martedì 16 luglio 2019
Logo Identità Insorgenti

LIBIA

100 migranti morti in un attacco aereo su hotspot-lager libico

Altri Sud | 5 Luglio 2019

Nella notte tra l’1 e 2 Luglio un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per migranti a ovest di Tripoli, il Tajoura Detention Center, causando la morte di oltre 100 persone. L’ONU ha condannato l’accaduto come crimine di guerra. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto in un tweet, un’indagine indipendente per conoscere i colpevoli del massacro

Più di 80 persone sono rimaste ferite nell’attacco, il principale indiziato sembra essere l’esercito del generale Khalifa Haftar che però a sua volta accusa il governo di Al-Sarraj.

Il centro di detenzione di Tajoura ospitava circa 600 migranti. Lo scenario post raid è stato straziante come riportato dal dottor Khalid Bin Attia, funzionario del governo libico, in un intervista rilasciata alla BBC: “La gente era dappertutto, il campo distrutto, c’erano molte persone in lacrime. È stato orribile, il sangue era ovunque e c’erano budella e brandelli di carne sulla strada”.

Il rimpallo di responsabilità tra Al-Sarraj e Haftar

Il Governo di Accordo Nazionale riconosciuto dall’ONU e guidato dal Primo Ministro Fayez al-Sarraj ha accusato l’Esercito Nazionale Libero (LNA) del Generale Khalifa Haftar di essere il responsabile del massacro.

Il LNA stava combattendo le forze governative nella zona in cui è avvenuto l’attacco e proprio lunedì il Generale Haftar aveva annunciato l’inizio di raid aerei.

Il Generale però si è difeso dichiarando che sì, ha effettuato attacchi aerei in quella zona ma solo verso obiettivi filo-governativi, aggiungendo che il centro migranti di Tajoura sarebbe stato colpito per errore dalle forze governative di Al-Sarraj come risposta.

Sarà impossibile conoscere i veri autori del raid dal momento che dallo scorso aprile, con l’inizio della guerra libica lanciata dall’LNA su Tripoli, il paese è molto instabile e le informazioni, raccolte per lo più dagli uomini delle Nazioni Unite, sono centellinate.

La fragilissima sicurezza dei migranti in Libia

Ormai è un fatto che i migranti in Libia non sono altro che una merce di scambio.

Merce di scambio per le bande di trafficanti che sono fiorite nel caos politico e sociale lucrando sulla disperazione dei migranti. Merce di scambio per i politici europei sovranisti (e non) e le loro propagande, e merce di scambio per il governo libico che incassa soldi europei (e soldi nostri) per tener aperti i lager e per intercettare le imbarcazioni di migranti in mare.

Molte associazioni a tutela dei diritti umani hanno evidenziato più volte le cattive condizioni dei cosiddetti centri di detenzione per migranti e i soprusi subiti dagli uomini, donne e bambini.

Da Aprile poi il pericolo si è intensificato con l’avvento della guerra visto che i centri di detenzione sono tutti in prossimità della linea del fronte. Secondo la missione ONU in Libia oltre 3500 migranti sono a rischio bombardamenti e andrebbero immediatamente evacuati.

Purtroppo l’Europa al momento non sembra avere alcun interesse a salvare queste persone e presumibilmente lasceranno l’appello dell’ONU inascoltato.

Una cosa è certa però, da oggi in poi nessuno parlerà più della Libia come un “porto sicuro”.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 5 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 5 Luglio 2019

Articoli correlati

Altri Sud | 8 Luglio 2019

GRECIA

Finisce l’era Tspiras. O forse no

Beni Culturali | 8 Luglio 2019

BOMBE ESTIVE

Ordigni inesplosi, la direzione di Pompei tranquillizza il pubblico: “Nessun pericolo”

Altri Sud | 29 Giugno 2019

GRAZIE KOULIBALY

Da Napoletano ti dedico il mio inno al Senegal

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi