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LEGGENDE

Parthenope, alla ricerca della tomba della Sirena

Identità, NapoliCapitale | 18 Novembre 2019

Accadde tutto nella notte dei tempi, quando i popoli non avevano un nome se non quello di Uomini. Viaggiatori coraggiosi affrontavano il mare, uno sconfinato oceano senza fine e senza principio popolato di mostri, animato da paurose leggende, abitato dagli dei. Siamo agli albori dell’Umanità, quegli uomini venivano da terre lontane, da quell’area egeo-anatolica fervida di vita e di imprese. Andavano incontro al mito inconsapevoli di essere mito anch’essi. Secoli dopo rinasceranno nei racconti omerici.

E sbarcarono in più punti delle terre d’Occidente fondando i loro scali commerciali, creando poi piccoli avamposti in una terra popolata da giganti e da uomini che non vedevano mai la luce. Quella terra era la nostra terra, la terra del tramonto come essi la chiamavano. Noi oggi la chiamiamo Napoli. Salirono su un piccolo colle ed edificarono un piccolo tempio di legno e tegole di terracotta che dedicarono ad Aphrodite Euploia, la protettrice della navigazione. Ancora oggi ne esiste il ricordo, celato nel nome corrotto dal tempo di Monte Echia.

Quegli uomini un giorno percorrendo la spiaggia videro qualcosa, si avvicinarono e inorridirono: sulla spiaggia c’era il corpo senza vita di un essere del quale conoscevano l’esistenza e che temevano molto. Un volto bellissimo di donna con i lunghi capelli che galleggiavano nell’acqua bassa, ma il corpo invece era quello di un uccello mostruoso, con le forti zampe armate di artigli. Immediatamente la riconobbero, era una sirena, la sirena Parthenope vergine e santa, morta di disperazione per non essere riuscita ad ammaliare Ulisse. La ninfa figlia di Acheloo fu sepolta proprio presso la spiaggia, in un luogo in prossimità del quale sorse la città che da lei prese il nome. Fin qui la leggenda, ma cosa resta oggi di tutto ciò?

Meterialmente nulla, anche se Strabone, geografo greco vissuto tra il I secolo a.C. e il I sec.d.C. menziona l’esistenza della mitica tomba sulla spiaggia napoletana. Altri ricordi ne abbiamo nella poesia di Stazio e altri in Licofrone, erudito greco di epoca alessandrina; fatto sta che la sua ubicazione è da sempre uno dei maggiori dilemmi dei topografi antichi e moderni. E’ suggestivo comunque il dato che gli antichi tendano tutti ad indicare il sito della tomba sulla spiaggia nei pressi del porto.

Tra i moderni invece le opinioni sono diverse e discordanti: Fabio Giordano la colloca sull’acropoli cittadina in S.Aniello a Caponapoli, il Pontano sul colle di Monterone presso l’odierna chiesa di S.Giovanni Maggiore, Bartolomeo Capasso accetta l’opinione del Giordano. L’autorevole Beloch invece non si pronunzia. In tempi recenti l’archeologo Mario Napoli ritenne, con ragionevole certezza, di poterne indicare l’ubicazione tra Neapolis e Partenope, dove era situato il più antico porto cumano.

In realtà a nessuna di queste ipotesi viene in soccorso l’archeologia, nulla è stato mai ritrovato fino ad oggi che possa supportare l’una o l’altra tesi. Abbiamo solo un reperto, peraltro di età ducale, nella chiesa di San Giovanni Maggiore: una lapide recante un tempo una croce dorata che menziona l’esistenza presso quel luogo della tomba di Partenope.

“Omnigenum Rex Aitor Scs Ian Partenopem tege fauste” tradotto in «Sole che passi nel segno del mese di Gennaio, generatore di tutti i beni, proteggi felicemente Partenope» o ancora «Creatore di tutte le cose, Altissimo, proteggi felicemente Partenope».

In questa iscrizione, integrata nel XVII secolo, si fa riferimento al mese di Gennaio. Perché? Nell’antichità Gennaio era il mese quando la costellazione della Vergine era meglio visibile dalla terra e corrispondeva al momento dell’ascensione del Sole. E la vergine Partenope è a buon titolo parte di antichissimi culti solari.

In tempi molto recenti gli scavi per la realizzazione delle fermate Municipio e Duomo della Metro1 hanno, tra l’altro, prodotto una messe infinita di antichi reperti, e generato nuove linee guida sull’antica morfologia della linea costiera napoletana, regalandoci altresì numerose testimonianze architettoniche ascrivibili ad antichi edifici, molto noti e celebrati nel passato classico della città. Basti ricordare lo scavo del santuario augusteo dei giochi isolimpici, finalmente ritrovato nell’area della fermata Duomo, costruito per celebrare Roma e il suo imperatore, riprendendo una antichissima tradizione ludica e atletica legata alla stessa sirena Partenope. E proprio nell’ambito di quello scavo stanno venendo alla luce tracce molto più antiche, legate al passato mitico della città, e chissà forse anche alla leggendaria tomba della Sirena Parthenope… 

Enzo Di Paoli

Un articolo di Enzo Di Paoli pubblicato il 18 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 19 Novembre 2019

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