domenica 23 febbraio 2020
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L’EVENTO

A piazza Plebiscito cantata per Fabrizio De André il 18 febbraio

Musica | 13 Febbraio 2020

Il prossimo 18 Febbraio è stata organizzata a Piazza del Plebiscito una Cantata Anarchica per ricordare uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De Andrè.

L’iniziativa è partita da un ristretto gruppo di fan napoletani e campani che, in seguito alle numerose cantate organizzate per l’Italia – e una persino in Francia – nella ricorrenza della morte dell’artista avvenuta l’11 Gennaio 1999, hanno deciso di ricordarlo nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni.

Una lunga storia d’amore tra Faber e Napoli

La vita di De Andrè si intrecciò più volte con la città di Napoli. Da ventenne, nel ’60, Fabrizio soggiornò per sei mesi nella città, innamorato di una ragazza “partenopea al cento per cento”: in una sua testimonianza su quel periodo, racconterà: “Poi andai via e venni a sapere che era rimasta incinta. A Dicembre mi si presentò in albergo, ero a Cortina con i miei genitori, per dirmi che aveva perso il bambino: pallida, infreddolita, una giacchetta di lana che non riusciva a riscaldarla. Sembrava davvero uno scricciolo”.

La moglie Dori Ghezzi di recente ha trovato la rara foto che vedete in alto che ritrae il cantautore sul lungomare, nei pressi della storica Bersagliera di Borgo Marinari, unica fotografia a ricordo di quei mesi.

Foto Fondazione De André - De Andrè fuori il ristorante La Bersagliera, 1960
Foto Fondazione De André – De Andrè fuori il ristorante La Bersagliera, 1960

Legame con la città scosso ma non leso dal concerto del ’79 al Palazzetto dello Sport del suo tour con la Premiata Forneria Marconi, che fu interrotto dagli scontri degli autonomi con la polizia, i cui fumogeni entrarono fin dentro la sala del concerto: nelle varie contestazioni di quel periodo, il cantautore cercò
sempre di conoscere le motivazioni dei contestatori dando anche le sue di ragioni, e quando venne a sapere degli undici arresti dei militanti napoletani, andò a protestare in Questura.

Faber diceva di Napoli e dei napoletani: “Non sapevo nemmeno io come e  perché ma impazzivo per Bovio e Di Giacomo. Poi scoprii che la mamma del mio amatissimo Brassens era figlia di napoletani, e che nelle ballate di quello che rimane il mio maestro indiscusso, alcuni studiosi avevano ritrovato echi
della melodia campana” e ancora: “È la mia patria morale. Dopo Genova e la Sardegna è forse l’unico posto dove potrei vivere. Per la sua cultura, la sua canzone, la sua asimmetria… Per Murolo, Eduardo, Croce e De Sica.”.

Non solo i pezzi con Murolo ma un articolato lavoro sulla musica napoletana

Il poeta era chiaramente innamorato di questa terra così piena dei suoi versi, decidendo di sposare la sua arte con la canzone napoletana, che conosceva e amava profondamente. È proprio con Roberto Murolo che De Andrè sceglierà di incidere, e in seguito canterà in duetto al Concerto del Primo Maggio ’92, la canzone Don Raffaè (Dall’Album Le Nuvole, 1990), con cui denuncia le situazioni di degrado delle carceri italiane ma, allo stesso momento, pone l’attenzione sullo Stato Italiano che asseconda e si sottomette al sistema mafioso. Il suo produttore Nando Coppeto dirà della canzone: “Una canzone nuova eppure antica, qualcuno che sapeva parlare di Napoli – e quindi del mondo – senza essere Napoletano. O che forse era Napoletano pur essendo nato a Genova e pur vivendo in Sardegna.”.

Per la preparazione del disco, De Andrè ricorderà in un’intervista al Mattino “Sul mio napoletano immagino qualche perplessità da parte di chi lo parla davvero, ma sentivo l’esigenza e il piacere di cimentarmici, da uomo di mare naturalmente. Per preparare il disco con Mauro [Pagani] ci siamo traferiti per un periodo sulla Costiera Amalfitana”

E ancora nello stesso album, su ispirazione di Murolo, “La Nova Gelosia”, brano settecentesco che canta del dolore di un innamorato che non riesce a vedere la sua amata Nennarella attraverso le fenditure della persiana, detto appunto gelosia, mai più riproposta da nessun altro artista partenopeo.
Per la sua grande opera artistica, la città di Napoli nel 2016 gli ha dedicato un auditorium a Scampia presso Viale della Resistenza, in un evento di inaugurazione battezzato “Scampia fa rima con musica e poesia”: un regalo da parte di un popolo di ultimi per chi gli ha sempre dato voce.

Fabrizio De Andrè citava spesso a sua volta Benedetto Croce, che diceva che dai 18 anni chi scriveva si divideva in due categorie: i poeti e gli stupidi; lui in via “precauzionale” si definiva un cantautore.

De Andrè è stato uno dei grandi  poeti dello scorso secolo.

“Ama e ridi se amor risponde,
piangi forte se non ti sente,
dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior.”

E magari chissà che un giorno di questi, passando per i vicoli di questa nostra Città Vecchia, non potremmo ritrovarlo a parlare con qualche princesa, a riposarsi nell’aria spessa e carica di sale del porto sorseggiando ‘na tazzulella ‘e cafè, affianco a un senzatetto, a dividersi qualche briciola di pane e poche
gocce di vino tra una suonata e l’altra, o nei quartieri, a intrattenere gli scugnizzi con le sue dolci note, che tanto si sposano con il popolo che ha cantato nelle sue canzoni.

Il 18 Febbraio alle 20, queste note risuoneranno a Piazza Plebiscito e la sua voce nel vento griderà ancora
più forte. Noi ci saremo!

Ciro Giso

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 13 Febbraio 2020

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