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L’imperialismo non è mai finito: così i Paesi ricchi hanno prosciugato i Sud del Mondo

Altri Sud | 10 Maggio 2021

Proponiamo la traduzione di un articolo comparso su Al Jazeera dal titolo: “I paesi ricchi hanno prosciugato 152 triliardi di dollari dal Sud Globale dal 1960 ad oggi. L’imperialismo non è mai finito, ha solo cambiato forma” a firma di Jason Hickel Professore dell’università di Londra e membro della Royal Society of arts, Dylan Sullivan Laureato in economia politica all’università di Sidney, Huzaifa Zoomkawala Studioso indipendente e analista dati a Karachi. Traduzione a cura di Federico Hermann.

La rivoluzione industriale europea si è basata sullo sfruttamento di cotone e zucchero sottratti ai nativi americani e lavorati da schiavi africani

Sappiamo da tempo che l’ascesa industriale dei paesi ricchi è dipesa dall’estrazione di materie prime dai Sud del mondo durante il periodo coloniale.

La rivoluzione industriale in Europa si è basata in gran parte sul cotone e lo zucchero cresciuti su terreni sottratti ai Nativi Americani e coltivati col lavoro forzato degli schiavi africani.
L’estrazione di materie prime da Asia e Africa è servita per pagare infrastrutture, edifici pubblici, benessere negli stati europei, tutti indicatori dello sviluppo moderno.

Mentre per i Sud i costi sono stati altissimi: genocidi, espropriazini, carestie e impoverimento di massa.

Le potenze imperialiste hanno ritirato i propri vessilli ed eserciti dai Sud nella metò del ventesimo secolo. Ma nelle decadi seguenti, economisti e storici inquadrati nella “teoria della dipendenza” hanno sostenuto che le dinamiche sottese dell’ appropriazione coloniale sono rimaste in piedi e hanno continuato a delineare l’economia globale.

L’imperialismo non è mai finito ha solo cambiato forma

Essi hanno teorizzato che l’imperialismo non è mai finito, ha solo cambiato forma.

Avevano ragione. Recenti studi hanno dimostrato che i paesi ricchi si sostengono ancora su una vasta appropriazione del guadagno netto a danno del Sud globale incluse decine di miliardi di tonnellate di materie prime e centinaia di miliardi di ore di lavoro all’anno rappresentate non solo da beni primari ma anche da beni di produzione industriale hi-tech come smarphones, laptop, chips per computer e automobili che nelle recenti decadi sono state prodotte principalmente nel Sud del mondo.

I lavoratori del Sud sono discriminati e pagati un quinto rispetto a quelli del Nord

Questo flusso di appropriazione del guadagno netto avviene in quanto nei Sud del mondo i prezzi sono sistematicamente più bassi rispetto al Nord.
Ad esempio i salari pagati al lavoratori dei Sud sono mediamente un quinto rispetto ai salari dei Nord.
Questo significa che per ogni unità di lavoro e relative risorse legate alle merci che il Sud importa dal Nord, deve esportare molto di più per poter acquistare.

Si chiama “trasferimento nascosto di valore”

Gli economisti Samir Amin e Arghiri Emmanuel hanno descritto questo meccanismo come “trasferimento nascosto di valore” dal Sud che sottende gli alti livelli di entrate e consumi del Nord del mondo. Il prosciugamento di ricchezze avviene in maniera sottile ed invisibile senza l’aperta violenza dell’occupazione coloniale e perciò senza provocare proteste e sdegno morale.

In un recente scritto pubblicato sul giornale Nuova Politica Economica, basandoci sul lavoro di Amin e altri abbiamo costruito una scala per quantificare il prosciugamento economico dei Sud avvenuto a causa di scambi diseguali nell’era post-coloniale.

Abbiamo scoperto che esso è drammaticamente aumentato negli anni ’80 e ’90 quando programmi di aggiustamento strutturale di stampo neoliberale sono stati imposti al Sud globale.

Il Nord risucchia ai Sud 2.2 triliardi di dollari all’anno in merci

Oggi il Nord del mondo risucchia dai Sud un valore merci quantificabile in 2.2 triliardi di dollari per anno.

In prospettiva, questa quantità di denaro basterebbe per porre fine alle povertà estreme globali in una misura di quindici volte superiore.

Nell’intero periodo compreso tra il 1960 ad oggi, il prosciugamento ha totalizzato la cifra di 62 triliardi di dollari in termini reali.

