martedì 16 luglio 2019
Logo Identità Insorgenti

L’EDITORIALE

Il Sud lasciato senza mezzi per contrastare il crimine. Quando Salvini fa rima con Cialdini e Bombrini

NapoliCapitale | 12 Maggio 2019

Nel 1861, Napoli smise, dopo circa un millennio dai tempi del Ducato, di essere Capitale.
Da centro del potere politico, economico e culturale, divenne una città come le altre.
Nel 1860 venne formalizzata l’alleanza tra il nascente Stato italiano e la Camorra, con l’istituzione della polizia cittadina.
Dall’autobiografia dello stesso Liborio Romano apprendiamo della nascita della trattativa Stato-Mafia. Scriveva, infatti, a tal proposito, lo stesso Romano nelle sue Memorie: «Fra tutti gli espedienti che si offrivano alla mia mente agitata per la gravezza del caso, un solo parsemi, se non di certa, almeno probabile riuscita; e lo tentai. Pensai prevenire le tristi opere dei camorristi, offrendo ai più influenti loro capi un mezzo di riabilitarsi; e così parsemi toglierli al partito del disordine, o almeno paralizzarne le tristi tendenze». Fu creata, così, una «specie di guardia di pubblica sicurezza», tra i suoi membri c’erano i camorristi organizzati in compagnie e pattuglie, per controllare tutti i quartieri della capitale….

In poco più di un secolo e mezzo, la città di Napoli si è vista scippare industrie, primati, economia, la più antica Banca del mondo.
Dalle macerie di Pietrarsa nacque Ansaldo.
Da quelle di Castellammare nacque Fincantieri.
Il Banco di Napoli servì a finanziare il neonato Stato italiano.
Dall’industria del cinema a quella agro-alimentare, dalla sartoria alla medicina, la città partenopea si è vista sottrarre ogni tipo di eccellenza.
E potremmo continuare per ore.

A dispetto di furti e spoliazioni continue, secondo alcuni osservatori, tra cui il CENSIS, l’area metropolitana di Napoli è una delle prime realtà economico-industriali d’Italia.
“Cosa sarebbe Napoli senza la Camorra”? Devono esserselo chiesto anche i vari governi che si sono succeduti nel Parlamento italiano dal 1861 ad oggi.
Qualcuno potrebbe obiettare che la Camorra sia sempre esistita.
È vero. Come tutti i fenomeni umani, per dirla alla maniera di Falcone, la Mafia ha avuto un principio, ha una sua evoluzione ed avrà una fine. Ma, per il momento, ci pare che goda di ottima salute.
Non risulta, infatti che, al netto delle azioni di pochi e grandi uomini isolati che spesso ci hanno rimesso la vita, sia mai stato fatto nulla di serio per contrastarla, anzi.
Abbiamo visto lo Stato scendere a patti con la criminalità organizzata in momenti delicati per il paese.
Abbiamo visto lo Stato chiedere aiuto alla Mafia per risolvere i soliti rebus all’Italiana.
Abbiamo visto lo Stato derubricare reati importanti, fare regali alla criminalità organizzata, farle “inchini” anche pubblicamente.
Abbiamo visto pezzi di Stato interfacciarsi con “capi” e pezzi di Mafia sedere in Parlamento.
Abbiamo visto i Giolitti di ogni epoca avvicendarsi senza interruzioni.
E dobbiamo per forza credere che se non c’è una debolezza dello Stato, ci deve essere una connivenza.
Come diceva Borsellino, la politica e la Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.
Quindi, o lo Stato italiano è debole e fallimentare nei confronti della criminalità organizzata o è connivente.
Delle due, una e non saprei dire quale sia peggio.
Fatto sta che, a dispetto di proclami, promesse e paroloni che si susseguono ogni volta che si verificano episodi di sangue sotto la linea gotica, da queste parti non cambia mai nulla e noi siamo sempre costretti a subire l’arroganza e la prepotenza di pochi omminicchi.

“Ci conviene combattere la Camorra e permettere ad una terra così fertile di riprendersi il suo posto nel mondo?”. Credo che lo Stato italiano, in linea col pensiero storico ricorrente, si sia chiesto ed abbia risposto anche a questo, lasciando interi territori nelle mani di chi pensa di avere diritto di vita e di morte su chiunque.
Risuona ancora sinistramente il monito di Carlo Bombrini, genovese, amico di Cavour e direttore generale della Banca Nazionale del Regno d’Italia. Fu l’artefice materiale del “miracolo ligure”, in particolare con lo smantellamento degli stabilimenti di Pietrarsa a beneficio del suo amico Giovanni Ansaldo e i neonati cantieri che ancora portano il suo nome.

Proprio nell’occasione dello smantellamento di Pietrarsa con annessa strage in cui morirono diversi operai, ebbe a pronunciare la famosa frase :”non dovranno mai più essere in grado di intraprendere”. Naturalmente, si riferiva ai “nuovi italiani”, i napolitani, meridionali o, se preferite, terroni.
E il ministro degli interni, più o meno consapevolmente, ha di recente ribadito il concetto: si ammazzino tra di loro.
Tanto, quello che avviene laggiù, nella colonia, non ci interessa. Non è affar nostro.
Salvini fa rima con Bombrini. E Cialdini.

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 12 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Maggio 2019

Articoli correlati

NapoliCapitale | 15 Luglio 2019

L’EREDITA’ DELL’UNIVERSIADE

Napoli vince la sfida: ora si preservino i 70 impianti ristrutturati

NapoliCapitale | 14 Luglio 2019

LA SVOLTA

Dissequestrata Bagnoli: ora si spera nella rapida bonifica

Mondo | 13 Luglio 2019

SUL NEW YORK TIMES

La bellezza di 36 ore a Napoli: come ai tempi del Grand Tour

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi