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L’EMERGENZA

Rifiuti, così Napoli rischia la crisi. Impianti di smaltimento inesistenti

Ambiente, Attualità | 4 Dicembre 2019

Quella che si presenta agli occhi del turista è una Napoli velata, ma il buon Ferzan Özpetek questa volta non c’entra nulla, perché il velo che oggi ammanta Napoli non trasuda di mistero e irrazionalità come nel film del regista turco ma, piuttosto, puzza di monnezza e di disfattismo. Una colmata indistinta e variegata di rifiuti invade da giorni i marciapiedi della città partenopea, dalla periferia ai quartieri alti passando per la nuovissima piazza Garibaldi la situazione – già di per sé drammatica – sembra peggiorare di giorno in giorno, a dispetto delle rassicurazioni di facciata del sindaco.

La causa della crisi – come è ormai noto – è da ricercare nella recente chiusura dell’ex ICM di via delle Brecce, nella zona orientale della città, un’area che nel 2016 fu individuata come discarica temporanea (doveva essere operativa per appena 6 mesi) e che è stata definitivamente dismessa appena un mesetto fa, dopo le proteste insistenti e legittime dei residenti.

Al netto delle sterili diatribe tra Regione e Comune, sul fronte rifiuti nulla sembra essere stato fatto in questi anni per rinnovare e implementare l’impiantistica del territorio: Napoli e l’intera Regione sono difatti cristallizzate a 10 anni fa, quando fu realizzato il termovalorizzatore di Acerra, il mega impianto gestito dalla società bresciana A2A che non solo brucia la nostra monnezza a caro prezzo ma ci vende anche l’energia elettrica prodotta dalla sua combustione. Il termovalorizzatore immette infatti nella rete la bellezza di 600 milioni di kWh/annui, una quantità di energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno di circa 200 mila famiglie.

Questione impiantistica

Il Ministro all’Ambiente Sergio Costa, presente in questi giorni a Napoli per presenziare alla Cop21 sulla Convenzione di Barcellona, lancia per l’ennesima volta l’allarme sull’atavica carenza impiantistica della Regione Campania: “Il piano regionale per l’implementazione impiantistica fu sottoscritto nel 2016, abbiamo già perso 4 anni perché gli impianti che si dovevano realizzare non sono stati fatti. Sappiamo che si tratta di gare di appalto pubbliche e che questo comporta tempistiche lunghe ma adesso è arrivato il momento di accellerare”.

Senza siti adibiti al trattamento dei rifiuti differenziati – in sostanza – non si cantano messe. La carenza di impianti di compostaggio rappresenta ad esempio il più grande limite del ciclo dei rifiuti in Campania; una consistente fetta della spazzatura urbana è composta dalla frazione umida, che, puntualmente, viene spedita fuori regione a caro prezzo (si è arrivati anche a superare le 200 euro a tonnellata) oppure bruciata ad Acerra. Dal trattamento della frazione umida napoletana le aziende del nord producono biogas (miscela di metano e anidride carbonica che può essere trasformata in energia elettrica e termica) oppure compost da utilizzare in agricoltura. A partire dall’estate, tuttavia, grossi quantitativi di rifiuti organici arrivati in Veneto sono stati rispediti al mittente perché inquinati da sostanze estranee, con il conseguente ingolfamento del sistema di gestione e di smaltimento campano.

Zero impianti di compostaggio a Napoli

A fronte di una produzione annuale di quasi 750 mila tonnellate di organico, gli impianti della nostra Regione trattano appena 56 mila tonnellate. Una miseria, in parole povere. Nel gennaio del 2013 la giunta de Magistris annunciò la costruzione di un impianto di compostaggio a Scampia salvo poi ritirare la proposta nel dicembre dello stesso anno (anche se l’idea di aprire un sito a Scampia non è ancora del tutto tramontata). Nel 2018 fu finanziato dalla Regione Campania (23 milioni di euro) la progettazione di un impianto di compostaggio nel quartiere di Ponticelli ma i lavori, previsti tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, non sono ancora partiti. Aggiudicata la gara per la progettazione dell’impianto, è tutt’ora in fase di svolgimento la gara per la scelta del soggetto che dovrà sottoporre a verifica e validazione il progetto definitivo.

Il Comune getta acqua sul fuoco

Filtra invece ottimismo da Palazzo San Giacomo. Secondo Asia la crisi dovrebbe esaurirsi nei prossimi giorni grazie anche alla mediazione tra l’Assessore all’Ambiente con delega sui rifiuti Raffaele Del Giudice e i vertici della Regione: “Esprimo grande soddisfazione per l’incontro che ho avuto ieri con il Vicepresidente della Giunta Regionale della Campania Fulvio Bonavitacola – commenta Del Giudice. Abbiamo presentato alcune istanze dell’Amministrazione Comunale allo scopo di consentire alla città di Napoli una migliore gestione del ciclo dei rifiuti. In particolare l’aumento dei flussi di conferimento per la città di Napoli, attualmente stimato in circa 900 tonnellate, a 1200 tonnellate quotidiane; la riorganizzazione tecnica di alcuni STIR per consentire una maggiore rapidità di accesso agli stessi, con diminuzione del tempo di attesa dei camion agli scarichi; inoltre è stata condivisa la necessità di istituire un tavolo tecnico operativo permanente per la razionalizzazione di alcune fasi operative che possano consentire di migliorare in maniera stabile il ciclo dei rifiuti.”

L’ennesima pezza a colori buona per tirare avanti fino alla prossima crisi. Nonostante l’emergenza di queste settimane nessun rappresentante delle istituzioni locali si è mai esposto per denunciare la carenza di impianti di trattamento e di trasformazione dei rifiuti sul suolo metropolitano. La monnezza è business, muove porzioni di elettorato e tra qualche mese si corre per le regionali. Annunciare oggi la realizzazione di nuovi siti di smaltimento dei rifiuti sul suolo cittadino sarebbe assai controproducente per le forze in gioco.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 4 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Dicembre 2019

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