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L’epigrafe di Piazza San Domenico: nel 1764 manette per chi sporcava e schiamazzava

Rubriche | 1 Febbraio 2020

Come doveva apparire al napoletano di oltre 250 anni fa Piazza San Domenico Maggiore?

Per scoprirlo basta soffermarsi a leggere l’epigrafe posta sulla parete dell’abside di san Domenico Maggiore, riconoscere le lettere sbiadite dal tempo e poi chiudere gli occhi ed immaginare. Ed ecco che la piazza si anima di persone ed è possibile riconoscere suoni, rumori ed odori della vita quotidiana intorno alla guglia nel 1764: chiasso e rumori, le grida dei venditori ambulanti di frutta e “melloni”, degli affitta sedie e dei cambiavalute.

Tanta era la spazzatura per strada, in buona parte rimanenze delle tante attività commerciali che fiorivano intorno alla guglia o in prossimità dell’ingresso della chiesa.

L’epigrafe di San Domenico Maggiore racconta la Napoli del 1764

Sembra di sentire le urla dei giovani e meno giovani intenti a giocare in piazza a carte, palle, pastore e farinole.

Per comprendere a cosa si riferisse il banno bisogna sfogliare qualche antico vocabolario napoletano lessigrafico, perché il gioco delle pastore e quello con le farinole non sono giunti fino a noi.

Quello delle farinole era un gioco di dadi: ogni farinola (il dado) aveva cinque facce bianche ed una sola con il segno del gioco, sei dadi riportavano sulla faccia non bianca un numero progressivo mentre sul settimo c’era una campana. Secondo il vocabolario di Vincenzo de Ritis del 1845 il nome farinole deriverebbe dal fatto stesso che, al “getto dei dadi” erano le facce bianche a prevalere e, complice anche la piccola dimensione di questi dadi, il lancio poteva sembrare quello di tanti pezzetti infarinati.

Per risalire al gioco delle pastore non è bastato il vocabolario, in quanto Giuseppe Gargano nel suo vocabolario napolitano-italiano del 1840 si limita ad indicare come pastora la piastrella, ovvero quel sasso che usano i ragazzi per giocare. Come si giocava alle pastore? Fra le poche informazioni reperibili ve ne è una pubblicata su un sito web che riprende il racconto di qualche anziano napoletano, una narrazione coerente con le indicazioni dei vocabolari: si ponevano delle monete dietro un quadratino di marmo posto in verticale e successivamente si facevano scivolare sul terreno le pastore (le piastrelle), nel tentativo di colpire il quadratino di marmo e far cadere le monetine, per avvicinarsi il più possibile a queste.

Vietato fare rumore e sporcare in piazza San Domenico: carcere e sei ducati di multa per chi trasgrediva

Tornando all’epigrafe, a parte l’eccessivo utilizzo di abbreviazioni ed un po’ di errori, si può notare come il banno fosse destinato a tutti: donne ed uomini, adulti e bambini, di qualsiasi grado e condizioni essi fossero. Per tutti sei ducati di multa e carcere. Il banno presente un errore di data in quanto risulta affisso il 7 luglio 1764 e gridato al popolo dopo il suono di tromba ed a alta voce il 7 luglio 1765. Il trombetta incaricato all’emanazione del banno è lo stesso che dopo un po’ di anni si sarebbe recato ai Banchi Nuovi per leggere ad alta voce un altro banno.

Il testo completo del banno del 1764 a San Domenico

Di seguito è riportato il testo

Ferdinandus IV…
Banno, ordine e comandam da parte di d illre reg cons sig d Ettore Capecelatro deleg etc col qle si ordina a tutte e quals persone di quals stato grado o condiz si siano così grandi come piccioli uomini e donne etc che da oggi avanti e doppo la publicaz del pnte bano non ardiscano ne presumino giocare a carte palle pastore farinole e quals altra sorte di gioco e nemeno chiassare in tutto il largo del real monis di S. Dom Mag di qsta città di Napoli ove sta sistuata la guglia e nelle grada della chiesa di D Real Monis nè in tutto d largo ardiscano ponerci posti o some di vendere frutti melloni o altro ne ponervi sfrattature immondeze nè farvi sporchizie di sorte veruna ne ponervi posti d affittare sedie galessi toloni o sia cambiamoneta sotto pena di ducati sei per ciascuna persona e della carceraz da applicarsi d pena in benef del reg fisco tante volte quanta ciascuna persona contravenira al pnte bano verum se qualche persona si sentisse gravata del pnte bano fra il termine di giorni otto doppo la publicaz comparisca avanti d illre sig deleg e nella sotta banca che se li fara complim di giustiz Nap li 7 luglio1764
LOCUS SIGILLI ETTORE CAPECELATRO
CAIETANUS BOVA NICOLA GERACE MRO D’ATTI
SBA DELEG DEL S C E DELLA DELEG
BANO GIUSTIFICATO COME SOP

A DIE 7 LUG 1765 IO SOTTO REG TROMBETTA DELLA G C DELLA VIC RIFERISCO D AVER PUBIL SOPRAD BANNO IN TUTTO IL LARGO DEL R L MONAS DI S DOM MAG DI QUESTA CITTA DI NAP A SUONO DI TROMBA ALTA ED INTELLIGIBILI VOCE PRAECONIS EST IO DOM ZITO REG TROBETT4

 

Fabrizio Reale

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 1 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Febbraio 2020

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