mercoledì 21 novembre 2018
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L’INCHIESTA

Inquinamento delle falde acquifere. Tap sotto inchiesta per la terza volta

Ambiente, Puglia | 7 novembre 2018

La  Procura di Lecce sta indagando sulla realizzazione del gasdotto Tap a Melendugno, con una ipotesi di inquinamento delle acque vicino al cantiere di San Basilio. L’ipotesi che la Procura ha chiesto ai carabinieri di verificare è che il cantiere non sia stato ben impermeabilizzato e ciò abbia determinato la perdita di sostanze pericolose nel terreno e nella falda.

L’inchiesta della procura di Lecce

In particolare, si ipotizza che il colpevole dell’inquinamento sia il cemento utilizzato per costruire il pozzo di spinta, nel quale saranno calati sofisticati macchinari per costruire il microtunnel verso il mare. Durante i prelievi effettuati da Arpa su delega della magistratura (l’ultimo dei quali il 4 ottobre) sono stati presi campioni di acqua ma anche di cemento. Gli accertamenti partirono dopo che, lo scorso luglio, il sindaco di Melendugno, Marco Potì, vietò di estrarre acqua da pozzi in una vasta area a ridosso di San Basilio, a causa della presenza di alcune sostanze, tra cui arsenico e manganese, oltre i limiti consentiti.

La denuncia del sindaco di Melendugno

Gli accertamenti partirono dopo che nello scorso luglio il sindaco di Melendugno, Marco Potì, vietò di estrarre acqua dai pozzi in una vasta area a ridosso di San Basilio, a causa della presenza di alcune sostanze (nichel, cromo, vanadio, arsenico e manganese) oltre i limiti consentiti. A quell’ordinanza Tap rispose spiegando che nichel, arsenico e manganese erano già presenti nella falda prima dell’inizio dei lavori.

Ma l’ipotesi che la Procura ha chiesto ai carabinieri di verificare è che il cantiere non sia stato ben impermeabilizzato e ciò abbia determinato la perdita di sostanze pericolose nel terreno e nella falda. In particolare, si ipotizza che il colpevole dell’inquinamento sia il cemento utilizzato per costruire il pozzo di spinta, nel quale saranno calati sofisticati macchinari per costruire il microtunnel verso il mare.

I cantieri bloccati

Il cantiere di San Basilio resta bloccato dall’ordinanza del sindaco, che vieta di emungere acqua dai pozzi ma anche di lavorare in quella zona, per evitare di contaminare ulteriormente la falda. Con una scelta che a Tap crea non pochi problemi, considerata l’urgenza di avviare i lavori per la realizzazione del microtunnel, teoricamente previsti già nella scorsa primavera.

Alla multinazionale, per ora, non è rimasto che avviare i lavori di costruzione del terminale di ricezione. Sono stati completati 605 metri della recinzione di 1.815 prevista, montati due cancelli e posati 68 metri di new jersey, sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine e tra le contestazioni degli attivisti No Tap, che sono riusciti a issare la loro bandiera su un camion rimasto impantanato nel fango.

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