica pizzeria Trianon a via Pietro Colletta, che ha fatto, e ancora oggi fa, la storia della pizza napoletana. Il Trianon fa parte dell’Unione pizzerie storiche napoletane, Le Centenarie, e oggi alla guida ci sono Angelo Greco e Giuseppe Furfaro, mariti di due sorelle, discendenti della famiglia Leone.

Ma le famiglie Centenarie sono sempre numerose: fratelli, zii, cugini che hanno tutti l’arte di ammaccare tra le mani, che la tramando e diffondono, espandendo la dinastia e ampliando i rami familiari anche oltre la città. Questo è il caso di Giorgio Moffa, che con suo fratello Ciro, porta avanti la tradizione dei nonni oltre le strade di Forcella.

Sono gli anni Ottanta che caratterizzano fortemente il lavoro dei fratelli Moffa. Anni di grande boom per i locali e le pizzerie del centro anche grazie al fermento che porta in città il grande Napoli di Maradona. Per 22 anni, Giorgio e suo fratello Ciro portano avanti la Pizzeria “Trianon Chiaia”, un vero e proprio salotto napoletano dove la pizza della tradizione è protagonista in un ambiente elegante e sofisticato.

L’attenzione al dettaglio, ci racconta Giorgio, è massima: a partire dagli ingredienti, dagli impasti fino ad arrivare ai piatti e al tovagliato, tutto è curato con grande passione e il locale è un punto di riferimento per tanti personaggi noti, da attori fino ai calciatori del Napoli. Uno su tutti Diego Armando Maradona, che amava la vita notturna dei locali di Chiaia, ma che prima, assolutamente prima di ogni cosa, doveva mangiare la sua pizza ai tavoli del Trianon Chiaia.

I ricordi sono tanti, anche quelli legati ad un lavoro duro e sacrificato, ma sempre portato avanti con grande passione e dedizione.

Sono gli anni 2000 però che decidono nuove strade e difficili e sofferte scelte di vita. Nel 2009 alla morte del fratello Ciro, Giorgio decide di lasciare il locale di Chiaia e di trasferirsi tra Formia e Gaeta.

La forza dei Centenari sta proprio qui: la Storia che ti piomba addosso, sull’attività, che si intreccia con la storia personale, con i cambiamenti, con le scelte di vita, e nonostante questo andare avanti con lo stesso mestiere e la stessa voglia di difendere una tradizione che ha il sapore della città amata, della famiglia e della più forte identità.

Oggi, grazie a Giorgio Moffa, la tradizione della Pizza e della cucina napoletana, regna sul lungomare di Gaeta, ed unisce con un filo sottile due territori dello stesso mare che non troppo tempo fa erano una cosa sola.

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 9 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 31 Luglio 2019

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