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LE CENTENARIE

L’Antica Pizzeria da Michele: il tempio sacro della pizza alla conquista del mondo

Identità | 4 Agosto 2019

 di Valentina Castellano

“Cibo per poveri, pietanza per frettolosi, alimento per vagabondi, la pizza andò oltre i monti e oltre i mari, raggiunse i napoletani sparsi per il mondo, testardi nella loro fatica e nei loro antichi gusti e costumi: come un’ancora anche di salvataggio buttata dall’anima attraverso il palato per recuperare l’odore perduto di Napoli”.

Così recita la prefazione di un libro storico sulla Pizza di Roberto Minervini, “Storia della Pizza”, che abbiamo tenuto stretto e come riferimento in quello che è stato per noi un viaggio davvero speciale che vogliamo raccontarvi per darvi il senso di quanto la Pizza, la nostra Pizza, quella napoletana, sia un forte elemento di identità e appartenenza, di storia e tradizione, di passato e futuro.

Il nostro viaggio tra le Centenarie

In occasione del Bufala Fest che si terrà dal 31 Agosto all’8 Settembre sul lungomare Caracciolo, vi abbiamo parlato di un evento nell’evento: la partecipazione compatta di tutte le Pizzerie appartenenti all’Unione Pizzerie Storiche Napoletane, Le Centenarie, alla manifestazione.

E’ la prima volta che succede che tutte insieme partecipino ad un evento food. Per l’occasione, nelle scorse settimane, vi abbiamo raccontato – con i nostri live – ogni pizzeria e ogni storia, presentandovi insieme ai protagonisti anche la protagonista: la pizza speciale per l’evento di fine estate.

In questo viaggio però abbiamo capito che avevamo a che fare con qualcosa di molto più grande e importante di una semplice partecipazione ad un evento. Abbiamo capito che Le Centenarie sono la Storia della Pizza: storia che ciascuno di questi tredici luoghi “patrimonio dell’umanità” hanno creato, vissuto e attraversato fino ad arrivare – intatti – ai giorni nostri.

Le Centenarie rappresentano 13 famiglie che per 100 anni e più, negli stessi locali, con gli stessi cognomi e legami di parentela, hanno tramandato di generazione in generazione l’arte di “ammaccare”: quell’arte che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità.

Dietro quest’arte, dietro la pizza stessa, ci sono legami con i quartieri, con la città, con le opere d’arte, con le dominazioni, le guerre, con la storia ancora viva di Napoli.
Ed è solo raccontandovi ad uno ad uno i nostri incontri con queste famiglie che possiamo trasmettervi la testimonianza di una storia tramandata che è viva e si ripete ogni giorno.

 

L’Antica pizzeria da Michele

A Forcella, in via Pietro Colletta, cuore vivo di Napoli,  c’è il Tempio sacro della pizza. Anche se non lo conoscete, indovinereste subito dov’è perché fuori all’Antica pizzeria da Michele turisti e napoletani affollano la strada dalla mattina fino alla chiusura serale, a qualsiasi ora.

Per il nostro live arriviamo presto, prestissimo e già dobbiamo farci spazio tra la folla, in impaziente e religiosa attesa.

Margherita e Marinara sono le uniche due pizze che Michele serve, da sempre. La tradizione, ci dicono, nuda e cruda, senza se e senza ma.

Ci accolgono Alessandro e Daniela Condurro, nipoti del fondatore Michele: l’ultima generazione è in prima linea ma con una spinta diversa. Daniela, infatti, gestisce la Pizzeria e con Alessandro dirige Michele in The World, un’organizzazione che apre in franchising il marchio dell’Antica Pizzeria da Michele in tutto il mondo.

Nei giorni in cui li incontriamo ha appena aperto una pizzeria da Michele a Dubai, dopo Los Angeles. Qualcuno racconta che per l’inaugurazione la “delegazione napoletana” ha portato kg e kg di fiordilatte d’agerola nelle valigie per poter garantire che arrivassero i prodotti del territorio come la tradizione di Michele vuole.

