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LE DIMISSIONI

Caro Feltri, stai tranquillo: per noi giornalista non lo sei mai stato

Media e new media | 27 Giugno 2020

“Vittorio Feltri non è più giornalista, non nel senso giuridico del termine. Dopo cinquant’anni di carriera si è dimesso dall’Ordine rinunciando a titoli e posti di comando nei giornali, compreso nel suo Libero” per “sottrarsi all’accanimento con cui da anni l’Ordine cerca di imbavagliarlo e limitarne la libertà di pensiero”.

Ad annunciarlo è “l’altro”: Alessandro Sallusti, Direttore de “Il Giornale”.
Quel quotidiano del quale è stato Direttore proprio Feltri già verso la fine degli anni 90.

Lasciò, all’epoca, la direzione dello stesso con un “coup de théâtre” che, in altre parti del mondo, gli avrebbe impedito di scrivere anche sulla nota della spesa.

Erano gli anni in cui Feltri intraprese, con il suo “Giornale” una battaglia con l’allora giudice Di Pietro: ripetute accuse di corruzione e concussione che gli valsero ben 35 querele. Poi, l’8 novembre del 1998, la svolta.

Sul “Giornale” scambio di lettere tra Di Pietro e Feltri: “Caro Vittorio….Caro Tonino…ti stimavo e non ho cambiato idea”. Smancerie per sancire l’accordo del ritiro delle querele e la fine delle ostilità, (comunque con un risarcimento dell’editore a Di Pietro di 400 milioni).

L’editore Paolo Berlusconi infatti ne era al corrente; quello che però disse di non sapere era del dossier che seguiva le due lettere in prima pagina a firma del querelatissimo Andrea Pasqualetto, firma di punta del quotidiano. 2 pagine nelle quali venivano smentiti 2 anni di articoli dello stesso quotidiano, etichettando la loro stessa campagna come una “bufala” – “ciofeca” – “smarronata”.

Quel dossier costò la testa di Feltri al Giornale per aver indispettito i Berlusconi.
E in ogni parte del mondo sarebbe stata la definitiva perdita di credibilità di un giornalista.

Feltri invece continuerà a spararle grosse alla guida prima del settimanale “Il Borghese” e poi del “Quotidiano Nazionale” che comprendeva Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

Tutto questo prima di fondare “Libero”, il suo prodotto più bello e rappresentativo che pure gli ha regalato soddisfazioni non da poco, compresa una radiazione dall’Ordine poi annullata e una successiva sospensione di 6 mesi per aver pubblicato un’informativa di Polizia falsa allo scopo di screditare il Direttore dell’Avvenire.

Tutto questo in anni di rimbalzo tra Libero e Il Giornale, dove tornerà altre 2 volte.

Ora si dimette dall’ordine dei giornalsiti, con tre procedimenti aperti di contestazione del suo lavoro.
Vuole sentirsi libero di dare notizie di spessore come “meridionali inferiori” senza grane fastidiose.

E minaccia di querela chiunque si azzarderà d’ora in poi a chiamarlo “giornalista”.
https://www.corriere.it/…/feltri-non-piu-giornalista-ho-las…

Stia sereno; da queste parti nessuno ha mai creduto fosse tale.

Maurizio Zaccone

Un articolo di Maurizio Zaccone pubblicato il 27 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Giugno 2020

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