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L’EDITORIALE

Un anno di Identità Insorgenti. E da oggi la redazione è a Mezzocannone

Identità, NapoliCapitale | 26 Settembre 2015

identità compleanno

Oggi è il primo compleanno del nostro giornale on line, Identità Insorgenti.

Dodici mesi fa, il 26 settembre 2014, iniziammo le pubblicazioni da una piazza, piazza Dante, cuore di Napoli, dove ancora una volta ci trovammo a portare per strada le ragioni fondative di questa piccola realtà informativa: difendere il Mezzogiorno, Napoli, i suoi abitanti, dalle narrazioni tossiche del resto del Paese. In quel caso chiedevamo, di nuovo, verità e giustizia per Ciro Esposito. Fummo noi a invitare e a portare in piazza, insieme ai guaglioni di Scampia, anche i ragazzi di Rione Traiano che dopo l’omicidio di Davide Bifolco avevamo seguito e raccontato, fino a quel momento, solo attraverso la pagina fb di Identità Insorgenti (nata il 1 agosto 2014).

Anche nel maggio precedente avevamo fatto lo stesso, per Ciro, insieme ai ragazzi di Insurgencia, che da oggi ci ospitano a Mezzocannone occupato. Ora, rivedendo questo ultimo anno e guardando indietro, è difficile non pensare a tutte le volte che ci siamo trovati a fianco dei collettivi napoletani e a quelli di tutto il Sud e dei vari combattenti meridionali e a quanto sia stato fondamentale fare rete con realtà solo apparentemente distanti.

Abbiamo cercato di essere presenti fisicamente sui fronti di lotta più caldi quest’anno: a cominciare da Bagnoli, con i ragazzi di Iskra, o partecipando e raccontando le proteste contro il Job Act o la “Buona scuola” che si sono svolte a Napoli. Ma non solo: siamo stati fisicamente a Potenza, durante le manifestazioni degli studenti contro lo Sblocca Italia lo scorso autunno. A Lecce, in primavera, con il Popolo degli Ulivi contro la finta emergenza Xylella. A Taranto, il primo maggio, con gli operai dell’Ilva, i Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. A Lanciano, a inizio estate, con i ragazzi di No Ombrina.

E abbiamo seguito, ascoltato e raccontato le ragioni dei No Muos di Niscemi come dei No Carbone di Brindisi, le battaglie contro la Tempa Rossa in Puglia come quelle contro il petrolchimico di Siracusa in Sicilia. Abbiamo affiancato i collettivi del Sud nel respingere l’invasione di Salvini nelle regioni meridionali. Abbiamo seguito la trasformazione sempre più identitaria del sindaco di Napoli Luigi De Magistris così come l’avventura solitaria e coraggiosa della lista civica meridionalista MO’ alle regionali in Campania, sempre mantenendo la nostra autonomia, il nostro pensiero, la nostra voglia di fare rete. Abbiamo raccontato dei beni confiscati alla camorra e delle difficoltà di chi li gestisce (a Chiaiano, con Resistenza Anticamorra, ma non solo). O delle realtà che nelle periferie, in puro volontariato, fanno le veci di uno Stato che non c’è. Vi abbiamo narrato le occupazioni o le riappropriazioni di luoghi pubblici da parte di gruppi di pazzi che rischiano in prima persona. Vi abbiamo fatto conoscere la storia di “imprenditori eretici” o di giovani che si sono inventati mestieri.

Avevamo detto, un anno fa, che il Sud si può raccontare solo con l’azione militante quotidiana e oggi ne siamo dunque ancora più convinti. L’insorgenza è un dato di fatto e dopo averla innestata per anni in un movimento politico meridionalista, che senza noi è poi praticamente morto – fatta eccezione per qualche reduce che pare un disco incantato, sempre a ripetere le stesse cose – ci siamo resi conto di non essere soli, che quello era un virus diffuso, con fronti di lotta in ogni luogo del Sud.