“Napoli nel mondo non è più l’immagine di pulcinella e del mandolino. La Pizza non va più raccontata esclusivamente come una storia di sofferenza in una logica neomelodica. Un’altra immagine di Napoli nel mondo è possibile. Una Napoli intraprendente, forte, che spinge i suoi limiti, che fa della tradizione il volano per la modernità e l’espansione. Tutto questo noi lo facciamo con la Pizza” spiega Alessandro Condurro.

Così, rispettando la tradizione, la nuova generazione Condurro sta portando il Tempio sacro della Pizza in tutto il mondo. Le regole sono ben precise: prodotti e ingredienti del territorio, un’Accademia che forma giovani leve con metodi propri della scuola napoletana, controllo costante degli standard.

E tra clienti e  pizze meravigliose e profumate che ci passano davanti già dalle 11 di mattina, capiamo che la grinta e la forza imprenditoriale di questa famiglia dei Centenari è l’elemento centrale intorno al quale ruotano tutte le attività. Che ha fatto sopravvivere locali storici in condizioni più avverse e che oggi li ritrova protagonisti in una scalata globale che non è solo economica, ma ha il sapore della rivalsa, della conquista, del riscatto e, dunque, il sapore della Pizza napoletana.

Julia Roberts e la Forcella blindata

Non potevamo non farci raccontare l’aneddoto più curioso, quello che forse Daniela e Alessandro raccontano tutti i giorni e che. nonostante la secolare storia della Pizzeria è quello più richiesto: Julia Roberts che gira le scene di un suo film, Mangia Prega Ama, a Napoli, da Michele.

Era un lunedì mattina, Forcella chiusa, transennata, per l’arrivo della grande attrice hollywoodiana che avrebbe girato le scene del suo ultimo film proprio all’Antica Pizzeria da Michele. Julia Roberts era attesa da tutti, con la produzione in fermento composta da tantissime persone che già affollavano la Pizzeria  continuando a fare raccomandazioni: non bisognava guardarla in viso, né rivolgerle la parola, né avvicinarsi a meno di 5 metri da lei, men che mai farle foto.

Invece la storica Pretty Woman, al di là delle esigenze di copione, nel locale alla fine si intrattenne anche oltre le riprese: per addentare una fetta di margherita.

La storia dell’Antica Pizzeria da Michele

L’uomo che ha incarnato più o meno consapevolmente, la filosofia della pizza napoletana, era di piccola statura e di umili origini. Aveva uno sguardo acuto e il sorriso malizioso. Era una persona particolare: particolare per il suo carattere, per la sua vita ma soprattutto per il modo in cui lavorava e considerava il proprio mestiere. Uno dei figli, il maestro pizzaiolo Antonio Condurro, lo ha definito un’ icona dell’ arte della pizza. Michele era semplicemente un ‘fanatico’ della pizza, come Luigi Condurro, un altro dei suoi 13 figli, era solito definirlo.

Questo era Michele Condurro, il famigerato maestro pizzaiolo, il capostipite della famiglia di pizzaioli che dal 1870 hanno fatto della pizza napoletana la cifra della propria vita.

Nel 1870 la famiglia Condurro diede origine ad una lunga tradizione di maestri pizzaioli nel cuore del centro di Napoli.
Michele Condurro, figlio di Salvatore, perfezionò l’arte familiare imparandone i segreti dai famosi maestri di Torre Annunziata esperti nella lavorazione della pasta e della cottura della pizza.
Michele aprì la prima pizzeria nel 1906 laddove sorge la nuova palazzina dell’ospedale Ascalesi, a pochi metri da qui, la cui costruzione costrinse Michele a cambiare sede.

Nel 1930, infatti, la pizzeria fu spostata nell’attuale locale di Via Cesare Sersale, definito da molti esperti e giornalisti “Il Tempio Sacro Della Pizza”. Da allora, cinque generazioni di maestri pizzaioli continuano l’attività del fondatore nel rispetto della tradizione e tenendo fede alle indicazioni di Michele, che volle la pizza napoletana solo nei gusti “Marinara” e “Margherita” senza aggiunta, come diceva,  di “Papocchie”, che ne alterano il gusto e la genuinità.

 

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 4 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 5 Agosto 2019

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