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LETTERA DI UN TIFOSO

Napoli-Fiorentina, io l'ho vissuta così

Sport | 4 Maggio 2014

hamsik

Ho centinaia di trasferte alle spalle. Certe amicizie legano, malgrado non ti veda da tanti anni. Sui fatti di ieri, come sempre accade in Italia, si mistifica e si cerca il capro espiatorio, invece di ricercare la verità. La colpa di tutto è in una maglietta indossata. Non la giudico, non entro nel merito. Ma i fatti sono un’altra cosa. Ciascuno si fa una sua verità, evitando l’oggettività delle cose, prigioniero di media che disinformano a proprio piacimento.

Arrivo a Saxa Rubra e dopo un’attesa infinita mi lasciano passare tra due strette transenne che provocano danni e malori alla gente in fila.

Controllano i biglietti e i documenti.

Un varco, una persona per volta, migliaia in attesa. Si sale sulle navette. Si arriva all’Olimpico. Due varchi aperti per 30.000 tifosi. I gruppi organizzati annoverano duemila tifosi. Il resto della tifoseria è composto da famiglie. I tornelli si bloccano di continuo. E’ un miracolo riuscire ad entrare.

Tanta gente si sente male. Gente che ha pagato il biglietto, che ha fatto sacrifici per assistere ad un momento decisivo della propria squadra del cuore. I telefonini sono isolati, si susseguono notizie contrastanti. All’interno i gruppi ultras preparano la coreografia. Poi le notizie e il passaparola si fanno insistenti. Non si riesce a comunicare con l’esterno.

Allora si chiama Hamsik per avere notizie, per informarsi se un tifoso, due, tre sono gravi in ospedale. La partita si gioca. Si sceglie di non fare il tifo. Non si gioisce mentre un tifoso è in fin di via, mentre una persona è in fin di vita. Nessun ultras ha visto Hamsik sollevare la coppa.

Molti volevano andarsene prima, molto prima. Ma non per cercare vendette, semplicemente disgustati per un calcio mercificato, nel quale la passione viene calpestata da regole inique e applicate in maniera singolare, o, quantomeno, seguendo la regola del due pesi due misure. Si torna lentamente a prendere le navette. Gli stewards permettono a tanti tifosi non ultras di invadere il campo. Un modo per riversare la colpa sui napoletani. Mostro disappunto per chi ha invaso il campo, come per chi lo ha permesso.

Giunti a Saxa Rubra si parte alla volta di Napoli. Senza alcun incidente. Sugli autogrill, presidiati dalle forze dell’ordine, non c’è nulla da mangiare. Incredibile. Ma non importa. Si torna a casa. Senza alcun disordine.

Questo è il resoconto di chi ha vissuto questa esperienza. Il resto sono fango e omertà”.

Gennaro Romei

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 4 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 4 Maggio 2014

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