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LE PROTESTE

“Fateci lavorare”: i napoletani in piazza nel primo giorno della Fase 2

Battaglie | 5 Maggio 2020

Nel primo giorno della fase 2 Napoli si è svegliata battagliera. Niente mandolini nè gambizzazioni per le strade (come vorrebbero alcuni media mainstream che in queste settimane di massima diciplina ci hanno dipinti così) ma tanti fronti di lotta in più parti della città con un unico leit motiv: fateci lavorare, permetteteci di farlo con tutte le misure possibili, dateci una mano là dove è difficile andare avanti ma ridateci la possibilità di tornare ai nostri mestieri di artigiani, ristoratori, parrucchieri.

Gli artigiani di San Gregorio Armeno

Chiedono aiuti, misure di sostegno. Chiedono soprattutto che si creino condizioni per continuare ad andare avanti. Fanno appello a gente come Dolce & Gabbana, che in tempi felici hanno usato Via San Gregorio Armeno come splendida passerella. E naturalmente non solo loro: insomma che qualcuno faccia qualcosa per non distruggere un’identità secolare, quella degli artigiani pastorai di Napoli. Come vi abbiamo raccontato ieri, in diretta.

I commercianti di Chiaia

I commercianti di via Chiaia, cuore commerciale del centro di Napoli, intenzionati a tenere chiusi i negozi anche il prossimo 18 maggio, quando è prevista la riapertura degli esercizi commerciali al dettaglio in tutta Italia.  E ieri hanno protestato fuori la Prefettura di Napoli. “Denunciamo l’alto rischio si fallimento delle micro e piccole imprese e la mancanza di aiuti da parte dello Stato”, si legge su una lettera aperta che i commercianti di Chiaia hanno indirizzato al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, al prefetto Marco Valentini e al presidente della Camera di commercio partenopea Ciro Fiola. Gli esercenti, che dall’annuncio del Dpcm sulla Fase 2 hanno esposto dei cartelli con scritta #IoNonRiapro davanti alle serrande dei negozi, si sono riuniti stamattina davanti alla sede della Regione Campania a Santa Lucia per avanzare alcune richieste alle istituzioni locali e nazionali. “Siamo qui per dire che il 18 maggio non riapriremo i nostri negozi di via Chiaia, una strada del salotto buono di Napoli che, insieme a via Toledo o via dei Mille, ha sempre attirato il turismo d’elite della nostra città. Invitiamo le associazioni di altri commercianti ad unirsi a noi”, ha spiegato Alberto Zasso, titolare di un negozio di articoli sportivi, in rappresentanza del centro commerciale Chiaia. Gli esercenti chiedono agevolazioni sul credito d’imposta per i titolari di locali commerciali, l’azzeramento della tassa di registro, l’abolizione degli f24 per tutto il 2020, lo stop alle caselle esattoriali e contributi a fondo perduto. “Non capiamo perché un supermercato può restare aperto e garantire tutte le precauzioni per limitare la diffusione del contagio e noi no. Ci saremmo aspettati – ha aggiunto Zasso – una maggiore apertura e condivisione d’intenti dalla parte del governo. Invece i commercianti non sono stati presi in considerazione. Oggi il turismo è azzerato e locali che sono sul territorio da oltre cento anni sono in crisi”. Tra i negozi su cui sono esposti i cartelli #IoNonRiapro ci sono infatti anche storiche attività come il bar Gambrinus di piazza Trieste e Trento che ha deciso di non effettuare le consegne a domicilio. Davanti alla sede della Regione sono diverse le realtà che stamattina hanno deciso di protestare contro le iniziative dei governi locali e nazionale, a partire dai fotografi di cerimonie e dai lavoratori di alcune società partecipate della Regione Campania. Davanti Palazzo Santa Lucia anche artigiani e Partite Iva che hanno simbolicamente mostrato delle chiavi “che consegniamo allo Stato italiano – hanno spiegato – perché senza di noi e senza le nostre tasse non ci saranno più soldi per nessuno”.

Da Soccavo ad Antignano protestano gli operatori ambulanti dei mercati

 

Protestano anche gli ambulanti delle aree mercatali di Napoli: ieri erano davanti alle cancellate chiuse del mercatino di Soccavo con la mascherina sul volto e fuori al mercato di Antignano, nel cuore del Vomero. La riapertura in Campania è stata ancora rinviata, diversamente – spiegano gli operatori – da quanto accade in alcune regioni settentrionali, dove il contagio è più alto. “Ci hanno abbandonati” denunciano, chiedendo risposte al presidente della Regione Campania. Nei giorni scorsi li avevamo già ascoltati, attraverso i colleghi del mercato di Fuorigrotta.

In 300 sul lungomare con mascherina e maschera di Conte

Circa trecento esercenti napoletani, in particolare titolari di bar, ristoranti, centri estetici, palestre, hanno manifestato poi ieri pomeriggio sul lungomare di Napoli contro le politiche del governo per l’emergenza covid.
La manifestazione ha raccolto una folla di operatori e dopo circa mezz’ora sono intervenuti i carabinieri che hanno imposto il distanziamento sociale e fatto sciogliere il sit-in. Una delegazione dei manifestanti si è diretta poi in Prefettura per portare all’attenzione dell’ufficio di governo le ragioni della protesta. I manifestanti, che si sono riuniti sotto il nome di “2 Giugno 2.0” promettono che questa è la prima di tante “camminata per i diritti costituzionali, la dignità, la tutela”.  Come spiega uno dei loro portavoce, il ristoratore Guido Guida. “

E il primo atto scelto da molti sarà quello di manifestare tutta la frustrazione, la confusione, la rabbia per una pandemia gestita in malo modo sotto tutti i punti di vista che porterà danni enormi. I diritti fondamentali sono stati negati, il lavoro e l’economia distrutti e lo Stato non ha garantito nessuno, è mancato di fatto. Il Governo è stato confusionario e poco determinante. Presidenti di Regione e Sindaci decidono in autonomia, si alzano confini su confini senza fare capire nulla, senza un coordinamento centrale, in primis della sanità che proprio in caso di pandemia doveva (e poteva) essere tale per vincere questo male.

In questo delirio il cittadino semplice é smarrito, smarriti i diritti che lo rendono tale.

Ancora di piú chi garantisce lavoro, i piccoli e medi imprenditori, tutti al collasso.

Si é dunque deciso di effettuare una passeggiata a distanza di sicurezza con la mascherina con lo scopo di riunire quanta più gente é possibile intorno ai diritti negati, alla Costituzione”.

Insomma la Napoli che si rimbocca le maniche chiede risposte. E non se ne sta in silenzio.

Lucilla Parlato

Ph Carmine Laporta / Kontrolab (tutti i diritti riservati)

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 5 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 5 Maggio 2020

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