Se questo valore fosse stato trattenuto dai Sud contribuendo alla loro crescita, tracciando i valori di crescita economica “meridionale” nel suddetto periodo, avrebbe ad oggi fruttato un valore di 152 triliardi di dollari.

Il Nord cresce per l’appropriazione a discapito del resto del mondo

Si tratta di cifre straordinarie e per il Nord globale (e con questo termine si intendono Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Giappone, Corea e i paesi ricchi dell’Europa occidentale) nelle ultime due decadi, i guadagni sono stati talmente ingenti da surclassare il rating della crescita economica.

In altre parole, crescita netta del Nord si basa sull’appropriazione a discapito del resto del mondo.

 

Per ogni dollaro di aiuti il Sud ne perde 14

Per il Sud le perdite superano con ampio margine le entrate dovute ad aiuti stranieri.
Per ogni dollaro in aiuti che il Sud riceve ne perde 14 in un prosciugamento perpetrato dallo scambio ineguale, senza contare altri tipi di perdite come flussi illeciti di denaro e rimpatrio dei profitti.

Naturalmente le somme variano da nazione a nazione ma in ogni caso il discorso degli aiuti nasconde una ben più cupa realtà di saccheggio.

E’ il Sud che fa sviluppare il Nord, non il contrario

Le nazioni povere stanno facendo sviluppare i paesi ricchi e non il contrario.

Gli economisti neoclassici tendono a inquadrare i bassi salari del Sud come fenomeno naturale un risultato di una sorta di mercato neutro.

Ma Amin e altri economisti del Sud globale sostengono che le disuguaglianze salariali sono un artefatto del potere politico.

I paesi ricchi hanno il monopolio sul potere decisionale della Banca Mondiale e sul Fondo Monetario Internazionale e tengono stretta a sé la facoltà di contrattazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e usano questo potere, in quanto creditori, per imporre politiche economiche ai paesi debitori controllando inoltre il 97% dei brevetti a livello internazionale.

Gli stati e le aziende del Nord globale fanno leva su questo potere per imporre ai Sud bassi salari e bassi costi sulle risorse cosa che permette loro una vasta appropriazione del guadagno netto grazie al commercio.

I programmi del Fondo Monetario Internazionale hanno prodotto un arretramento di diritti

Durante gli anni ’80 e ’90 i programmi di aggiustamento strutturale promossi dal Fondo Monetario Internazionale hanno tagliato salari e posti di lavoro nel settore pubblico e prodotto un arretramento nel campo dei diritti dei lavoratori e delle politiche di regolamentazione protettiva così da ottenere bassi costi di mano d’opera e risorse.

Oggi i paesi poveri sono strutturalmente dipendenti dagli investimenti stranieri e non hanno altra scelta se non quella di competere tra loro per offrire lavoro e materie prime a basso costo per compiacere i baroni della finanza internazionale.

Tutto ciò assicura un flusso stabile di gadget monouso e moda a basso costo ai consumatori del Nord ricco ma causa ai Sud un costo altissimo in termini di vite umane ed ecosistema.

Ci sono varie strade per risolvere il problema

Ci sono varie strade per risolvere questo problema.
Una sarebbe quella di democratizzare le istituzioni della governance economica mondiale in modo da garantire ai paesi poveri una modalità equa nella gestione delle contrattazioni commerciali e finanziarie.

Un altro step sarebbe assicurare che i paesi poveri possano usare dazi, sovvenzioni e altre politiche economiche volte alla costruzione di una economia sovrana.

Si potrebbero anche fare passi verso un sistema salariale a livello globale e un’organizzazione internazionale delle regole a tutela dell’ambiente cosa che porrebbe nuove basi per fissare i costi di lavoro e risorse.

Obiettivi raggiungibili con un fronte organizzato di movimenti sociali proiettati verso un mondo più giusto

Tutto questo consentirebbe al Sud globale di ottenere una più equa ripartizione nel commercio internazionale e di rendere libere le proprie nazioni di utilizzare le risorse interne per porre fine alle povertà e andare incontro ai bisogni della popolazione.

Raggiungere questi obiettivi non sarà facile e richiederà un fronte organizzato di movimenti sociali proiettati verso un mondo più giusto contro coloro che approfittano in maniera così clamorosa dello status quo.

Link articolo
https://www.aljazeera.com/opinions/2021/5/6/rich-countries-drained-152tn-from-the-global-south-since-1960

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 10 Maggio 2021 e modificato l'ultima volta il 27 Maggio 2021
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