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sabato 28 marzo 2020
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LETTERE AL GIORNALE 2

Se l’infanzia è il futuro, perché nessuno pensa ai bambini?

Attualità | 25 Marzo 2020

Gentile direttore,

Mi chiamo Ilaria e sono la mamma di Sara, 5 anni il mese prossimo, ma le considerazioni che pongo non nascono dalla condizione di genitorialita’, nascono dal timore di trascurare una fetta importante di ciò che riguarda tutti.

Mi farebbe piacere condividerle con voi…Ci hanno sempre insegnato che l’infanzia è il futuro ed è un diritto. Io ho sempre pensato che di certo è una risorsa per la comunità.

Nei periodi di emergenza e di crisi, il dibattito pubblico è completamente concentrato altrove, i problemi giganteschi che imperversano consentono di trascurare in agenda altri elementi.

Ma i bambini sono pienamente parte del tessuto sociale. Escluderli dal dibattito pubblico significa escludere parte dei cittadini da tale discorso. I bambini non sono proprietà privata, né un riflesso dei nostri egoismi.

Sono esseri pensanti, non sempre con i mezzi dell’esperienza e della logica. Anime sociali che crescono nelle relazioni e nel movimento, che formano una prima identità anche al di fuori del (rassicurante) pericolo simbiotico con la sola famiglia. Dove sono i bambini nei decreti bisettimanali? Dove nei dibattiti pubblici e televisivi? A parte la chiusura scolastica e la didattica a distanza (e anche in quel caso sono troppe le differenze) non c’è articolazione sulla gestione di questi momenti e sull’ipotesi (almeno) del futuro.

Quanto tempo potranno essere gestiti senza relazioni, attività motoria, stimoli esterni, nuove esperienze, nuovi tentativi, nuove acquisizioni? I bambini sono diventati invisibili. Non sono nelle parole, nelle analisi, nei programmi. Cosa possiamo e dobbiamo dire? A cosa dobbiamo abituarli? Dobbiamo superare questa sospensione del tempo e ragionare su come comunicare nuove socialità o dobbiamo solo attendere che si riapra la parentesi e fingere ancora la lunga e strana vacanza? E i bambini che necessitano di maggior ascolto o terapie particolari? Dobbiamo organizzare nuovi strumenti? Dov’è la loro voce? E dove sono le loro domande? Non trattiamo questi piccoli come bambolotti inanimati, soprattutto quando fino a ieri l’attenzione nei loro confronti sembrava tutt’altra, quasi ossessiva, eccessiva, ipercentrata.

Non siamo in grado neppure di contrastare l’aumento sconsiderato di prezzi di articoli banali di cancelleria (banali non per chi con i colori trascorre ormai almeno un quarto della giornata tra quattro mura), però si domanda ai bambini un sacrificio incomprensibile, poco chiaro e arduo, pure quando mascherato da filastrocche e storielle. Mi auguro una presa di coscienza sul tema, che tutto è tranne che fuori luogo.

Buon lavoro.

Ilaria Aimone

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Marzo 2020

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