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L’ex assessore Daniele: “Quella soluzione per Canzanella a Sant’Eligio era provvisoria. Servirebbe un progetto nazionale”

Cultura | 18 Febbraio 2021

Nino Daniele è convinto che si debba trovare una soluzione per Vincenzo Canzanella. L’ex assessore alla cultura del comune di Napoli è amareggiato. “Quella di sant’Eligio era una soluzione provvisoria per la storica sartoria” ci racconta. Una soluzione che lui, da assessore, aveva trovato quando si era presentata la necessità di concedere allo storico sarto uno spazio più ampio per il suo lavoro e la sua collezione di abiti di scena.

C’era stata anche una mostra, “Titoli di coda”, nei tempi non lontani in cui la cultura era considerata ancora un valore in questa città, curata dalla storica d’arte Federica De Rosa, presso le sale del Castel dell’Ovo di Napoli, per rendere omaggio a questo protagonista che da oltre mezzo secolo valorizza la grande tradizione partenopea della sartoria teatrale.

Daniele: “Occorrerebbe sul teatro partenopeo e i suoi mestieri un progetto organico ma nazionale”

Adesso però la situazione è questa. A Canzanella è stato dato lo sfratto. Lavora senza luce e riscaldamento da giorni. Raccoglie solidarietà. Ma di sviluppi ancora nessuno. “Io ho avuto rassicurazioni anche dalla consigliera Bismuto che se ne sta interessando che non lo sfratteranno. Ma resta il fatto che quel patrimonio andrebbe tutelato diversamente”.

Il complesso di Sant’Eligio, infatti, di proprietà del comune, come ci raccontava ieri Gianfranco Gallo, verte in condizioni disastrose. Se pur si mantenesse là lo spazio per Canzanella, resta il fatto che tra infiltrazioni e problematiche varie non è certo il luogo ideale per custodire abiti anche antichi. “In verità – suggerisce Daniele – potrebbe invece, se ristrutturato, divenire proprio un palazzo dedicato alla storia dei costumi teatrali, con un progetto nazionale. Perché il Comune di Napoli da solo non può farcela”.

Si potrebbe dunque sviluppare un progetto “vivo”, con sartorie teatrali, laboratori e esposizioni di costumi. “Penso che occorra trovare una soluzione adeguata e permanente che permetta la valorizzazione di quel patrimonio. Non necessariamente a Sant’Eligio ma è un’idea che secondo me, con fondi europei e coinvolgimento del governo centrale, si potrebbe sviluppare a Napoli tranquillamente. Qui ci sono tutte le potenzialità. Ma il Comune da solo, senza fondi, non può farcela”.

Il progetto di Giulio Baffi, che sarebbe da recuperare

Ci sono in questo momento candidati sindaci che non hanno espresso una parola per la vicenda di Canzanella e che sono passati come treni su altre vicende analoghe, che riguardano appunto l’antico… la storia del teatro e della città. Candidati sindaci che si permettono di sognare città “ggiovani” però guai ad affidarle ai “vecchi”. Dicono proprio questo. “Via i vecchi”. Siamo messi così.

Invece è dal passato che andrebbero ripescati progetti che darebbero al presente un grande respiro. E quello che ci sta più a cuore è da tempo immemore il “Museo dell’attore”, di cui una piccolissima parte è custodita nel Foyer del Teatro San Ferdinando . 

Ne abbiamo parlato spesso perché questo progetto fu anche oggetto di un’interrogazione ministeriale presentata all’allora ministro dei beni culturali vent’anni fa (spero non siano troppi per i candidati “ggiovani” a primo cittadino di Napoli) a firma di Antonio Parlato, mio padre.

Dare una casa agli attori e al teatro, per custodire e diffondere la tradizione e la storia. Un luogo dove poter raccontare da Scarpetta  a Viviani, da Totò alla Cafiero Fumo, dai De Filippo a Petito, da Nino Taranto ai Maggio, a Luisa Conte, la nostra identità e il ruolo della parola in scena, in questa città, negli ultimi secoli….

Una tradizione gigantesca che meriterebbe spazio e memoria e che non sia l’angusto luogo che è un foyer, seppur di un teatro prestigioso.

Una “casa dell’attore” dove si possano anche insegnare antichi mestieri (l’arte del cucire abiti di scena è uno dei tanti), dove si possano creare laboratori, dove si possano organizzate mostre e soprattutto dove si possa tutelare, custodire, valorizzare e trasmettere la memoria.

Un tema sul quale interrogheremo i candidati a sindaco di Napoli, soprattutto quelli che si permettono di disprezzare i nostri grandi (anche quelli viventi e anziani, che meritano rispetto e ascolto, proprio per la loro esperienza, coscienza, consapevolezza e sapere) … perché senza storia non c’è futuro né memoria. Soprattutto a Napoli che di memoria vive.

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 18 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 18 Febbraio 2021

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