Insieme a questa azione militante quotidiana, però, ce ne sono altre – di azioni – che hanno caratterizzato questi dodici mesi di lavoro, molto più legate all’identità. La puntuale denuncia di ogni Sputtanapoli, ad esempio, parola ormai entrata nel linguaggio comune, ovvero la denuncia delle narrazioni tossiche soprattutto dei media main stream, che è un settore di questo giornale che ha floridamente vissuto soprattutto grazie alle segnalazioni che ci arrivano da voi lettori sempre più incazzati e sempre più determinati a non far passare sotto silenzio gli indecenti e offensivi luoghi comuni su di noi.

E poi l’identità: il raccontare i veri primati, i primati di oggi, le storie vere delle nostre eccellenze e degli uomini e delle donne del Sud che restano o che brillano nel mondo. Identità Insorgenti si è riempita via via di queste storie, in una sorta di catena virtuosa sempre più ricca e preziosa.

E poi la difesa della lingua napoletana insieme al racconto della vera storia, senza fronzoli, bugie e senza nemmeno macchiettistiche esaltazioni di re, grazie alla proposta di documenti originali e giornali d’epoca, ricerche e studi, col supporto cruciale di persone che non hanno – per fortuna – perso lucidità come invece molti di quelli che chiamiamo “parrucconi”, tristi presentatori di libri inutili e organizzatori di convegni autoreferenziali.

Del resto è proprio all’autoreferenzialità del mondo meridionalista, fatto di capi e capetti inconcludenti per la maggior parte, che abbiamo tentato di rifuggire in questi dodici mesi…

Un anno fa eravamo in cinque: cinque pazzi usciti appunto da un movimento meridionalista il cui presidente, una figura ormai opaca e priva di credibilità, aveva deciso di chiudere la sua storia nelle braccia del Pd. Uscimmo da quel movimento, ormai compromesso col sistema, senza tentennamenti, con l’idea di proseguire altrove la nostra attività militante e di farlo, comunque, attraverso un presidio di informazione per quanto più possibile limpida e corretta. Fu chiara a tutti allora l’inutilità di creare un nuovo gruppo politico: c’erano i collettivi con cui avevamo già rapporti e che avremmo potuto affincare nelle piazze. C’erano i meridionalisti organizzati di Unione mediterranea e di qualche altro gruppo “sano”, con i quali avremmo potuto valorizzare l’identità e raccontare le ingiustizie subite dal nostro territorio. C’erano, già allora, l’insorgenza e l’identità a disposizione e pensammo che la cosa più utile da fare fosse lavorare con entrambi, anche per farli dialogare, attraverso un presidio di informazione contro (più che controinformazione).

La strada certo è ancora lunga, ma se si è fatto qualche piccolo passo forse è anche grazie a noi.

Sembra un secolo fa, ma sono passati appena 12 mesi da allora.

In questi 12 mesi di quei cinque abbiamo resistito in tre – ma molti altri sono usciti dal movimento dal quale in origine eravamo usciti in cinque, quasi tutti si può dire, e hanno lavorato con noi o comunque ci seguono con passione e partecipazione – ma il gruppo di lavoro intorno a Identità Insorgenti si è intanto allargato a dismisura al punto che citare tutti mi risulta mentalmente impossibile.

Così, per non far torto a nessuno, non citerò nessuno.

Ho però tutti i mente e a tutti sono grata, anche a chi ha deciso di andarsene sbattendo fragorosamente la porta, in dissenso con scelte editoriali o pratiche, di cui – al di là dell’imbecillità o della frustrazione atavica di certi soggetti irrecuperabili – mi assumo sempre piena responsabilità: sarebbe scorretto e ingiusto non riconoscerne l’impegno.

Resto dell’idea che perdere pezzi è fatale quando un progetto diventa altro. E intanto, in questi 12 mesi, Identità Insorgenti è diventato altro, senza mai perdere le premesse iniziali, inatteso punto di riferimento per una serie di realtà, piccolo ponte tra combattenti che si spendono per un Sud diverso.

Senza ciascuno di coloro che ha scritto per Identità in questi dodici mesi, senza le persone che ci hanno accompagnato anche se per un piccolo tratto di strada, così come  quelle che ancora camminano al nostro fianco o  a quelle che verranno, portare avanti un giornale come questo, uscito anche a Natale, Pasqua o Ferragosto, sarebbe stato impossibile. Come non sarebbe stato possibile denunciare tante situazioni assurde che riguardano il nostro Mezzogiorno,  le narrazioni tossiche che vorrebbero propinarci quotidianamente, senza le tantissime segnalazioni che continuano a pervenire sulla nostra posta, sul nostro sito, sulle nostre pagine personali.

Grazie a tutti dunque: a ogni singola goccia di questo nostro mare va la mia gratitudine, a ogni combattente e insorgente che scrive o ha scritto per noi in questo anno, a ogni difensore della nostra identità di popolo che in qualche modo in questo ultimo anno si è sentito affine a noi, a coloro che da Kobane, come da Barcellona o da Atene, ci hanno raccontato gli altri Sud, alle persone che hanno trovato in noi un approdo per narrare storie, abusi, eccellenze, soprusi. Perchè il nostro Mezzogiorno è pieno di bene e di male e noi abbiamo tentanto di raccontarne tutte e due gli aspetti.

Abbiamo fatto errori? Certo. Ne abbiamo fatti. Ma sempre in buona fede.  Del resto se Saviano, i neoborbonici o il Mappino ci odiano, così come molti altri cosiddetti meridionalisti, non è un male per noi, anzi. E’ segno che abbiamo colpito, soprattutto i nervi e i servi di un sistema che ripudiamo. E’ segno che parte di questo territorio colonizzato si ribella e si riconosce in noi: per cui il primo obiettivo che ci eravamo prefissi un anno fa possiamo dire di averlo centrato. L’unione si fa con i fatti.

Questo il bilancio di 12 mesi: ai ragazzi e ragazze che fin dall’inizio sono con me vanno i pensieri più amorevoli possibili. Identità insorgenti appartiene soprattutto a questa squadra di pazzi furiosi poco più che ventenni, linfa permanente di idee e narrazioni….

Domani, dunque, inizia il nostro secondo anno. E nuove sfide ci attendono, nuovi percorsi.

Quello che posso garantire a chi ci segue è che resteremo sempre quelli che avete conosciuto fin qui in questi dodici mesi: senza padroni nè padrini, liberi dalle fazioni, ma determinati a portare avanti le nostre lotte e quelle di chi sogna il riscatto di un territorio che questo indecente paese chiamato italia vuole subalterno, raccontando lo sforzo quotidiano di chi lavora per un sud diverso, autonomo, vitale, che valorizza le sue infinite risorse.

L’unico cambiamento visibile da oggi è, dunque, che da oggi abbiamo una redazione fisica (una sede legale l’avevamo già, per obbligo di legge, e quella resta), grazie all’ospitalità dei ragazzi di Insurgencia a Mezzocannone occupato, che ci hanno offerto una stanza per svolgere il nostro lavoro in una sede dove possiamo essere raggiunti facilmente  e dove da lunedì saremo operativi e fissi.

Ragazzi con i quali ci siamo ritrovati innumerevoli volte in piazza e ai quali siamo grati e sempre saremo grati per averci dato la possibilità di avere un luogo dove riunirci, lavorare, confrontarci. Così come siamo grati a tutti coloro che “occupano” e – in passato – hanno occupato luoghi abbandonati del nostro meridione, a quelli che si sono ripresi piazze, strade, edifici, luoghi, mettendoli a disposizione della collettività. Li racconteremo sempre, convinti che è così che si debba fare.

Siamo infatti dell’idea che queste riappropriazioni siano simboli di quello in cui crediamo: ossia che solo rimboccandoci le maniche, uno per uno, possiamo sperare nel riscatto dei nostri territori.

Identità insorgenti resta dunque autonoma e patrimonio, se mi consentite, di tutti: resta un luogo di confronto e anche di scontro ed è a disposizione di chi crede che bisogna conoscere il passato ma guardando solo al futuro e lavorando nel presente.

Il resto non ci interessa, non fa parte delle nostre scelte, politiche e professionali. Gli inciuci su di noi fanno male a chi li fa e per noi contano i fatti e solo quelli.

E, ovviamente, conta e continuerà a contare la nostra dichiarata faziosità.

Quella di chi continuerà a credere, come noi e con noi, in un Sud indipendente che cammina da solo e che ce la fa con le sue sole gambe. Un po’ come Identità Insorgenti insomma…

Auguri a tutti noi.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 28 Settembre 2015

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